26 Novembre 2019 - 9.53

EDITORIALE – Sardine tra social e piazza: fenomenologia di un movimento

Fino ad ora nel nostro Veneto se con un amico si cominciava a parlare di “sardèle”, immancabilmente si finiva con l’acquolina in bocca a rievocare il  sublime piacere di consumare questo pesce azzurro che la natura ci ha donato o fritto, o al forno, o come condimento per la pasta con le sarde, o, apoteosi veneziana, “in saor”.
Nessuno avrebbe mai pensato che le sardine potessero diventare qualcosa di diverso da un ottimo piatto di pesce.
Da metà novembre le cose sono cambiate, e le sardine sono improvvisamente assurte agli onori della cronaca come emblema di un nuovo movimento di piazza.
Sottolineo improvvisamente perché non c’era stata alcuna avvisaglia, e tutto è esploso a Bologna, quando alcuni giovani hanno convocato una manifestazione in contrapposizione all’appuntamento leghista al Paladozza.
Stiamo parlando del 14 novembre, quindi  solo di qualche giorno fa, ma il successo di partecipazione ottenuto dalle “sardine”, le hanno prepotentemente imposte all’attenzione di tutti i media.
L’idea di cercare di contrastare quella che sembrava essere la “marcia trionfale” di Salvini verso la conquista dell’Emilia Romagna, è venuta a tre amici: Roberto Morotti, un ingegnere trentunenne, Giulia Trappoloni, fisioterapista di 30 anni, e ad Andrea Garreffa, guida turistica anche lui con 30 primavere sulle spalle.
A quanto hanno dichiarato questi tre amici l’idea di un flash mod anti Lega è nata in modo estemporaneo, basata sulla loro volontà di rendere palese che non tutti in Emilia Romagna sono orientati a sostituire il Presidente uscente Stefano Bonaccini, piddino, con la candidata della Lega Lucia Borgonzoni.
Sempre stando a quanto riportato in svariate interviste dai nostri fondatori il nome “sardine” è stato scelto per indicare l’idea che nelle piazze anti Salvini i partecipanti sono costretti a stare “stretti stretti”, appunto come le sardine in scatola.
Il testo dell’invito lanciato dai promotori per l’iniziativa di Bologna recitava: “Nessuna bandiera, nessun partito, nessun insulto.  Crea la tua sardina e partecipa alla prima rivoluzione ittica della storia”.
Non c’è che dire: dal punto di vista della comunicazione il termine “rivoluzione ittica” è una gran trovata!
E’ chiaro che una manifestazione come quella del 14 novembre a Bologna, di solito ai Partiti, ai Sindacati, alle Organizzazioni strutturate, richiede un congruo lasso di tempo sia per la convocazione che per la logistica.
Ma  le “sardine”, visti i tempi ristretti imposti dalla manifestazione di Salvini, per patrocinare il loro evento hanno preferito affidarsi al tam tam mediatico, a partire da Facebook.  Dandosi come obiettivo quello di superare i numeri dell’evento della Lega; e siccome il Paladozza dove parlava “il capitano” può ospitare al massimo 5.570  partecipanti, a Piazza Maggiore ci dovevano essere almeno 6.000 persone.
Dopo l’incredibile e forse insperato successo di Bologna, la protesta delle “sardine” si è spostata a Modena, con 7.000 persone stipate in Piazza Grande,  e gli appuntamenti si sono moltiplicati esponenzialmente.  Ogni giorno vengono lanciate nuove piazze in Italia, ma da quanto si è appreso un “banco di sardine” è approdato pure a New York, ed un primo flash mob è andato in scena sotto l’arco di Washington Square, dove oltre un centinaio di italiani, fra studenti e residenti negli Usa si sono riuniti intonando “bella ciao”.   Siamo quindi già alle sardine “trans-oceaniche”.
Per concludere, ovviamente per il momento, la panoramica di presentazione di questo nuovo movimento, resta da dire che per tutelarsi dalle fake news e dai falsi domini, i promotori hanno pensato di tutelare il “marchio”.
Detto fatto!  E così il simbolo “6000 sardine”, abbozzato dall’affermato disegnatore Nicola Gobbi, è stato registrato presso l’Euipo, ovvero l’Ufficio europeo per la proprietà intellettuale.
Per chi non avesse ancora visto, il nuovo logo vede dieci sardine unite fra di loro e con lo sguardo rivolto verso l’alto dove si trova un “fumetto” vuoto, nel quale saranno iscritte volta per volta le iniziative del movimento.
A questo punto credo che ciascuno di voi si stia chiedendo: ma cosa vogliono, quali sono gli obiettivi delle sardine?
E’ sicuramente utile per farsi una prima idea accedere al sito internet “6000 sardine”, dove vengono riportate e pubblicizzate le iniziative del movimento.
Ma la ratio della loro nascita è stata a mio avviso ben spiegata da uno dei promotori, Mattia Santori con questi concetti: Noi siamo nati in contrapposizione a Salvini.  Il nostro ruolo è quello di anticorpo. Siamo più un anticorpo che un movimento politico.  “A me interessa la politica, così come credo interessi a tutte le persone che stanno in piazza. Il problema è che la coscienza politica si era addormentata”.  “Noi diciamo semplicemente ‘riappropriamoci della politica. Se queste piazze piene non si trasformeranno in urne piene, evidentemente, c’è un problema di fondo, ma non me ne sentirei la responsabilità”.
