22 Giugno 2020 - 10.49

Il dente dolente, e la lingua di Luca Zaia

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Si usa dire che “la lingua batte dove il dente duole, ed evidentemente il “dente dell’autonomia” qualche fastidio a Luca Zaia lo deve dare.
Tanto che, anche durante i mesi difficili della pandemia, non ha perso mai l’occasione per ricordare che, superata l’emergenza, il tema sarebbe ritornato al centro della sua agenda politica.  In ciò sicuramente spinto anche dal ruolo che le singole Regioni, Veneto in testa, ma anche attraverso la loro Conferenza, hanno via via assunto come interlocutrici dello Stato, e come attrici nella gestione prima della pandemia e poi della ripartenza.
Ma qualche giorno fa, ad una domanda di un cronista durante la conferenza stampa quotidiana, ha detto qualcosa di più, e precisamente: “L’intesa coi “compagni di viaggio” per le elezioni regionali? Con Matteo Salvini abbiamo presentato un documento in cui ovviamente c’è anche la questione dell’autonomia. Io tempo da perdere non ne ho, credo che sia fondamentale fare un percorso insieme perché già ne abbiamo tanti di nemici per l’autonomia, e non possiamo averne anche in squadra, chi fa un viaggio insieme a noi deve sapere che il programma del viaggio prevede l’autonomia. Credo sia anche un fatto di trasparenza verso i cittadini, che hanno votato l’autonomia e la vogliono, ma non mi risulta che si siano impiantati su questo argomento”.
Quindi sembra chiaro che per il Governatore l’autonomia differenziata è la “conditio sine qua non” per poter correre con lui alle prossime elezioni regionali di settembre.  Una sorta di battaglia delle battaglie, in cui non sono ammesse diserzioni.
Il non detto, almeno apertamente, è che se i tradizionali alleati del centrodestra  non si “convertono” all’autonomia, giurando fedeltà assoluta alla causa, Zaia potrebbe correre da solo, ed i sondaggi al momento indicano che la sua lista, e quella della Lega, non avrebbero problemi a ottenere la maggioranza assoluta dei consensi, il che in base alla legge elettorale (maggioritaria con un’aggiunta di proporzionale che scatta oltre il 50%) gli consentirebbe di portarsi a casa 33-34 seggi su 52, lasciando le briciole a Fratelli d’Italia e Forza Italia.
Perfettamente in linea con il “Doge” è Roberto Marcato, assessore regionale ed esponente di primo piano della Lega in Veneto, che a stretto giro di posta, durante una trasmissione a Radio Cafè, ha dichiarato: “Ribadisco che secondo me è meglio correre da soli. Fratelli d’Italia è centralista. Sono considerato un falco all’interno della Lega ma io dico esattamente quello che penso.  Io faccio alleanze anche con Mario Monti se con Mario Monti facciamo l’autonomia con tutte le competenze, con i famosi 23 punti. Qual’ è il rischio, che facciamo dei patti, ma poi non vengano rispettati. Se sul patto per l’autonomia firmano Berlusconi, Meloni e Salvini firmano, bene sennò meglio da soli, perchè altrimenti sono patti barbapapà che a seconda delle esigenze cambiano. Io sono forte di una volontà popolare trasmessa al Governo attraverso il referendum di tre anni fa. Tutti l’hanno voluta l’autonomia persino i sindacati, il Pd, e il Movimento 5 stelle a parole la vorrebbe. Ma a parole appunto. Piuttosto che chiacchiere meglio andare da soli”.
Si sa che Marcato è da sempre un esponente dell’ala dura e pura della Lega “veneta”, ma la concomitanza delle sue dichiarazioni con quelle di Zaia sembra quanto meno sospetta.
E un endorsement alla linea di Luca Zaia è arrivato anche da “capitan Salvini” il 15 giugno, nel corso della sua ultima visita in terra di San Marco.
In quel di Verona, presso l’Osteria “Al Borgo” di via Longhena, (un ritorno alle mitiche osterie di bossiana memoria?), Matteo Salvini durante un incontro aperto ai sostenitori ed alla stampa ha di fatto lanciato la campagna elettorale in Veneto, se non nella forma, perchè la data il giorno 15 non era ancora stata fissata dal Parlamento, sicuramente nella sostanza.
