8 Marzo 2020 - 12.06

Festa della donna: i veri pilastri della nostra società

Forse potrà sembrare “inopportuno”, se non proprio “sconveniente”, parlare di 8 marzo, di Festa della Donna, in questo momento di crisi da coronavirus.
L’ epidemia ha di fatto cancellato tutti gli eventi collegati al carnevale, ha chiuso scuole,teatri, cinema, discoteche, addirittura le chiese, diffondendo uno stato di tensione e paura fra gli italiani.
Sicuramente questo clima emergenziale non dispone gli animi alla celebrazione di ricorrenze o a festeggiamenti, ma vale la pena ricordare che la vita continua sempre, e che, come è avvenuto per tutte le altre epidemie della storia, anche le più aggressive, ci sarà un dopo, per cui è necessario non smarrire certi valori e certi passaggi importanti del nostro vivere civile.
Per cui anche se quest’anno quasi sicuramente non ci saranno happening pubblici e le tradizionali cene fra donne, e magari si regaleranno un po’ meno mimose, a maggior ragione credo non sia opportuno far passare in silenzio questa festa.
Quindi cerchiamo di parlare un po’ di donne, di coloro che un proverbio cinese definisce come “Coloro che sorreggono metà del cielo”.
E sembrerebbe pleonastico, dopo oltre un secolo di conquiste in tema di diritti e parità di genere, che però non ha interessato l’intero universo musulmano e anche altre culture come quella indiana, si debba ancora parlare di “emancipazione della donna” e di “gap gender”.
Che nel mondo occidentale, in cui l’Italia è inserita, vuol dire considerare a mio avviso tre grandi temi: il lavoro invisibile, il gap gender nel mondo produttivo, ed i ruoli di vertice nelle Istituzioni.
Sul primo tema va osservato che anche se al giorno d’oggi le dinamiche e gli equilibri familiari sono decisamente cambiati rispetto ai modelli tradizionali, il “peso della famiglia”, ed in particolare dell’educazione dei figli, continua a ricadere principalmente sulle donne.
I sondaggi riportati nello studio intitolato “Invisible Houshold Labor and Ramifications for Adjustment: Mothers as Captains of Households” hanno evidenziato che il 90% delle donne sposate conviventi sente di avere la piena responsabilità dell’organizzazione familiare, con un 70% che ritiene di essere il “capitano di casa”.
In breve le donne si considerano ancora le uniche responsabili dei figli, e la realtà mostra che sono loro a doversi fare carico di un peso enorme anche se spesso invisibile ed ignorato, quello della famiglia. Fatto di lavoro domestico che si aggiunge al lavoro vero e proprio, di appuntamenti dal medico, di accompagnare i figli in palestra piuttosto che in piscina o in tutte le attività extrascolatiche, di approvvigionamenti al supermercato, di pasti da preparare, di scadenze da ricordare, spesso di supporto ed assistenza a genitori e suoceri anziani.
Un vero e proprio tour de force quotidiano che spesso può sfociare in una sensazione di vuoto ed insoddisfazione.
Se in famiglia la donna è quasi sempre in prima linea quanto ad impegno e responsabilità, lo stesso non si può dire quando si esce da casa per affacciarsi sul mondo del lavoro.
I dati del Global Gender Gap Report 2020 ci dicono che, quanto alla “parità fra uomo e donna”, l’Italia si piazza al 76°posto su 153 Paesi analizzati. Nel nostro Paese lavora meno di una donna su due (il 48,9%), ma a preoccupare è la forte crescita del part time involontario, della precarietà, e paradossalmente della difficoltà a trovare occupazione per sovra-istruzione.
Questa situazione del mercato del lavoro femminile, sicuramente inquietante, potrebbe essere ulteriormente aggravata dall’impatto che la crisi indotta dall’epidemia da coronavirus potrebbe avere sull’economia nel suo complesso. Basti un solo esempio, il settore turistico, uno dei comparti di maggiore occupazione per le donne, che potrebbe risultare uno dei più penalizzati, alla luce anche della valanga di disdette che stanno arrivando in questi giorni.
