30 gennaio 2018 - 10.09

EDITORIALE – Politiche: che pena queste liste senza emozioni

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Ah, che bella soddisfazione! Da oggi ci sono le liste dei candidati al Parlamento fra i quali scegliere per le prossime elezioni del 4 marzo. E tutti continueranno a parlare solo di Renzi, Berlusconi, Salvini, Di Maio, Meloni. E gli stessi candidati si guarderanno bene dal parlare, dal farsi vedere, dall’organizzare comizi e incontri. I candidati del Movimento 5 Stelle hanno addirittura il divieto di parlare e di fare interviste, fosse mai che esprimessero una opinione diversa da quella del Capo.

La tendenza, negli ultimi anni, si è estremizzata. La campagna elettorale la fanno i segretari di partito, esattamente come sono stati in passato e sono anche oggi con questa legge elettorale i segretari di partito a fare le liste. Il voto, che tutti dicono di volere staccato dalle ideologie e dai dogmi e attaccato a persone e programmi, va invece proprio nella direzione opposta. Con i collegi uninominali è invece semplicemente tornato il malvezzo di paracadutare in territori sconosciuti dei candidati che nulla hanno a che fare con quei territori. Il parere degli elettori serve solo a dare forza a questa o quella forza politica, nulla di più.

Per settimane si è parlato di trattative, concitate, sguaiate, forzate, per arrivare a chiudere le liste e oggi in maniera trasversale a tutti i partiti ci sono malumori e mal di pancia, esclusi e delusi, qualche beneficiato ed elenchi di persone che alla gente comune non dicono assolutamente nulla. Anche nel caso si tratti di deputati e senatori uscenti, il loro tasso di riconoscibilità è pari a zero: alzi la mano chi si ricordava di tal Filippo Crimì, partito cinque anni fa da Vicenza, fresco di laurea in medicina e oggi ricandidato quasi sicuro per il Pd allo stesso Parlamento. Alzi la mano chi si ricorda un provvedimento, un intervento, una iniziativa che abbia cambiato qualcosa nella vita dei vicentini. Ma povero Crimì, questo è il destino di tutti i parlamentari: arrivano a Roma, lavorano sodo non hanno la forza o il potere di fare nulla, se non seguire il Capo che, alla fine eventualmente, si prende lo stesso il merito di ogni cosa.

Se qualcosa è avvenuto, in questi cinque anni, a Vicenza allora questo avvenimento è la fine della Banca Popolare. Una iniziativa ha preso questo Parlamento: istituire una commissione di inchiesta sulle crisi bancarie. Oggi probabilmente si stenderà la relazione finale e il dato di fatto sarà che ai lavori della commissione non ha partecipato nemmeno un parlamentare vicentino. E’ una pura e semplice follia. Se ne avessero avuto la forza, i deputati e senatori uscenti avrebbero dovuto battere i pugni sul tavolo, pretendere di far parte di quella commissione, raccogliere le istanze del territorio e portarle al tavolo comune. E invece nulla. Nulla su questo come su mille altri argomenti.

Che bella soddisfazione! Ci sono le liste dei candidati e non ci sono nomi di primo piano, non ci sono le migliori intelligenze che il territorio può esprimere come accadeva qualche anno fa. Non c’è il personaggio che mette tutti d’accordo e che ha fatto un percorso di servizio a favore della collettività e che per questo andrebbe premiato. Nessuno dice che non siano tutti onest’uomini e gran dame, ma scorrendo le liste non si prova alcuna emozione. Non c’è un solo buon motivo per scegliere questa o quella persona, se non per il fatto che appartengano allo schieramento politico che avremmo votato in ogni caso, prima ancora di conoscere i loro nomi. Insomma, le persone sono ininfluenti così come il nostro voto.

Ci sono le liste, e io sono ancora più indeciso su quale sia il voto da dare.

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