E lo ha fatto confermando con queste parole la linea politica di Zaia: “La squadra di Luca Zaia va riconfermata, ma tutti devono sapere che al primo punto del nostro programma c’è l’autonomia, e chi non la vuole non può governare con noi, né a livello regionale né a livello nazionale, visto che molto presto torneremo al governo anche lì”.
Non c’è alcun dubbio che, con queste nette prese di posizione, il Veneto diventa una sorta di “laboratorio politico”, una sorta di cruna dell’ago attraverso la quale dovranno giocoforza passare sia Fratelli d’Italia che Forza Italia.
Ma poiché nulla in politica avviene per caso, la domanda che sorge spontanea è la seguente: perchè adesso?
E qui le risposte possono essere molteplici, anche se vale sempre la pena di cercare di capire, tenendo comunque sempre ben presente che i vaticini in politica spesso hanno la consistenza della neve al sole.
Per quanto attiene Luca Zaia, credo non ne possa più di tenere a freno l’insofferenza del popolo leghista del Veneto, deluso dopo il plebiscito del 2017 dalle “resistenze romane”, per cui riportare l’autonomia al centro del dibattito è  per lui una scelta quasi obbligata.   Oltre a tutto Zaia sa bene che la sua base contesta a Fratelli d’Italia di essere, al di là delle parole, di fatto contrari all’autonomia, e a Forza Italia di non avere certo dato anima e corpo su questa battaglia. Ma i malumori dei militanti coinvolgono anche Salvini, al quale si imputa di non aver spinto a sufficienza da vicepremier per l’autonomia, oltre ad un eccessivo “amore” per il Sud, che lo avrebbe indotto a mettere in secondo piano il tema federalista.
Inoltre la manovra di Zaia ha a mio avviso anche lo scopo di tentare di “spuntare le armi” al neonato Partito dei Veneti, il cui leader Antonio Guadagnini ha colto la palla al balzo dichiarando: “Sono tutti favorevoli a parole all’autonomia, poi quando vanno al Governo non combinano nulla. L’unica maniera per avere l’autonomia è fare un governo territoriale come il Svp che non risponda a nessuno se non ai veneti. Se Zaia fa un’operazione del genere io sono disposto a rinunciare alla corsa a candidato presidente per il Partito dei Veneti e a mettere a disposizione il nostro simbolo, ma Luca Zaia dovrebbe mollare la Lega, Fratelli d’Italia e gli altri partiti statalisti. E non lo farà. Occorre un partito territoriale che sia in grado di dialogare a Roma ad armi pari, per avere l’autonomia questo è l’unico modo. Serve che Zaia scarichi Salvini: un partito nazionale che va a raccogliere voti in Calabria, in Sicilia e nelle altre regioni non sarà mai in grado di portare l’autonomia in Veneto”.
Non c’è dubbio che Guadagnini, da vecchia volpe autonomista, in questo modo ha messo il dito sulla piaga.
Perchè il vero punto è capire fino a dove intenda spingersi Matteo Salvini sul tema autonomia differenziata; meglio se le sue ultime dichiarazioni di sostegno siano una ripresa di temi cari al Nord, oppure se si tratti di una mossa strumentale da giocare sul tavolo delle trattative nella delicata alchimia dell’alleanza per le elezioni regionali, che oltre al Veneto interessano Puglia, Campania, Marche, Toscana e Liguria.
La trattativa per l’individuazione dei nuovi Governatori è dopo mesi ancora in fase di stallo, fra veti e contro veti, per cui non è escluso che il Capitano abbia deciso di usare la minaccia dello strappo e della corsa solitaria visto che, sondaggi alla mano, il Carroccio vincerebbe comunque in Veneto anche da solo, mentre a rimetterci sarebbe soprattutto Giorgia Meloni che vedrebbe, senza la Lega, sfumare l’obiettivo di conquistare la Puglia e le Marche.
