29 Luglio 2019 - 9.40

EDITORIALE – Pallone sgonfiato

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di Fabio Rossi

Non è tutto oro quello che luccica. E se per gli Istituti di credito lo tsunami si chiamò derivati, per il ricco mondo del calcio potrebbe chiamarsi PLUSVALENZE. Alla base di tutto, come sempre, ci sta l’ingordigia e l’incompetenza di alcune persone, nel voler ottenere subito e nel breve il massimo risultato economico.

Per capire il fenomeno prima bisogna capire cos’è una plusvalenza. Usando una terminologia semplice e comprensibile a tutti, per plusvalenza s’intende l’incremento positivo di valore di uno stesso bene riferito a momenti diversi. Di conseguenza una plusvalenza non è altro che un guadagno. La differenza, con segno positivo, tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita. Viceversa se invece si parlasse di minusvalenze il significato sarebbe il medesimo solo che al posto di incremento di valore e differenza positiva si farebbe riferimento ad un decremento di valore e ad una differenza negativa.

Il calcio come ormai noto non è solo sport ma sempre più business. Per tutte le Società oltre ai risultati sportivi del campo è importante avere bilanci sani evitando delle minusvalenze e realizzando plusvalenze, per generare ricavi sempre maggiori, tenendo presente che l’acquisto o la cessione di un calciatore non viene messa a bilancio nella sua interezza, ma distribuita in base alla durata del contratto seguendo la logica dell’ammortamento, aggiungendo poi lo stipendio lordo. Il rischio maggiore in tutto questo e nel falsare parte delle valutazioni di mercato per cercare di far quadrare conti e bilanci. Una grossa bolla presente nei bilanci del calcio italiano, per non dire una bomba ad orologeria che rischia di esplodere a momenti, utilizzata dalle Società calcistiche per coprire perdite di gestione, ma che di fatto ha gonfiato i costi degli stessi bilanci, attraverso l’incremento degli ammortamenti sui diritti dei calciatori.

Chi invece ne ha maggiormente beneficiato, sono gli stessi giocatori, grazie a compensi fuori dal normale  ed i loro agenti capaci di accasare commissioni miliardarie.

A comprova che sia in corso una grossa e pericolosa bolla è il forte incremento delle plusvalenze avvenuto negli ultimi anni, senza un reale innalzamento di valori sportivi, se pensiamo ad un’Italia esclusa dagli ultimi mondiali ed a club italiani incapaci di ottenere successi a livello internazionale.  Nonostante ciò le plusvalenze in serie A sono passate dai 332 milioni della stagione 2014/2015 fino ai valori monstre di 713 milioni della stagione2017/2018. Non bastasse per dimostrare il peggioramento dei conti basta guardare l’aumento dei debiti passati da circa 2975 miliardi del 30 giugno 2015 ai quasi 3880 milioni del 30 giugno 2018.

Quindi per calcolare una plusvalenza nel mondo calcio bisogna avere più dati, il costo del cartellino del giocatore al momento dell’acquisto, la cifra incassata dalla sua vendita, la durata del contratto del giocatore, ed il costo del suo contratto, tutte voci necessarie per calcolare l’ammortamento a bilancio del calciatore, eventuali plusvalenze o minusvalenze, ed il reale Stato Patrimoniale della Società in questione.

Il calcio non è più solo passione ma sempre più business per imprenditori e uomini d’affari, e l’aspetto economico finanziario diventa ormai indispensabile per realizzare gli obiettivi sportivi. Sono un lontano ricordo i tempi in cui si parlava di tecnica e tattica, oggi nel quotidiano si usano sempre più terminologie ai più sconosciute.

Anche ad uno sprovveduto, risulta facilmente intuibile quindi, che i valori dei vari calciatori non corrispondono al valore reale, e che ormai il tutto sia fuori controllo, con la creazione di plusvalenze fittizie realizzate per nascondere il più possibile perdite finanziarie, mettendo a bilancio cifre che ancora devono essere pagate o aumentando il valore di mercato di un giovane, il cui valore è molto inferiore alla cifra scritta nel suo cartellino, tanto più che se nello specifico un calciatore è un prodotto del settore giovanile la plusvalenza netta è presso che  uguale al prezzo di vendita del giocatore in questione.

Se tutto questo fumo formalmente è regolare, le autorità competenti avrebbero il dovere di indagare in merito per chiarire se le cifre siano reali e coerenti. Ma finché il business regge sarà più semplice girarsi da un’altra parte piuttosto che pestare i piedi a qualcuno, salvo poi scoprire quando sarà troppo tardi, che tutti sapevano ma nessuno aveva colpa, perché prima o poi il caso plusvalenze nel mondo del calcio dovrà scoppiare.

Il calcio rimarrà pur sempre lo sport più bello del mondo, però oggi rispetto al passato è rimasto uguale solo il nome dei club ed i pseudo colori delle maglie. Tutto il resto purtroppo è solo e desolatamente business e fumo. Non torneranno più i tempi romantici di quando si stava con l’orecchio attaccato alla radio per seguire i risultati, o di quando si correva a casa e si aspettavano con trepidazione le 18 di sera per vedere in TV novantesimo minuto.

Un tempo il calcio era sport e passione, oggi è solo business non sempre pulito.

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