Ma se in Italia il gap gender è stato in buona parte superato in certe professioni da sempre tipicamente maschili, come la Medicina e la Magistratura, e nelle aziende ci sono sempre più manager donna in posti dirigenziali, è nella politica che l’Italia non è ancora riuscita a fare il “balzo finale”.
Certo ci sono sempre più donne sindaco, e una ha anche guidato una Regione come l’Umbria; nei Governi le donne Ministro non sono più un’eccezione, ma fino ad ora gli inquilini di Palazzo Chigi e del Quirinale sono sempre stati maschietti.
Sembra quasi che le donne possano arrivare all’ultimo scalino, ma non in cima alla scala.
Non è così dappertutto. Secondo uno studio del Wordl Economic Forum, su 146 Paesi presi in esame, 56 (il 38%) hanno avuto una donna a capo dello Stato o del Governo per almeno un anno.
L’Italia non è fra questi: i 64 Governi della Repubblica hanno visto l’avvicendarsi di 28 premier, tutti uomini.
Eppure nel mondo la presenza di donne ai vertici del potere è in lenta ma continua ascesa.
Nel 2019 è stata eletta la prima donna alla Presidenza della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, e Christine Lagarde ha sostituito Mario Draghi alla guida della Bce. Lagarde che a sua volta ha lasciato il posto come Direttore del Fondo Monetario Internazionale all’ex commissaria europea Kristalina Georgieva.
E l’Europa vede altre donne Premier. A parte Angela Merkel, che guida la politica tedesca da 14 anni, a capo del Governo in Norvegia c’è Erna Solberg, e Katrin Jakobsdottir in Islanda, Paese che vede anche un’altra donna, Vigdis Finnbogasdottir, alla Presidenza della Repubblica. L’ultima arrivata nel club delle donne Primo Ministro è Sanna Marin in Finlandia, che con i suoi 34 anni divide il trono di “più giovane Capo di Governo” con il trentratreenne leader austriaco Sebastian Kurz.
A quel che si è visto fino ad ora, le donne al potere hanno una visione diversa, più di lungo periodo, rispetto agli uomini. Una visione che porta anche a scelte differenti, orientate alle politiche sociali, più egualitarie, più attente ai bisogni della famiglia.
Io credo che anche per l’Italia il tempo di una donna capo del Governo o Presidente della Repubblica sia maturo. E così sembrano pensarla anche il 74% degli italiani in un sondaggio dello scorso dicembre. Contrari solo il 7%, mentre il 19% non si pronuncia.
Non posso chiudere questa breve carrellata sui problemi delle donne in Italia senza parlare della piaga dei femminicidi.
Delitti che raggiungono numeri inaccettabili per un paese civile. Stalking e femminicidi rappresentano due realtà complementari di una quotidianità compromessa da violenza fisica e psicologica. Violenza silenziosa, subdola, fatta di ricatti psicologici e morali, che genera giorno dopo giorno un vincolo di sudditanza con l’aggressore, difficile da accettare, ma altrettanto difficile da sciogliere, perchè paradossalmente diventa “normale”.
E per la donna che alla fine decide di ribellarsi e tagliare c’è il rischio vita. Perchè le statistiche ci dicono che per una donna chiudere una storia lasciando il partner vuol dire avere circa il 30% di probabilità di essere perseguitata, molestata, minacciata, picchiata, e spesso uccisa.
Per tutti i motivi che vi ho accennato l’8 marzo resta una giornata importante.
E non importa se quest’anno il virus di Wuhan cancellerà le cene fra amiche, magari trasgressive, la discoteca o altre occasioni di incontro.
Alla fine basta fermarsi un attimo per chiedersi cosa voglia dire essere donna al giorno d’oggi .
Con la consapevolezza che, ai fini della parità, molta strada è stata fatta, ma molta resta ne ancora da fare.
Quindi anche se questo rimarrà nella nostra memoria come l’8 marzo al tempo del coronavirus, Tviweb augura a tutte le donne “Buona Festa della Donna”.
Umberto Baldo

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