Ma nell’ipotizzare una corsa in solitaria in Veneto giocherebbe anche un ulteriore fattore, l’attuale popolarità di Luca Zaia. Gia cinque anni fa la “lista Zaia Presidente” arrivò prima con il 23% dei suffragi, seguita dalla Lega (allora ancora Lega Nord) al 17,8%.    Se il 91% di gradimento attuale per Zaia si tramutasse in voti, e Fratelli d’Italia ottenesse i risultati lusinghieri prospettati dai sondaggi, la lista della Lega rischierebbe di arrivare addirittura terza.  In Veneto, terra in cui la Lega è nata, sarebbe un’umiliazione inaccettabile per Salvini.
Da queste considerazioni scaturirebbe la tentazione di correre da solo, fingendo una spaccatura sull’autonomia, da ricomporre poi in vista delle elezioni politiche, e probabilmente prima della costituzione della Giunta a palazzo Balbi, imbarcando assessori di FdI e FI.
Fantapolitica?   Può essere!
Ma badate bene che, fino a che non ci sarà l’accordo complessivo, nessuno sarebbe in grado di escludere che Salvini potrebbe rompere il tavolo del centrodestra. Tanto più che, in prospettiva, l’unica Regione che verrebbe conquistata dalla Lega sarebbe il Veneto, che leghista lo è già da 10 anni, mentre la Meloni potrebbe portare a casa Marche e Puglia, e Forza Italia la Campania, ammesso che Vincenzo De Luca sia ora battibile, cosa che ritengo alquanto improbabile.  Certo la Lega potrebbe aspirare alla Presidenza della Toscana, ma si tratta di un obiettivo molto difficile da raggiungere, come ha dimostrato a gennaio l’Emilia Romagna. 
Se debbo dirvi il mio pensiero, sbilanciandomi, io credo che Salvini alla fine l’accordo con la Meloni e Berlusconi lo farà, se addirittura non lo ha già fatto senza pubblicizzarlo, da un lato perchè è troppo importante in chiave nazionale strappare qualche altra Regione al centro sinistra, e dall’altro perchè in vista delle agognate elezioni politiche ci tiene troppo all’investitura di candidato premier della “droite”.  E se così sarà, l’autonomia rischia di diventare l’ennesimo “cavallo di Troia”, buono adesso per tenere “in caldo” le ansie federaliste dei veneti, ma destinato poi ad essere “frenato” nei palazzi romani, come avvenuto fino ad ora. 
Dopo tutti questi ragionamenti mi auguro di non avervi creato più confusione, ma vedete bene che in politica non ci si può concentrare su un unico problema, perchè ogni mossa ne chiama un’altra, e bisogna sempre tenere d’occhio il quadro generale.
Ed in quest’ottica la mossa “autonomista” di Luca Zaia rischia di tramutarsi in “benzina sul fuoco”; perchè finisce per alterare equilibri nello schieramento di centrodestra, già resi più precari dalla ventilata esplosione elettorale del Partito di Giorgia Meloni, che sicuramente mette in apprensione il “Capitano”.
In conclusione, si fa per dire perchè ora dopo ora il quadro generale potrebbe  cambiare, suggerirei sommessamente a Luca Zaia di stare in campana, perchè sappiamo bene come andò a finire a chi gridava inutilmente “al lupo al lupo”, e se il “dente dell’autonomia” continua a dolere senza trovare una cura, hai voglia a passarci sopra la lingua.  Prima o poi arriva il dentista che il dente te lo toglie.  E se il dentista fosse il popolo veneto allora sarebbe un problema vero. E poi continuare a fare la “voce che grida nel deserto”, senza mai portare a casa nulla, alla lunga diventa stucchevole, a meno di non forzare la mano tentando di scalare il vertice della Lega per imporre una buona volta il tema dell’autonomia là dove si decide.
Ma consiglio di non rilassarsi anche a Matteo Salvini, perchè è evidente che se rilanci il tema dell’autonomia nelle osterie venete ti becchi le ovazioni, ma non è altrettanto chiaro come lo stesso messaggio possa suscitare entusiasmi, e voti, al Sud, che da sempre vede l’autonomia differenziata come “la secessione dei ricchi a danno dei poveri”.   Per il “Capitano” un problema che assomiglia molto alla quadratura del cerchio.

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