16 maggio 2017 - 11.46

VICENZA – Quer pasticciaccio brutto di Borgo Berga: finirà tutto in prescrizione?

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di Stefano Diceopoli

L’architetto Antonio Bortoli è un professionista serio, lo vedevi camminare nei corridoi di Palazzo Trissino con il completo – in genere nero o scuro – di buon taglio, impreziosito dalle cravatte di maglia, a righe. Spesso con il calzino in tinta e sgargiante. Da qualche tempo non lo si vede più così spesso. A volte dicono sia in ferie, altre in malattia. Certo non si è dimesso dal suo ruolo di direttore generale, almeno non che si sappia.
A dire il vero c’era arrivato molto vicino lo scorso dicembre, subito dopo essere stato convocato in Procura. Il capo degli inquirenti, Antonino Cappelleri, lo aveva chiamato nel suo ufficio al quarto piano del tribunale per sentirlo in relazione all’indagine su Borgo Berga, quella che il procuratore ritiene essere una lottizzazione abusiva e per la quale proprio Antonio Bortoli era stato per lunghi mesi l’unico nome nell’elenco degli indagati.
Antonio Bortoli si è presentato, con il suo avvocato, e ha scelto una strada che è sempre garantita all’indagato: quella di tacere, avvalendosi della facoltà di non rispondere alle domande del magistrato. Nel nostro ordinamento questa facoltà nasce da un principio fondamentale, quello secondo il quale non si può pretendere che un indagato rilasci dichiarazioni che possono nuocergli. Antonio Bortoli, consigliato credo dal suo avvocato, ha scelto questa strada che è legittima.
Lo stesso procuratore, all’esito di quel passaggio istruttorio, avrebbe confidato di essersi aspettato maggiore collaborazione. Il sindaco, poi, era sbottato in una delle sue proverbiali sfuriate. “Ma come! – avrebbe detto – Bortoli va in Procura e non risponde? Allora dovrà rispondere a me”. Molti avevano letto quello sfogo come un ultimatum, otto giorni per prendere le sue cose e andarsene. Se uno non ha nulla da nascondere, allora parla – sarebbe stato il pensiero di Variati – ma se invece sta zitto deve avere un motivo e Bortoli deve spiegarmelo.
E Bortoli deve averlo spiegato molto bene, perché dopo alcuni giorni di melina, incontri durati ore, non è successo nulla. Il sindaco dichiara che Bortoli ci penserà un paio di giorni, lui ribatte che pensa sempre, 24 ore al giorno. Fine.

E’ questo uno dei siparietti di quella che sembra si stia trasformando in una vera e propria telenovela. L’ultima puntata è stata la decisione del Tribunale del riesame che ha rigettato la richiesta arrivata dal procuratore Antonino Cappelleri e finalizzata al sequestro di tutto quello che, a Borgo Berga, non è ancora completato. Non era bastato il giudizio di Massimo Gerace, giudice di primo grado, secondo il quale è preferibile completare gli scheletri degli edifici, piuttosto che tenerli in condizioni di non finito per un tempo ancora imprevedibile. Non è bastata la battaglia del tutti contro uno delle diverse udienze davanti al tribunale. Il sequestro non passa, mentre era andato sul velluto quello chiesto e ottenuto un anno fa e relativo al lotto ancora non edificato. Sviluppo Cotorossi tira un bel sospiro di sollievo. Se i sigilli fossero passati i danni sarebbero stati tanto gravi da costringere, con ogni probabilità, a portare i libri in tribunale e chiedere il fallimento. Ora invece si va avanti e già la prossima settimana in una porzione del costruito arriveranno gli uffici dell’Agenzia delle Entrate.
I comitati ambientalisti non vogliono farsene una ragione, protestano e contestano, chiedono l’avocazione dell’indagine e addirittura l’intervento del Csm, non si rassegnano i centri sociali che hanno assaltato il cantiere, sono saliti sulle gru, hanno circondato il palazzo di giustizia con manifestazioni. Si sono addirittura travestiti da Banda Bassotti e hanno piazzato finti candelotti di dinamite per simulare l’abbattimento del tribunale. E qui siamo alla farsa e alla provocazione.
Infine c’è chi tenta di intestarsi questa battaglia come merito politico. Sono i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, che hanno sempre partecipato ad ogni manifestazione pubblica.

Bene, in tutto questo manca il processo. Il procuratore – che adesso attende le motivazioni del tribunale per decidere se ricorrere in Cassazione – sa bene che un eventuale impugnazione può avvenire solo in caso di violazioni di norme di legge. Ma non è escluso che ci provi comunque e questo potrebbe allungare i tempi a dismisura. E il processo? Attende. Gli indagati oggi sono venti, essendo nel frattempo deceduti due dei destinatari di avvisi di garanzia. E la prescrizione corre, anche perché il fascicolo non è ancora arrivato alla fase della chiusura delle indagini preliminari e si parla di autorizzazioni ottenute nel 2003 e poi modificate nel 2008-2009. Siamo alle solite, se anche questa storia continua a fare clamore, la probabilità di arrivare ad una sentenza definitiva prima della prescrizione è quasi nulla. Tanto rumore per nulla.

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