24 Novembre 2020 - 10.16

Il Soccorso Alpino veneto: “Mai tanti interventi come quest’anno: troppi escursionisti improvvisati”

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“Pronto 118? Mi sono fatto male… sono caduto… stavo salendo al rifugio e sono scivolato…” È così che, molte volte, per i volontari del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, può cominciare un intervento. In qualsiasi ora del giorno e della notte. Trecentosessantacinque giorni all’anno.

Il Soccorso Alpino e Speleologico è una realtà che parte da lontano, più di 65 anni fa, fatta in montagna da uomini di montagna, nata per portare soccorso agli alpinisti. Oggi è una realtà di eccellenza, dove addestramento e specializzazione formano Tecnici preparati al meglio per fronteggiare l’emergenza in ambiente impervio ed ostile a 360 gradi.

È una realtà che collabora in stretta sinergia con l’Emergenza e Urgenza territoriale coordinata dal 118. Ma gli uomini e le donne del C.N.S.A.S. sono prima di tutto alpinisti, in grado di mettere a disposizione di chi si trovi in difficoltà in ambiente impervio, le proprie conoscenze e capacità. In particolar modo, la Stazione di Verona è composta da 26 Tecnici tra i quali due medici e un infermiere professionale: e sono proprio loro che ieri hanno lanciato un appello a tutti gli escursionisti delle montagne venete. Eccolo, integralmente riportato:


“Il nostro territorio di competenza è l’intera Provincia di Verona che quindi comprende il Monte Baldo, la Lessinia e parte del Carega. La Stazione di Verona è una delle Stazioni, a livello nazionale, ad avere il territorio di competenza più vasto.E, infatti, gli interventi non mancano.
Nel 2018 gli interventi sono stati 69, nel 2019 66 mentre nel 2020 (al 15 novembre, data di queste righe), con due mesi e mezzo di lockdown forzato, siamo intervenuti già per 74 volte.
Sono numeri impegnativi e, in certi periodi dell’anno, come avrete sicuramente letto sulla stampa, sui social, magari sul nostro sito (www.cnsasvr.it), gli interventi si sono succeduti con ritmo incalzante.
Interventi di varia natura e dalle caratteristiche più disparate ma con spesso un unico denominatore comune: l’aver sottovalutato l’ambiente che si andava a frequentare. A volte non portando con sé il vestiario adeguato, a volte calzando scarpe non adatte, a volte essendo incapaci di proseguire o rientrare.

Il problema sono gli innumerevoli frequentatori (semi)improvvisati che girano, in numero sempre maggiore, per le nostre montagne e colline. Sono loro i nostri “clienti”. Sono loro che chiamano perché sono stanchi, perché hanno sete, perché, senza uno straccio di cartina topografica, non sanno più dove si trovano.Per questa tipologia di utenti abbiamo bisogno anche del tuo aiuto, amico lettore di queste poche righe. Abbiamo bisogno che anche tu ti faccia promotore di una vera cultura dell’andare in montagna, una cultura che studia, analizza e comprende l’ambiente che si va a frequentare. Puoi diventare il nostro portavoce, con parenti, amici, conoscenti. Puoi darci una mano per far capire che non si parte per una ciaspolata su pendii che possono diventare ripidi, magari ghiacciati, senza avere nello zaino i ramponi; che non ci si avventura per luoghi innevati senza l’adeguata attrezzatura e conoscenza del territorio e del manto nevoso, magari senza nemmeno aver consultato il bollettino valanghe.

Per questa tipologia di utenti abbiamo bisogno anche del tuo aiuto, amico lettore di queste poche righe. Abbiamo bisogno che anche tu ti faccia promotore di una vera cultura dell’andare in montagna, una cultura che studia, analizza e comprende l’ambiente che si va a frequentare. Puoi diventare il nostro portavoce, con parenti, amici, conoscenti. Puoi darci una mano per far capire che non si parte per una ciaspolata su pendii che possono diventare ripidi, magari ghiacciati, senza avere nello zaino i ramponi; che non ci si avventura per luoghi innevati senza l’adeguata attrezzatura e conoscenza del territorio e del manto nevoso, magari senza nemmeno aver consultato il bollettino valanghe.

Noi, da parte nostra, continueremo a metterci la passione e la professionalità che ogni giorno ci mettiamo.

Continueremo a sacrificare del nostro tempo per allenarci e addestrarci. Continueremo ad avere sempre in macchina la nostra attrezzatura alpinistica personale per essere pronti in ogni momento.

Continueremo a salutare i nostri famigliari o i nostri amici in qualsiasi ora del giorno e della notte perché sul telefono è improvvisamente arrivata la chiamata per un intervento. Lasceremo ancora le pizze sul tavolo della pizzeria perché una persona ha bisogno di noi sul Monte Baldo.

Molleremo ancora qualsiasi attività per correre in base a prendere i mezzi per andare a fare una ricerca che durerà, poi, tre giorni. Non smetteremo nemmeno quando la tristezza di un recupero sembrerà vanificare ogni nostro sforzo.

Daremo sempre il massimo per portare in salvo tutti. Anche chi, per imperizia o inesperienza, si è messo nei guai. È il nostro modo di essere volontari”.

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