6 ottobre 2018 - 17.20

EDITORIALE – Manovra economica, un azzardo propagandistico pericoloso per il Veneto

Luigi Di Maio e i ministri del Movimento 5 Stelle che esultano dal balcone di Palazzo Chigi, dopo l’approvazione da parte del Governo delle misure della manovra economica, applauditi da parlamentari e attivisti riunitisi in piazza, sono l’immagine plastica del peso propagandistico ed elettorale che ha assunto il provvedimento e la sua elaborazione.
Le scelte effettuate, e l’accelerazione nell’adozione di alcune, come il reddito di cittadinanza, prima previsto nel corso della Legislatura, sono infatti state determinate dalla necessità di non perdere terreno nella competizione instauratasi tra la Lega e il M5S in tema di consensi.
Tutto è diventato urgente, perché alle porte ci sono le elezioni europee e Di Maio non poteva restare a guardare Salvini crescere nei sondaggi.
La Lega, in risposta, ha quindi preteso da subito l’introduzione della Flat Tax e la revisione della Legge Fornero.
Ecco come nasce una manovra da circa 40 miliardi di euro, che nel mondo dorato dei due partiti della maggioranza lancia segnali entusiastici al Paese, come un padre che comunica alla famiglia che dall’anno prossimo si potrà spendere senza considerare vincoli di budget e andare sempre in vacanza.
Una meraviglia, per chi è benestante e può disporre di capitali per permettersi quel tenore di vita.
Un problema, se tutto ciò viene finanziato senza averne le risorse, perché le scelte di quel padre, faranno divertire i figli per qualche tempo, ma li lasceranno indebitati, con il rischio di essere più poveri e senza prospettive in futuro. Chiunque direbbe che quel genitore è un irresponsabile.
Altro discorso sarebbe se quella maggiore spesa fosse fatta per comprare un immobile o aprire un’azienda, con una logica di investimento di prospettiva.
Ma non è questo il caso, perché ogni misura approvata nel Consiglio dei Ministri è una pura e semplice spesa, fine a se stessa, peraltro da reiterare in futuro e non prevede nemmeno alcuna maggiore entrata, se non un progetto di pace fiscale che, di fatto, è il solito condono tombale a favore dei più furbi, sulla cui incidenza non vi è alcuna certezza.
Anzi, si riducono le imposte con la Flat Tax, anche se per ora riservata solo ai liberi professionisti.
Il Governo attuale ammanta tutto ciò come fosse un radicale cambiamento, quando invece si tratta della restaurazione di quelle logiche di spesa eccessiva, spesso assistenzialista, che hanno fatto esplodere il debito italiano nella Prima Repubblica e l’hanno portata vicino al collasso.
In sostanza si distribuiscono agli italiani soldi che si prendono in prestito dagli italiani stessi.
Il maggiore indebitamento può essere compensato solo se si tradurrà in maggiori consumi e in una crescita del Pil che lasci intatto il rapporto tra i due fattori, ma non vi è alcuna garanzia che ciò avvenga, come non vi è sul fatto che ridurre i requisiti pensionistici favorirà maggiore occupazione giovanile, perché ciò spesso non è avvenuto in passato, dato che le imprese hanno ridotto gli organici senza realizzare pari assunzioni.
Peraltro certe scelte in tema pensionistico sono adottate quando l’aspettativa di vita si è esponenzialmente alzata e, per fortuna, si alzerà ulteriormente nei prossimi anni.
Tutta la manovra è quindi un grande azzardo in cui in gioco c’è il futuro del Paese, dato che l’Italia oggi, rispetto alla Prima Repubblica, quel debito pubblico l’ha già e non avrebbe i margini per aumentarlo, anche rispetto agli impegni assunti con l’Europa. Inoltre adesso i mercati sono molto più interconnessi e globali che in passato e i differenziali dei tassi di interesse, inevitabilmente in salita con lo spread già balzato a 280, ricadono in ogni caso sui conti dei cittadini, in forma più o meno indiretta, rischiando di impoverire anche più di quanto la manovra distribuisce.
Ognuno di questi aspetti trova conferma in precisi calcoli ragionieristici, economici, finanziari e attuariali.
Ma ovviamente non importa a un Governo che considera orpelli inutili e dannosi il sapere e la scienza, come dimostra la questione vaccini, e chi ne è portatore è un ostacolo, se non addirittura un nemico del popolo, da superare o abbattere, perché impedisce ai cittadini di essere felici.
In questo caso al pubblico ludibrio non sono stati esposti i medici che sostengono le vaccinazioni, ma i tecnici del Ministero dell’Economia e delle Finanze e il ministro Tria, che ha cercato fino all’ultimo di riportare alla realtà, e all’ineluttabilità dei numeri, chi alle percentuali dello spread antepone quelle del consenso elettorale.
Alla fine però il ministro ha ceduto, accettando di sforare il debito del 2,4%, creando la paradossale situazione in cui lui è contrario a una manovra che però avvalla rimanendo nel Governo.
Per certi aspetti la sua decisione di non dimettersi, su sollecitazione del presidente della Repubblica, è dimostrazione di senso di responsabilità e dello Stato e salva il Paese dalla completa perdita di credibilità e dal baratro economico finanziario determinato dai mercati, però il suo silenzio dimostra anche la sua sconfitta e perdita di peso nel Governo.
Tria è così vittima della vergognosa delegittimazione cui è stato sottoposto dal M5S, che crea il corto circuito palesato dall’avvilente esultanza dei ministri, incitati da una folla festante, incredibile a dirsi, per avere messo in minoranza un ministro del Governo sostenuto dalla stessa folla.
Una folla che non chiede dove siano le coperture economiche necessarie a sostenere la manovra, ma festeggia con Di Maio e Salvini, che sfoderano il meglio del loro repertorio populistico, proclamando di avere sconfitto la povertà, di non avere paura dei mercati dello spread e di fregarsene  dell’Europa.
Una esaltazione collettiva di cui è simbolo quel balcone con ministri acclamati ed esultanti. Un’immagine che inquieta, nel ricordare altre piazze e altre folle, tra cui quelle peroniste in Argentina o di altri paesi sudamericani, dove molte volte si è proclamato di agire per il popolo, ma, alla fine, i numeri hanno imposto la loro forza, segnato il tracollo economico di interi Stati e gettato nel dramma milioni di persone, a partire da quelle meno abbienti, e tanti giovani senza una prospettiva futura.
In molti hanno cercato in questi giorni di convincere Di Maio e Salvini a considerare il pericolo di certe scelte, quindi loro, e chi sta con loro, sono ampiamente informati che stanno ponendo a rischio il futuro del Paese.
Di fronte al fallimento del grande azzardo e alle sue drammatiche conseguenze non potranno dire che non sapevano e la storia non potrà avere indulgenze verso la loro irresponsabilità, ma soprattutto non saranno indulgenti i giovani di oggi, il cui futuro è stato ipotecato in una sera di fine settembre del 2018.
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