14 Luglio 2020 - 10.27

Encefalite da zecca, preoccupa il boom di casi

La tendenza, per ora, si sta osservando per lo più in Svizzera ed è tutta ancora da studiare. Si pensa, però, che all’origine dell’aumento esponenziale dei casi di encefalite da zecca nei cantoni elvetici possa esserci il binomio meteo – Coronavirus. L’ipotesi, dunque, è che l’incremento delle persone colpite da questa malattia virale possa essere una conseguenza indiretta dell’infezione da Sars-CoV-2. Questo almeno ritengono plausibile gli esperti dell’Ufficio federale della sanità pubblica (Ufsp) in Svizzera, secondo quanto spiega una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos battuta ieri e che ha già fatto il giro dei mass media italiani.

I numeri parlano da soli e raccontano una realtà in cui i casi sono più che raddoppiati da un anno all’altro: si è passati, infatti, dai 97 del 2019 ai 215 del 2020 e siamo solo a metà anno. In particolare, la maggior parte delle encefaliti da zecca si è registrata nell’ultimo mese. Una quantità che preoccupa non solo perché le autorità sanitarie hanno notato un aumento rispetto all’anno scorso, ma anche perché si tratta del numero più alto di casi degli ultimi vent’anni. In generale, il periodo in cui le zecche sono particolarmente attive va da marzo a novembre.

La Confederazione elvetica parla di «conseguenza indiretta» del Coronavirus, perché non è direttamente il Covid a provocarla, piuttosto un cambiamento delle abitudini di vita che la pandemia ha provocato.«È probabile – sostengono gli esperti svizzeri – che le condizioni meteorologiche favorevoli e le regole di distanziamento sociale imposte per fronteggiare l’epidemia abbiano spinto più persone del solito a uscire nella natura».

I SINTOMI E IL VADEMECUM

L’encefalite da zecca è una malattia virale, esistente in tre varianti, che attacca il sistema nervoso centrale. Sono alcuni tipi di zecca a trasmetterla, ma anche, in casi più rari latte e latticini non pastorizzati. Nella stragrande maggioranza dei casi non dà sintomi. Quando invece ci sono, assomigliano a quelli dell’influenza. Può evolvere anche in meningite, meningoencefalite, paralisi, infiammazione del midollo spinale o delle radici dei nervi spinali.

L’Istituto superiore di sanità (Iss) ricorda dal suo portale che gli ambienti dove si è a più alto rischio di essere morsi da zecche infette sono «i boschi, le zone ricche di cespugli, umide e ombreggiate, le aree con vegetazione bassa e letti di foglie, il sottobosco, i prati incolti, le zone di confine tra prato e bosco, soprattutto se in presenza di acqua. Anche i sentieri poco frequentati in cui sia presente della fauna selvatica sono a rischio. Il periodo di maggiore trasmissione della malattia è tra la primavera-estate e l’autunno, periodo cui corrisponde la massima attività delle zecche».

Se si capisce di essere stati morsi, bisogna togliere subito la zecca, afferrandola con una pinzetta in modo non brusco, per evitarne la rottura. «Se la parte della bocca con cui morde, denominata rostro, rimane all’interno della cute, va estratta con un ago sterile – ricordano gli esperti dell’Iss -. L’operazione va effettuata con le mani protette da guanti o da un fazzoletto, per evitare la possibilità di infezione attraverso piccole lesioni della pelle. Successivamente, è bene disinfettare accuratamente la zona e applicare una pomata antibiotica».

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