28 Febbraio 2020 - 15.50

Il surreale torna di moda ai tempi del Coronavirus

La presenza del Coronavirus in Italia sta creando diverse situazioni al limite del surreale, che non hanno alcuna logica rispetto alla sua effettiva pericolosità e diffusione.Si vedono cittadini del Sud respingere con insulti altri provenienti dal Nord, sebbene da zone dove non si registrano casi di contagio, si assiste alla corsa all’acquisto nei supermercati in realtà in cui non è stato posto alcun divieto, si osservano politici contraddirsi nel giro di poche ore, come il presidente della Regione Lombardia, che prima ha sostenuto, correttamente, che il contagio provoca in molti soggetti poco più che una normale influenza e poi, scoperto un caso nel suo staff, nonostante lui non sia stato infettato, si è collegato via video con una inutile e assurda mascherina.Un atto di incresciosa e deprecabile completa assenza di responsabilità.Soprattutto se si parla di una regione che al momento presenta 1 persona contagiata, non quindi necessariamente malata, ogni 25 mila abitanti, considerando, ovviamente, anche la zona del focolaio lodigiano.Infatti, se si osserva la situazione solo di Milano e provincia, e i suoi circa 3 milioni e 250 mila abitanti, le persone portatrici di virus sono 15, una ogni 250 mila cittadini.In tutta questa confusa ridda di voci e immagini sarebbe il caso di comprendere la reale portata della questione, con precauzione, senza sottovalutazioni e senza allarmismi.Un po’ di logica e buon senso ha cercato di trasmetterli la direttrice del laboratorio di Microbiologia clinica, Virologia, Diagnostica e Bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano, Maria Rita Gismondo e per fortuna il più noto, sul web e in televisione, professore Roberto Burioni ha capito il suo errore quando l’ha contestata e ora le ha chiesto scusa.Soprattutto sarebbe il caso di comprendere che le misure adottate sono funzionali a poter meglio curare chi ha complicazioni serie a seguito del Coronavirus, che sono pochi casi rispetto ai contagiati, ma possono essere tanti in assoluto per le strutture sanitarie interessate.Stiamo parlando in particolare di anziani, immunodepressi, malati cronici, soprattutto con patologie cardiache o respiratorie, pazienti o comunque persone sotto cure costanti come la dialisi.Tutte categorie che ogni anno sono sollecitate a sottoporsi al vaccino antinfluenzale, dato che il virus dell’influenza, quello normale e stagionale, per loro è comunque pericoloso.Per il Coronavirus non esiste invece un vaccino, è quindi indispensabile che ospedali e presidi medici siano in grado di poter curare chi lo contrae e si ammala con efficienza.Le statistiche del resto evidenziano che su 100 infettati da Coronavirus, circa 80 guariscono come fosse una normale influenza o nemmeno si ammalano, mentre 20 possono avere complicazioni che richiedono un ricovero, con circa 4 che necessitano di terapia intensiva e una mortalità intorno al 2%.Questi dati dimostrano una pericolosità, sebbene non enorme, superiore a quella della normale influenza, ma comprendono ovviamente anche tutte le persone più esposte di cui si diceva.Per fare fronte a tale scenario è quindi indispensabile un sistema sanitario evoluto, efficiente e professionale, come quello che esiste in Italia, dove per certe patologie abbiamo anche strutture di avanguardia, ma soprattutto che lo stesso possa operare in modo corretto e senza essere sovraccaricato al punto di non poter far fronte ai casi gravi e anche a quelli che non lo sarebbero in condizioni normali.Del resto in Cina il sovraffollamento degli ospedali, dovuto alla sottovalutazione del problema e alla grande diffusione del virus tra la popolazione, è stata una delle cause principali di morti anche tra fasce della popolazione che altrimenti sarebbe stata curata in modo migliore e più efficace.È stato a fronte di questa situazione sanitaria, che in quel paese hanno dovuto costruire un nuovo ospedale in pochi giorni e hanno messo in quarantena milioni di persone per fermare la diffusione del contagio.In Italia tutto quanto è stato deciso per la popolazione coinvolta nella zona del lodigiano, dove si è riscontrato un focolaio, e con altre misure per il resto dei cittadini, peraltro in modo proporzionale rispetto alla distanza da zone con maggiori contagi, è quindi funzionale a fermare la diffusione del virus e quindi la progressione dei malati.Esistono per queste situazioni modelli matematici e statistici molto chiari a chi si occupa della materia, come ben spiegato in modo dettagliato ed esaustivo nel bell’articolo di Paolo Giordano “Coronavirus, la matematica del contagio che ci aiuta a ragionare in mezzo al caos”, sul Corriere della Sera del 25 febbraio.Per questo motivo serve anche massima coesione e uniformità di interventi, come richiesto dal Governo alle Regioni, in modo che su tutto il territorio nazionale, come dovrebbe essere anche in Europa, la situazione non viene affrontata con soluzioni diverse, che possono essere magari sporadiche e inefficaci o, peggio, contraddittorieSe non dovessero verificarsi nuovi focolai la diffusione del virus dovrebbe quindi fermarsi o annullarsi.Dopo tale auspicabile risultato andranno valutati i passi successivi, per evitare che il contagio ritorni, adottando da subito controlli alle frontiere per chi è transitato dalla Cina e non solo i voli diretti da quel paese, in attesa che si riesca a produrre un vaccino efficace.Poi sarebbe auspicabile anche che tutti facessero serie valutazioni per capire cosa questa vicenda ci ha insegnato e su quanto avvenuto, sapendo scindere in primo luogo su chi ha lavorato, magari anche facendo errori, per risolvere il problema e chi ha solo cercato spiragli di visibilità o di strumentalizzare la situazione, soprattutto sotto il profilo politico.

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