28 Dicembre 2018 - 19.44

EDITORIALE- Razzismo, violenza, intolleranza: i perché della folle notte di Milano

È stata una giornata di grande calcio quella di Santo Stefano.
Come avviene abitualmente in Inghilterra è infatti andato in scena un turno di campionato con tutte le squadre coinvolte.
La grande partecipazione di pubblico negli stadi, con oltre 500 mila spettatori sui vari campi, ha dimostrato che anche nel nostro Paese le feste non sono un impedimento per andare a vedere la partita, ma possono anzi essere occasione per farlo con figli e bambini.
Come si andrebbe al cinema, a teatro o al circo.
La giornata è culminata con una grande partita tra Inter e Napoli, che hanno dato vita a un incontro vibrante, di alto livello per intensità e qualità.
Al termine ha vinto l’Inter, che aveva giocato meglio il primo tempo e ha sfruttato nel recupero finale la superiorità numerica causata dall’espulsione a pochi minuti dal novantesimo di Koulibaly, il centrale del Napoli fino allora tra i migliori in campo, reo di avere rivolto un applauso di sbeffeggio all’arbitro che lo aveva appena ammonito.
Questo episodio ha di fatto cambiato la partita, nel secondo tempo passata sotto il controllo dei partenopei, bravi a sfruttare il calo alla distanza dei nerazzurri.
Questo poteva essere il resoconto della giornata di campionato di ieri, caratterizzata anche dal pareggio della Juventus a Bergamo, contro un’Atalanta al solito molto determinata, dalle nette vittorie di Roma e Lazio e dall’ennesima mancata vittoria del Milan, questa volta contro il Frosinone.
Tutto ciò però va in secondo piano rispetto a quanto avvenuto a Milano prima e durante la partita.
La guerriglia provocata da ultras dell’Inter, spalleggiati da frange violente delle tifoserie organizzate alleate di Nizza e Varese, contro un gruppo di tifosi del Napoli che arrivavano allo stadio a bordo di un Van.
Risultato di questa “azione squadristica”, come l’ha definita il questore di Milano Marcello Cardona, è stato di 3 arresti, 4 feriti tra i tifosi napoletani e, soprattutto, la morte di Daniele Belardinelli, capo storico di un gruppo ultras del Varese, vicino ad ambienti di estrema destra.
Ma non è tutto.
A deturpare definitivamente quella che poteva essere una giornata di festa sono stati i cori e le manifestazioni razzistiche, con cui alcuni gruppi di tifosi interisti hanno ripetutamente preso di mira Koulibaly.
Una dimostrazione di intolleranza becera e inaccettabile, per la quale il Napoli, tramite il suo allenatore Ancelotti ha chiesto l’interruzione dell’incontro, che però non può essere disposto dall’arbitro, ma da chi ha la responsabilità dell’ordine pubblico, considerando le implicazioni in termini di sicurezza che determinerebbe tale decisione.
Questo episodio dimostra quanto ancora il germe del razzismo sia presente nel nostro Paese e nella nostra società.
Oggi emerge giusta e perentoria l’indignazione per quanto accaduto, ma sarebbe sbagliato pensare che questi comportamenti sono solo di frange organizzate e violente del tifo.
Ormai è un problema diffuso, che deve essere contrastato in modo rigoroso, perché stavolta ha trovato sfogo in uno stadio e a Milano, ma troppo spesso in vari ambiti si hanno notizie di episodi di discriminazione verso persone di etnia e provenienza diversa.
Comportamenti che fino a poco tempo fa erano marginali, oggi trovano troppo spesso silenziosa tolleranza oppure vengono considerati normali.
Esiste evidentemente un clima che tende a giustificarli o sopportarli, favorito anche dalla diffusione di logiche e valori di matrice nazionalistica e sovranista, che hanno insiti il principio di anteporre gruppi di persone ad altri.
Ma questa è proprio la condizione che favorisce una diffusione pericolosa di idee di superiorità, che, se non fermate in tempo, rischiano di assumere una deriva incontrollabile e soprattutto di sfociare nella violenza.
Come noto Karl Popper ne La società aperta e i suoi nemici del 1945 (tradotto in Italia nel 1973) scrisse il suo famoso paradosso della tolleranza.
“La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi”.
Questo principio astratto, per essere applicato in termini culturali, morali ed etici, deve avere successo con un’azione costante e quotidiana prima che si sposti al campo in cui gli intolleranti sono più avvezzi e disponibili a scendere.
Quello della violenza.
Ora è quindi il tempo in cui va vinta la battaglia contro l’intolleranza.
Prima che sia troppo tardi.

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