7 Maggio 2020 - 16.55

Essere mamme ai tempi del coronavirus: Antonella Carrarini

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Essere mamma è a volte un incastro “imperfetto” tra lavoro, scuola, babysitter, nonni e attività varie. Per chi è libero professionista significa spesso sacrificare la maternità e cercare di creare un’agenda che concili il tutto. Il Covid19 e il lockdown conseguente non hanno agevolato le donne che hanno deciso di unire la famiglia alla libera professione. Antonella Carrarini, mamma di Giulio da tre anni e mezzo e avvocato, è una di quelle donne che dopo venti giorni dal parto è tornata in tribunale, sacrificando il diritto alla maternità per non perdere lo spazio ottenuto dopo anni di sacrifici. Il Coronavirus l’ha obbligata però a fermarsi, a stare a casa e a mettere da parte, almeno per un po’, il lavoro. Un obbligo che le porta dubbi per il suo futuro economico.

Chi sta con il bambino in questo periodo in cui le scuole sono chiuse?

“Dal 23 febbraio ai primi di marzo Giulio era con i nonni, che c’hanno sempre aiutato nelle vacanze e nei dopo scuola. Dall’inizio di marzo Giulio è sempre a casa con noi: all’inizio io e mio marito ci alternavamo, ora sono sempre a casa io con lui. Fino all’11 maggio il Governo ha congelato le scadenze, ha chiuso i tribunali, quindi il mio lavoro si è allentato, però mi è capitato ogni tanto di dover correre in studio per chiudere qualche pratica”.

Sei preoccupata per il tuo futuro economico?

“Spero che qualcosa di positivo succeda. Al momento la cassa forense ha posticipato a settembre il pagamento delle tasse, ma credo che questo non basti. In questo periodo chi viene sacrificato è il lavoro più debole e purtroppo spesso è quello della donna, della madre. I sacrifici fatti per arrivare ad avere una posizione sembrano vanificarsi, ma speriamo non sia così”.

Come passate il tempo a casa con Giulio?

“La sua passione preferita è colorare, ma tutto dura cinque minuti. Si stanca facilmente. La scuola dell’infanzia che frequenta non aiuta: vorrei una maggiore interazione con gli insegnanti, che è praticamente inesistente e a lui manca. Abbiamo un terrazzo grande, ma non abbiamo giardino, e lui chiede di uscire, correre e giocare con i bambini. Quando andiamo fuori per una passeggiata, lui saluta tutti, vorrebbe avvicinarsi quando vede i bambini, ma sa che non può”.

Tuo figlio è tranquillo, sta vivendo bene questo periodo?

“Insomma, noto in lui una certa irrequietezza. Ogni tanto ha crisi di nervi, in cui esclama “Io sono stufo di questa bestia nera, voglio vedere i nonni. Se noi non abbiamo il Coronavirus perché dobbiamo stare a casa?”, ma soprattutto è tornato a svegliarsi di notte e a venire a dormire con noi”.

Come ti organizzerai quando dovrai ritornare a lavorare?

“Mi piacerebbe che potesse frequentare i centri estivi, anche a turni, anche per due o tre ore. Spero poi di poter tornare ad usufruire del grande aiuto dei nonni”.

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