In estrema sintesi mi sembra di poter affermare che il collante che lega questi ragazzi che si trovano nelle piazze sia sostanzialmente l’anti salvinismo.
Al di là di tutto mi sembra un po’ poco per poter pensare di modificare la scena politica nazionale, per il semplice motivo che  la politica deve essere “a favore di qualcosa”, siano ideali o programmi di governo, non “contro”.  
Ed in effetti le critiche del principale obiettivo della loro azione, Matteo Salvini, unitamente alle forze del Centrodestra, sono che si tratta di un movimento acefalo, privo di idee, sprovvisto di un programma preciso, e di conseguenza destinato a sgonfiarsi come accadde a suo tempo per i “Girotondi”, per i “Forconi” e come in realtà è accaduto anche in Francia con i “Gilet jaunes”, che ormai sono ridotti a frange di “black bloc” che scendono in piazza solo per distruggere le città.
E qui arriviamo al punto vero della questione.
Siccome, al di là delle parole di sostegno o di denigrazione, quello che interessa veramente ai Capi dei Partiti, da Zingaretti a Di Maio, da Salvini alla Meloni, sono le elezioni, e quindi i voti, Lor Signori si stanno chiedendo quanto valgono elettoralmente le “sardine”.
Io credo sia un po’ presto per poter “pesare” un Movimento nato appena due settimane fa, e che finora ha fatto dell’antipopulismo il solo messaggio chiaramente intelliggibile.
Ritengo quindi che nessuno sia veramente in grado di prevedere che questa ascesa, che al momento sembra irrefrenabile, sarà durevole, o se le sardine finiranno per inabissarsi a causa della sostanziale mancanza di proposte politiche.
Perché è facile unirsi tutti insieme intonando “bella ciao”, che francamente è ormai un canto abusato, buono per tutte le occasioni, un conto è doversi confrontare con le decisioni imposte dalla necessità di governare, dall’Ilva ad Alitalia e quant’altro.
La parabola del Movimento 5 Stelle al riguardo è emblematica, e come non ricordare che qualche anno fa erano loro a riempire le piazze di “vaffa” contro tutto e contro tutti.
E credo che ai “grillini” disturbino molto, per usare un eufemismo, queste nuove piazze vitali, potenzialmente capaci di soppiantarli nelle preferenze del mondo giovanile.
Tornando per un attimo al possibile peso elettorale, secondo il sondaggista Antonio Noto le “sardine” come nuovo soggetto politico potrebbero avere un potenziale elettorale del 15 per cento.   Dato francamente sorprendente, che a mio avviso dovrebbe impensierire Nicola Zingaretti, perché con discreta approssimazione questi voti andrebbero a drenare ulteriormente il consenso politico del Pd e della sinistra.   Perché è chiaro che è da “gauche” che proverrebbero gli eventuali voti alle “Sardine”, e non è certo un bel segnale che il Movimento sia nato a Bologna, capitale di quell’Emilia Romagna da sempre considerata il fiore all’occhiello degli ex comunisti.
Detto questo, io ritengo che le “sardine” siano il frutto di un’arena politica dominata da populisti che utilizzano la rete, gli smartphone ed i social media come mezzi di lotta politica e di politiche di Governo.   L’assuefazione a questi strumenti ha dato la stura ad un Movimento che parte dalla base, che utilizza  gli stessi strumenti dell’avversario dichiarato, ma il cui obiettivo è quello di portare i cittadini, soprattutto i giovani, nelle piazze, a manifestare contro questo modo di fare politica.
Questo l’elemento che fa delle sardine un qualcosa di nuovo,  e che anche se non è chiaro dove possa arrivare, è di per sé interessante.
Non hanno un programma, questo è vero, ma utilizzano lo stesso metodo che a suo tempo fece grande il Movimento 5Stelle.
Si potrebbe dire che rappresentano l’antipolitica dell’antipolitica.
E non solo per quanto dicono, innanzi tutto il no a Salvini, ma soprattutto per le modalità con cui si esprimono; esposizione di cartelli con slogan irriverenti,  il simbolo della sardina esibito da ogni militante, ed il canto come collante.
Mi sembra di poter concludere che la vera novità, almeno fino ad ora, sia quella di aver eletto la piazza come elemento da opporre al predominio dei social, e non dobbiamo mai dimenticare che nel “Paese delle città”, la nostra Italia, le piazze hanno sempre avuto un ruolo importante nella storia.
E nel nostro Veneto?
Anche da noi le adesioni sono in crescita, anche se con numeri molto più contenuti rispetto alla vicina Emilia Romagna.  Ma credo sia inevitabile, visto che l’ambiente socio-politico del Veneto è profondamente diverso da quello emiliano-romagnolo.
Al momento, come numeri sarebbe in testa Padova, seguita da Rovigo, Treviso, Venezia, Vicenza, Verona e Belluno.
Ironicamente le “sardine per il Veneto” si sarebbero auto ribattezzate “sardine in saor”.
Visto il gradimento fra i veneti di questo piatto della tradizione, chissà che non sia di buon augurio!

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