31 ottobre 2018 - 12.06

EDITORIALE – Rucco e la “grana” Provincia: che farà quando i soldi finiranno?

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Riprendere in mano i cordoni della borsa. Se c’è un consiglio da dare a Francesco Rucco nel momento in cui sta per entrare nella stanza del Presidente della Provincia è proprio questo: cercare di tornare in possesso dei comandi di un treno di spesa che sembra essere fuori controllo. Dopo anni di vacche magre, di bilanci asfittici, di soldi che sembravano non bastare nemmeno a pagare i dipendenti – pur passati attraverso una brutale cura dimagrante – e di appelli lanciati a tutti i Governi perché sostenessero le Province, l’ultimo bilancio dell’era Variati è diventato improvvisamente florido. Milioni di euro per le strade, per le piste ciclabili, per le scuole… per tutto e per tutti. Si dice che tutto questo sia stato possibile grazie alla vendita delle quote della società autostradale “Serenissima” alla spagnola Abertis e nessuno lo mette in dubbio. Ma non si deve dimenticare che quando la famiglia mette in vendita i gioielli della nonna, per un certo periodo può anche mangiare carne tutti i giorni, ma poi i soldi finiscono se qualcuno non si mette a lavorare sul serio. Ecco, la sensazione è che la Provincia abbia venduto i gioielli e adesso stia festeggiando: ormai non si contano più, ma sono quasi quotidiane, le uscite in provincia della presidente Maria Cristina Franco e del consigliere delegato Marangon. Ogni giorno in un comune diverso per firmare una nuova convenzione: qui si fa la piazza, li si rimette a posto la provinciale, l’incrocio pericoloso diventa una rotatoria, il problema segnalato da anni è risolto, le scuole di Thiene diventano campus. Tutto bello, tutto entusiasmante, tutto positivo. Ma ad un certo punto i soldi finiranno e allora sarà Francesco Rucco a restare con il cerino in mano, quando la caldaia di una scuola superiore andrà in blocco a gennaio, con le temperature sotto zero, e si cercheranno nelle casse i soldi per cambiarla. E forse non ci saranno.

Mercoledì gli amministratori pubblici del Vicentino andranno  votare per eleggere Francesco Rucco a Presidente della Provincia. Le sorprese non ci sono e non ci saranno: il sindaco di Vicenza è candidato unico, frutto di un accordo trasversale fra i partiti che hanno anche indicato in Maria Cristina Franco la vicepresidente con deleghe e in Renzo Segato il vicepresidente in quota al partito democratico. E’ stata la segretaria provinciale Luisetto a trattare per i dem l’accordo sulla provincia, attirandosi le ire di chi, nel suo schieramento, è stato recentemente battuto alle comunali, ma alla fine il voto non presenterà incognite.

Il primo consiglio da dare a Rucco, insomma, è quello di sfruttare il primo periodo, quello che lo separa dall’elezione del nuovo consiglio provinciale – prevista per gennaio – per farsi un’idea precisa dei conti e del bilancio. Va scartato con attenzione e prudenza il pacco con il fiocco confezionato alla fine dell’Impero Variati e va considerato con attenzione se per caso alcune scelte siano ancora trattabili. La sensazione che la “casa dei comuni” abbia finito per accontentare troppo tutti i figli – leggasi sindaci – elargendo soldi a pioggia è forte. La sensazione che ci siano stati figli e figliocci è invece un po’ più sfumata, ma da verificare. Dopo gennaio, quando arriverà il nuovo consiglio, tutto potrebbe essere molto confuso: a quel punto la campagna elettorale per sostituire i quattro quinti dei sindaci della provincia starà già infuriando con battaglie dall’esito incerto anche per il fatto che molti degli attuali primi cittadini in centri di grande importanza avranno già consumato i loro due mandati e non saranno più candidabili.

