11 marzo 2018 - 10.27

EROTICO VENETO – È vero che il porno restringe il cervello?

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Cari fan di Pornhub, già qualche tempo fa era suonato il primo allarme: secondo uno studio pubblicato sulle pagine di Jama Psychiatric da due ricercatori del Max Planck Institute for Human Development di Berlino, sembrava che la visione di video a luci rosse portasse, alla lunga, a una riduzione del volume di diverse aree del cervello maschile. Una scoperta che – facile immaginare il motivo – ha fatto il giro della rete, diventando presto virale su tutti i social network. Oggi, però, Christian Jarrett, neuroscienziato cognitivo e giornalista scientifico per Wired.com, fa le pulci al lavoro dei ricercatori tedeschi, mettendone in luce tutti i limiti metodologici. D’altronde, anche noi vi avevamo anticipato che bisognava andarci con i piedi di piombo, dato che dai risultati dello studio non era possibile capire se il porno fosse causa o conseguenza delle alterazioni nella morfologia cerebrale. Facciamo un rapido recap. I ricercatori tedeschi, lo psicologo Simone Kühn e lo psichiatra Jürgen Gallinat, hanno scansionato i cervelli di 64 uomini sani (età media 29 anni) in tre modi diversi: una scansione cerebrale strutturale, un’analisi dei pattern di attivazione mentre i volontari guardavano immagini sessuali o neutre, e una cosiddetta scansione a riposo (mentre i soggetti giacevano rilassati nello scanner). Successivamente, gli uomini hanno risposto a un questionario sulle proprie abitudini in fatto di porno, da cui è emersa una media di quattro ore di visione a settimana. I ricercatori hanno scoperto così che le ore trascorse a guardare il porno erano correlate negativamente con la quantità di materia grigiain una regione subcorticale vicino alla parte anteriore del cervello – lo striato destro – nota per essere coinvolta, tra le altre cose, nei meccanismi di ricompensa. Ovvero, in altre parole, gli uomini che hanno ammesso di trascorrere più tempo a guardare pornografia online avevano meno materia grigia in una parte del cervello. Inoltre, gli spettatori più incalliti hanno mostrato minore attivazione nello striato sinistro mentre guardavano immagini osé. “Si potrebbe essere tentati”, scrivono i ricercatori (“One may be tempted”), “ad assumere che l’attivazione cerebrale frequente causata dall’esposizione alla pornografia potrebbe portare a rimpicciolire la struttura e la funzione cerebrale sottostante”. “Si potrebbe essere tentati”, risponde Jarrett, “ma si dovrebbe prima saperne di più”. Secondo il neuroscienziato, infatti, lo studio ha un limite metodologico da non sottovalutare: “È altrettanto probabile che gli uomini con meno materia grigia fossero meno attratti dal porno”, cioè una correlazione esattamente opposta, come anche noi avevamo suggerito. Inoltre, arguisce ancora Jarrett, potrebbero esserci altri fattori sconosciuti e non controllati a complicare ulteriormente lo scenario: “Nel caso di questo studio, gli autori non hanno considerato la personalità dei partecipanti. Che è collegata all’uso dei media (porno compreso) e, naturalmente, alle caratteristiche del cervello”. In sostanza, secondo Jarrett, è nella personalità di ognuno che vanno cercati tratti peculiari da associare poi a struttura e funzionalità del cervello, come hanno già dimostrato diversi altri studi. Tornate pure su Pornhub.

 

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