20 Aprile 2020 - 14.05

I deficienti senza mascherina mettono a rischio la salute di tutti


Oggi l’intero dibattito pubblico, relativo al contagio da Covid-19, ruota attorno alla prospettiva di ripartenza, ripresa, ritorno graduale verso la normalità della vita. Una normalità che deve necessariamente passare per la ripresa dell’attività produttiva e industriale per poi estendersi anche alla normale gestione della vita delle persone che devono tornare a muoversi, incontrarsi e relazionarsi, come accadeva appena un paio di mesi fa, prima del 20 di febbraio. Questo dibattito – che ancora una volta vede Governo e Regioni su posizioni piuttosto distanti – non può prescindere da un attento ragionamento circa gli ormai famosi Dpi, cioè i dispositivi di protezione individuale, a cominciare dalle mascherine. Circola in rete ormai da parecchio tempo un simpatico video-tutorial realizzato da un medico che distingue fra mascherine altruiste, quelle egoiste e infine quelle intelligenti. Trovate il video in questione, per esempio, a questo link https://www.ilsole24ore.com/art/mascherine-ecco-tipi-confronto-e-chi-deve-usarle-ADRMbKI.
Vediamo di riassumere velocemente: il primo tipo di protezione è quello rappresentato dalle mascherine chirurgiche. Sono quelle realizzate con un rettangolo di tessuto, tenute fissate alla testa con degli elastici che si posizionano dietro le orecchie o con dei laccetti. Le abbiamo viste tutti e sono quelle che in genere i medici e i chirurghi utilizzano in sala operatoria. Sono strumenti che il nostro video identifica come “mascherine altruiste”. Servono per fare in modo che i batteri o i virus, eventualmente presenti nell’organismo di chi le sta indossando, rimangano confinati alla persona in questione, senza trasmettersi all’esterno. Servono insomma perché il chirurgo, che ha già aperto l’addome del paziente, non gli trasmetta i suoi batteri o virus attraverso il respiro e dentro l’incisione chirurgica. Non servono a proteggere la persona che indossa la maschera, perché non ha potere filtrante.Esistono poi le mascherine con la valvola: sono quelle di tipo egoista. Con questo genere di protezione, il soggetto che indossa la mascherina filtra l’aria che respira, evitando di inalare il virus o i batteri emessi da altri soggetti. Sono protezioni con un indice di protezione molto alto. Sono egoiste perché la valvola serve ad emettere invece il respiro di chi sta indossando quella protezione e quindi possono trasmettere ad altri il contagio. Sono le mascherine Ffp3.Arriviamo infine alle protezioni intelligenti, quindi alle mascherine Ffp2. Sono strumenti che filtrano l’aria, anche se un po’ meno di quelle egoiste, ma che non emettono nemmeno il respiro di chi le indossa e quindi proteggono dal contagio e non lo trasmettono nemmeno. L’esperienza comune ci insegna che le mascherine Ffp3 ed Ffp2 sono estremamente difficili da trovare sul mercato, mentre in questi giorni pare essere aumentata, almeno un po’, la disponibilità di mascherine chirurgiche e di tutte quelle protezioni – spesso lavabili – costituite da tessuti di tutti i tipi, tagliati e cuciti in modo da adattarsi ad essere portati per coprire naso e bocca. Tutte queste protezioni rientrano nel primo tipo, quello altruista. Servono insomma perché ciascuno si tenga i suoi batteri e i suoi virus e non li trasmetta all’esterno. 
Tutta questa lunga spiegazione serve per introdurre un concetto che, altrimenti, non sarebbe comprensibile con altrettanta forza. Se vogliamo davvero ripartire, se vogliamo tornare a fare almeno una parte di quello che facevamo prima del 20 febbraio, è necessario che tutti indossino una mascherina e che tutti la portino in maniera corretta.
Spieghiamo meglio il senso di quel “tutti”. Abbiamo visto che le mascherine che possiamo avere sono di tipo altruista: il gioco funziona solo ed esclusivamente se in ogni luogo, ogni volta che siamo fuori dalle mura della nostra casa, tutti, ma proprio tutti, usano la mascherina. In questo modo tutti si tengono per sé i propri virus – se ci sono – e tutti gli altri possono stare tranquilli. Se solo uno o qualcuno non indossa la protezione, il gioco non riesce. Se quel qualcuno risulta essere positivo al Covid-19, ad ogni respiro rischia di contagiare le persone che gli stanno vicino, persone che magari hanno la loro brava mascherina, ma che non sono protetti dal virus che circola libero nell’aria. Cosa sarà a fare in modo che la regola regga? La nostra paura e la nostra capacità di indignarci di fronte a comportamenti scorretti da parte degli altri. E’ già accaduto recentemente nel Padovano che un uomo di 50 anni, che stava facendo la sua corsetta quotidiana senza avere la mascherina sul volto sia stato aggredito da altre due persone che si sono sentite messe in pericolo dal comportamento imprudente del runner. Ecco, arrivare all’aggressione fisica è sempre sbagliato, ma reagire anche duramente agli errori degli altri potrebbe salvarci la vita, quella nostra e dei nostri cari, di figli e genitori e quindi essere inflessibili diventa necessario. Si tratta di una nuova etica pubblica, resa necessaria dalla traumatica esperienza che abbiamo vissuto. Una persona a volto scoperto non si può vedere, non si può tollerare. Vedere naso e bocca scoperti dovrà diventare socialmente più censurabile di chi, nudo sotto l’impermeabile, andava in giro esibendo a tratti i suoi organi genitali. Naso e bocca in pubblico dovranno diventare il nuovo tabù.E adesso veniamo alle note dolenti: indossare la mascherina in maniera corretta. In questi giorni sto vedendo davvero di tutto. Mascherine chirurgiche indossate per nascondere più il doppio mento che per coprire naso e bocca. Le protezioni che arrivano al livello del labbro superiore ma che lasciano scoperto il naso. “Porto gli occhiali – dicono alcuni – e se copro il naso finisce che le lenti si appannano e non vedo nemmeno dove sono”. Ma il campionario delle bestialità è ancora più vasto: coppie che passeggiano mano nella mano, la mascherina infilata sul braccio, pronta ad essere indossata solo all’approssimarsi di una pattuglia della polizia e ancora quelli che la sollevano sulla fronte o la tengono sulla nuca. Certo, indossare la mascherina non è comodo e lo diventerà ancora meno quando le temperature aumenteranno con l’inevitabile arrivo dell’estate, eppure bisogna farlo. Imparare a piegare il pezzettino di metallo sulle chirurgiche per adattarle al naso e quindi appoggiare sopra gli occhiali evita gli appannamenti, ma bisogna convivere con questa nuova esperienza e imparare ad essere altruisti. 
Il rischio è dietro l’angolo. La ripresa ci sarà indubbiamente, arriverà. Eppure, se dovessero verificarsi nuovi focolai, nuove esplosioni di contagi, il prossimo Lockdown potrebbe diventare peggiore di quello che abbiamo vissuto e allora non resta che essere nuovamente attenti e rigorosi nell’applicare le norme. Portiamo tutti la mascherina in maniera corretta e pretendiamo che anche gli altri la portino. E’ una questione di rispetto, di altruismo e di civiltà.

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