Francesco Rucco, che non aveva mai fatto mistero della sua riluttanza a ricoprire i due incarichi di sindaco e presidente, ha recentemente messo l’accento sulle cose da fare, a cominciare dallo scandalo Pfas e contaminazione delle acque. Su questo fronte, alla vigilia delle elezioni, sono almeno due i fatti nuovi da registrare: l’Europa ha bocciato la proposta di “limite zero” proposto dall’Italia e la Miteni di Trissino ha detto di voler dichiarare il fallimento. In attesa delle decisioni della Procura che, da mesi, dice di essere prossima alla chiusura delle indagini, è proprio la Provincia ad essere indicata come responsabile delle prescrizioni sempre più restrittive imposte all’azienda Miteni, tanto che il Cda ha avuto gioco facile nel far passare il messaggio: “Non ci fanno lavorare, quindi noi chiudiamo tutto”. Un ragionamento che la Provincia deve respingere e che deve portare a vigilare sui costi della bonifica ambientale. Fior di costituzionalisti hanno spiegato da tempo che la tutela dei diritti è un gioco a somma zero: se in un determinato momento storico si tutela di più il diritto alla salute e alla tutela ambientale, allora in quello stesso periodo non si può dare la stessa tutela al lavoro e alla libertà di impresa. Se si vuole l’acqua pulita, insomma, non si può pretendere di avere anche i posti di lavoro. L’abbiamo visto con la chimica a Marghera, lo stiamo vedendo con l’Ilva di Taranto. Ma il principio “Chi inquina, paga” deve essere perseguito fino in fondo e la Provincia dovrebbe avere gli strumenti per farlo, assieme a Regione e Governo. Il rischio, altrimenti, è che i guadagni siano privatizzati e le perdite scaricate sul pubblico.

C’è poi il capitolo delle Grandi Opere. Qui la sinergia fra il ruolo di sindaco e quella di Presidente della Provincia diventa fondamentale per Francesco Rucco. In ballo ci sono almeno tre infrastrutture: la Pedemontana, la linea ferroviaria ad Alta Velocità e il completamento a Nord della Valdastico. Per quello che riguarda i binari, recentemente Rucco è stato a Roma per farsi spiegare come sia stato progettato o non  progettato il proseguimento della ferrovia ad Est della città. Ecco, il suo ruolo di Presidente, potrebbe effettivamente legittimare Rucco a trattare non solo per il capoluogo, ma anche per tutti i comuni che verranno attraversati dalla linea veloce. Problemi ce ne sono tanti, ma non va dimenticato che le categorie economiche su questo tema sono agguerrite e non sembrano disposte a perdere – è proprio il caso di dirlo – un treno di sviluppo di questo genere. Il problema, eventualmente, sarà tenere a bada il cavallo di razza cresciuto in casa, l’assessore alla mobilità Claudio Cicero. lui non ha mai fatto mistero di avere idee molto precise su questo tema, ma bisognerà capire se siano compatibili con una realizzazione che non deve subire ritardi o intoppi.

C’è un dato politico che aiuta, nel ragionamento circa le grandi opere: la scomparsa del Movimento 5 Stelle dai radar politici della città e della Provincia, con residui quasi ininfluenti a livello regionale. Come è noto, però, è proprio espressione pentastellata il ministro alle infrastrutture, quel meraviglioso Danilo Toninelli che ha completato il tunnel del Brennero a mezzo stampa. Cercherà, il ministro di fare resistenza, ma come si è appena visto con il gasdotto Tap in Puglia, alla fine sarà la “Ragion di Stato” ad avere la meglio.

Tornando alle vicende di casa, la grande alleanza leghista che oggi vede di colore uniforme Veneto, Trento e Friuli, sembra essere foriera di decisioni. Luca Zaia tira dritto, qualsiasi cosa possa dire la Corte dei Conti, e punta a completare la Pedemontana. Aria di completamento torna a spirare anche sulla Valdastico. Potendo contare sull’assenza di una opposizione vera a questi progetti, Francesco Rucco può serenamente lavorare per fare in modo che le Grandi Opere procedano, che i comuni vedano realizzare le opere di compensazione per il territorio e fra qualche anno potrebbe ascriversi a merito il fatto che Vicenza sia meglio servita dal punto di vista infrastrutturale.

Rimane in piedi un ragionamento doveroso circa le scuole. La Provincia ha competenza su tutti gli edifici delle scuole superiori, licei e professionali, itis e alberghieri. Qui la partita è più difficile: prevenzione incendi e antisismica sono lontani anni luce, un vero controllo della funzionalità delle scuole è una chimera e il compito anche solo di censire le magagne fa tremare i polsi ai migliori. Su questo c’è da lavorare, tanto. E se il controllo dei bilanci facesse emergere qualche soldino, forse sarebbe il caso di metterlo a disposizione.

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