9 Marzo 2020 - 9.19

Frode fiscale: sequestrati quasi 2 milioni di euro a una società vicentina

I finanzieri del Comando Provinciale di Vicenza hanno eseguito un provvedimento emesso dal G.I.P. presso il locale Tribunale, sottoponendo a sequestro disponibilità finanziarie, quote societarie ed un bene immobile per un valore complessivo di circa 1,9 milioni di euro nei confronti di una società vicentina operante nel settore del commercio all’ingrosso di bevande e generi alimentari e del suo amministratore pro-tempore ed attuale liquidatore.

In particolare, le indagini dei militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Vicenza, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, sviluppate attraverso l’interrogazione delle banche dati in uso al Corpo ed una serie di intese operative, hanno accertato, in modo del tutto evidente quanto ai rapporti intrattenuti dalla società con soggetti nazionali, la consapevole predisposizione di un meccanismo di frode all’IVA, portando alla luce elementi di prova sottostanti ad una frode fiscale in cui è risultata coinvolta l’amministratore (Z.L., 58 anni) di una società di capitali vicentina di Marostica. L’indagata è accusata di avere indicato, nelle dichiarazioni IVA, fatture per operazioni commerciali, per un valore imponibile di oltre 18 milioni di euro, emesse come non imponibili in ragione di false dichiarazioni d’intento rilasciate da nove imprese clienti, localizzate sul territorio nazionale e rivelatesi essere, all’esito delle indagini, delle mere “cartiere” e, dunque, falsi “esportatori abituali”, ossia soggetti giuridici ai quali la legge consente di acquistare dai propri fornitori in regime di esenzione IVA per effetto di vendite effettuate all’estero in “reverse charge”.

La falsità delle dichiarazioni d’intento e l’inconsistenza dello status di esportatore abituale sono emersi in particolare dai risconti oggettivi effettuati in seno alle varie società, riscontri che hanno messo in luce una serie di elementi idonei ad attribuire ai cessionari della società indagata il ruolo di mere società~ “cartiera”: l’assenza di dipendenti, la presenza di numerose pendenze tributarie, la mancata presentazione delle dichiarazioni fiscali, l’omessa comunicazione di operazioni effettuate con soggetti esteri, l’indicazione di indirizzi palesemente fittizi in quanto inidonei a fungere da sede di società effettiva.

L’attività di polizia economico-finanziaria svolta dalle fiamme gialle ha chiarito che l’imprenditrice, al fine di evitare contestazioni fiscali e penali, aveva strumentalmente precostituito una sorta di “protocollo aziendale interno” che prevedeva la compilazione di doppi documenti di trasporto, uno dei quali da conservare nella contabilità aziendale e l’altro da utilizzare per il trasporto della merce, privo di qualsiasi riferimento all’impresa vicentina, così da eludere eventuali controlli su strada.

La società berica, con questo trucco contabile, ha omesso di dichiarare un debito IVA nei confronti dell’Erario di circa 4 milioni di euro, scaturente dalla vendita sul mercato italiano di bevande alcoliche e non e di prodotti per l’igiene, ceduti formalmente alle citate società fittizie.

La ricostruzione investigativa effettuata dai militari del Corpo, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Vicenza, è stata valutata pienamente attendibile dal Giudice per le Indagini Preliminari del locale Tribunale che, condividendo la prospettazione accusatoria, ha emesso nei confronti della suddetta impresa e del suo amministratore pro-tempore ed attuale liquidatore un provvedimento di sequestro preventivo in relazione all’ipotesi di reato di “dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici” prevista dall’art. 3 del Decreto Legislativo n. 74/2000, provvedimento che è stato eseguito attraverso il vincolo di disponibilità finanziarie presenti su 12 conti correnti bancari, di quote societarie e di un immobile.

La successiva istanza di riesame proposta dall’indagata avverso il provvedimento di sequestro preventivo è stata rigettata dal Tribunale di Vicenza.

Con riguardo alla relativa Ordinanza emessa dal Giudice per il riesame, la parte indagata ha presentato un ulteriore ricorso per Cassazione che, con una recente Sentenza, è stato respinto dalla Suprema Corte.

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