14 Febbraio 2020 - 8.16

Fatture false, sequestrati 230mila euro a una ditta tessile

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Negli scorsi giorni i Finanzieri del Comando Provinciale di Vicenza hanno eseguito il sequestro preventivo per equivalente di beni per oltre 230.000 euro nei confronti di una ditta individuale già con sede a Cogollo del Cengio nel settore della produzione tessile, nonché nei confronti della sua titolare (H.L., 29anni), cittadina asiatica.

Le indagini, condotte dalle Fiamme Gialle della Tenenza di Schio nell’ambito dell’operazione “Citrus reticulata”, sono state avviate sulla base di gravi indizi di violazione alle norme tributarie emersi mediante l’analisi degli alert di rischio derivanti dalle interrogazioni alle banche dati in uso al Corpo, che evidenziavano forti anomalie sui costi sostenuti dall’impresa, al fine di contrastare i fenomeni di evasione fiscale privilegiando la selezione delle posizioni riconducibili a contesti imprenditoriali di maggiore rischio economico-finanziario. In particolare, contestualmente all’apertura di un controllo fiscale nei confronti dell’azienda, i Finanzieri avevano rilevato come la stessa avesse utilizzato 48 fatture per operazioni oggettivamente inesistenti emesse da un’impresa cd. “cartiera”, riconducibile ad un altro soggetto omonimo di nazionalità extracomunitaria (H.D., 55 anni), formalmente con sede operativa a Carrè ma di fatto inesistente, per un totale di 421.905 €.

Difatti, oltre all’inesistenza fisica e strutturale del soggetto giuridico fornitore, i militari avevano rilevato anche l’assenza dei pagamenti relativi alle prestazioni fatturate.

Il G.I.P. presso il Tribunale di Padova (nel cui circondario, nel frattempo, l’indagata ha trasferito il domicilio fiscale), accogliendo la richiesta del PM presso la Procura patavina titolare delle indagini e condividendo le ipotesi investigative delle Fiamme Gialle, ha dunque emesso un decreto di sequestro preventivo per equivalente fino a concorrenza di € 233.801,60, somma pari all’I.R.E.S. e all’I.V.A. evase dall’impresa tessile tramite l’utilizzo in dichiarazione delle prestazioni inesistenti.

La stessa cittadina asiatica è indagata per il delitto di dichiarazione fraudolenta, mentre un secondo fascicolo è acceso nei confronti al titolare della ditta emittente, presso la Procura della Repubblica di Vicenza, per il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Sono stati sottoposti a vincolo reale disponibilità finanziarie rinvenute su 3 conti correnti e una carta prepagata, la quota da lei detenuta in una società di capitali e due autovetture.

La solidità dell’impianto probatorio raccolto dai finanziari scledensi è stata avvalorata anche dalla circostanza che l’indagata ha rinunciato al ricorso presso il Tribunale del Riesame.

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