26 Maggio 2019 - 11.20

Elezioni europee: non è solo scontro Di Maio- Salvini

Senza ombra di dubbio questa campagna elettorale è stata una delle più aspre, delle più tirate, delle più combattute, della storia della nostra Repubblica. 

Perché questi toni apocalittici, questi attacchi anche personali fra alleati di Governo?

Perché in Italia le europee sono sempre state utilizzate non per dibattere seriamente sul futuro della Ue, bensì per capire lo stato di salute dei partiti e del governo in carica e, alla luce dei risultati, valutare le possibilità di una eventuale crisi.

Anche questa volta la” tradizione” è stata, purtroppo, rispettata!

Arrivati alla vigilia elettorale, vale la pena di ragionare un po’ su quali potrebbero essere le conseguenze, in ragione dei risultati. 

Data la “polarizzazione” sulle due forze di Governo, imposta da Di Maio e Salvini, e considerato che i sondaggi degli ultimi mesi hanno dato costantemente la Lega in crescita, e il Movimento 5 Stelle in ripiegamento, è evidente che tutto dipenderà dalla percentuale di elettori che sceglieranno di mettere la croce sul simbolo del “Carroccio”.

Quindi gli scenari ipotizzabili sono di fatto due:

·      il primo se i risultati saranno sostanzialmente in linea con i sondaggi (Lega intorno al 30-31% e M5S sul 22%)

·      il secondo se la Lega dovesse invece “fare il botto”, arrivando al 35% ed oltre.

Nella prima ipotesi molto probabilmente non succederebbe nulla, e la legislatura proseguirebbe, magari con qualche difficoltà, senza una immediata crisi di Governo.

Il perché lo si evince dall’analisi degli interessi degli “attori in commedia”:  

Di Maio e i 5 Stelle

Luigi Di Maio e le sue truppe sanno benissimo che, se si tornasse al voto, la delegazione parlamentare del Movimento uscirebbe quantomeno ridimensionata, se non addirittura dimezzata. Oltre a tutto, essendo ancora vigente nel Movimento 5Stelle il limite dei due mandati, per lui sarebbe l’ultimo giro.

Avete mai visto i tacchini votare per il Natale?

Ecco perché il “patto di potere” con Salvini supererebbe tutte le tensioni di questi giorni. Alla fine direbbero che le asprezze erano il frutto del clima elettorale, che può essere superato con un rafforzamento del “Contratto di Governo”.  Un bel “embrassons nous”, e tutto come prima!

Salvini e la Lega

Sicuramente ci sono settori della Lega che sono sempre più insofferenti verso i “grillini”.  Ad esempio veneti ed i lombardi vedono l’autonomia promessa spostata sempre più verso “il giorno del dopo, del mese del mai”, e vedono poco interesse “grillino” per certe infrastrutture nel nord del Paese, come ad esempio l’alta velocità Milano-Venezia.  Ma in questa fase Salvini pare piuttosto saldo in sella, e nessuno nella Lega oserà sfidarlo apertamente.   Anche il “capitano” ha qualche motivo di insoddisfazione, e forse è il solo leader che potrebbe avere un qualche interesse a “monetizzare” il consenso accreditato dai sondaggi in nuove elezioni politiche.  Ma l’impressione è che si trovi troppo bene al Viminale, fra una felpa e l’altra.  E poi è evidente non ha alcuna voglia di trattare un eventuale patto di Governo di centro destra con Berlusconi.  Meglio tenere sulla graticola Forza Italia, contando su un suo progressivo sfarinamento.     Quindi è probabile che, dal 27 maggio, Salvini abbasserà i toni e cercherà di riprendere il cammino con Di Maio.  Di nuovo a braccetto, come due coniugi dopo una litigata!   In fondo tutti gli idilli hanno alti e bassi!

Zingaretti

Il nuovo leader del Pd è appena arrivato, sta cercando di “de-renzizzare” il partito, non controlla i gruppi parlamentari, e soprattutto non ha i numeri per sperare di tornare al Governo. Quindi quando al Nazareno si urla “alle urne, alle urne”, è probabile lo si faccia con le dita incrociate dietro la schiena.  Si intuisce cioè che Zingaretti non è pronto per nuove elezioni, e quindi neanche da quella parte è probabile che si accenderanno le micce.

Mattarella

Il Presidente dalla Repubblica non ha mai fatto mistero di essere contrario a sciogliere le Camere. Probabilmente perché pensa che le elezioni riproporrebbero, magari a numeri invertiti, il quadro attuale, con il rischio di trovarsi punto e a capo, per di più nel bel mezzo della sessione di bilancio, che quest’anno presenta nodi piuttosto difficili da sbrogliare.  

Altri Partiti

I numeri di queste forze in Parlamento non sono determinanti per interrompere questa legislatura.

I peones

Potrebbe sembrare un elemento marginale, ma tenete conto che invece è determinante. 

Il sentiment  dei parlamentari non può essere trascurato dai leader.  

E sicuramente deputati e senatori non hanno alcuna intenzione di tornare a scarpinare in giro per l’Italia, né tantomeno intendono investire almeno 50mila euro per l’ennesima campagna elettorale.  

Per non dire che, per molti di loro, sarebbero elezioni “a rischio” di non essere rieletti. E quando ci si è “fatti la bocca”, non è facile rinunciare a 14mila euro mensili, ed a tutti i benefit legati al ruolo di parlamentare.   

Tutto questo i leader lo sanno bene, e sanno altrettanto bene che eventuali forzature verso elezioni anticipate potrebbero spingere molti “peones” ad assumere il ruolo di “responsabili”, che nella tradizione repubblicana non vuol dire altro che cambiare casacca, per sostenere un altro Governo che assicuri la prosecuzione della legislatura. 

Qualora invece, e siamo al secondo scenario, Salvini dovesse fare “l’en plein” nelle urne, con i grillini in calo, le cose potrebbero andare diversamente.

Che il “feeling” fra Salvini e Di Maio sia finito, alla luce degli scontri degli ultimi tempi, sembra cosa assodata.

Quindi, ove mai la Lega, surclassando le previsioni, dovesse raggiungere percentuali ben oltre il 30%, è molto probabile che il “Capitano” potrebbe voler imporre ai 5Stelle la “sua” tabella di marcia, scontrandosi però con i numeri attuali, che in Parlamento vedono il Movimento avere il doppio dei parlamentari della Lega, e quindi con un forte potere di interdizione.   Ecco che, a quel punto, per Salvini potrebbe essere forte la tentazione di “andare all’incasso”, andando alle elezioni politiche per vincerle, e diventare Presidente del Consiglio.  Ma per avere una qualche possibilità di successo, in quello che diventerebbe inevitabilmente un referendum sulla sua persona, dovrebbe necessariamente trovare un accordo a destra, con un leader ormai “a fine corsa” come Berlusconi, e con la più rampante Giorgia Meloni. E non è poi detto che tutti gli elettori che avessero scelto la Lega alle europee, confermerebbero il loro consenso a questa nuova coalizione. 

Trattandosi di scenari, siamo sempre nel campo dell’opinabile, ed alla fine  tutto dipende da come domenica voteranno gli italiani.

E fare previsioni, da Cassandra in poi, è sempre stato un mestiere gramo.

Umberto Baldo  

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