19 dicembre 2017 - 9.51

EDITORIALE – Nomadi: la scelta di non scegliere e il finto ‘pugno di ferro’

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di Stefano Diceopoli

Esiste una ben nota teoria politica secondo la quale “non decidere” è spesso l’alternativa migliore fra le tante che vengono proposte agli amministratori locali di ogni latitudine. E’ una linea di comportamento che spesso ha caratterizzato anche le migliori forze politiche del nostro Paese e che recita più o meno così: decidere, in un senso o nell’altro, porta comunque ad accontentare qualcuno ma a scontentare altri e in ogni caso porta a perdere consenso. Meglio allora non fare nulla e stare a guardare.
E’ esattamente quello che è stato fatto negli ultimi anni con il problema nomadi a Vicenza. Fin dagli ultimi anni dell’amministrazione Hullweck ma soprattutto nel primo mandato Variati era emersa in città la presenza di un numero di nomadi e di camper superiore a quello che poteva trovare spazio nei due campi esistenti, quello di viale Cricoli e quello di via Diaz.
Non è un caso che per molti mesi e anni sia circolata in città l’idea di individuare un nuovo spazio dove collocare un terzo campo, addirittura qualcuno aveva pensato a più micro-aree da spargere sul territorio per risolvere il problema. Si tratta ovviamente di un problema non facile, dal momento che ad ogni nuovo sospiro circa la collocazione dei campi, si rinfocolava la polemica, i cittadini si sollevavano, si creavano comitati contrari, si scrivevano petizioni in nome del più classico Nimby (Not in my back yard), non nel mio giardino.
Eppure i nomadi ci sono e, in mancanza di un luogo dove stare alcune famiglie, una quindicina, sempre le stesse, hanno iniziato a vivere nei parcheggi. Ora è evidente che questa è la soluzione peggiore per tutti: per i nomadi stessi, costretti a vivere in luoghi che sono destinati ad accogliere delle vetture e che sono del tutto privi di qualsiasi tipo di servizio. La peggiore per chi vive attorno a quei parcheggi che si trova a dover convivere con chi urina e defeca in strada e sotto gli alberi, con chi lascia immondizia ovunque e con chi, per scaldarsi, deve lasciare i motori dei mezzi accesi per molte ore anche durante la notte. La peggiore per chi nella zona gestisce negozi o esercizi commerciali di qualsiasi genere, perché ovviamente la presenza di nomadi scoraggia l’arrivo di clienti e perché in questo modo il timore di essere molestati o derubati cresce. La peggiore per i nomadi stessi che si fermano in luoghi privi di qualsiasi tipo di alloggiamento alla rete idrica o elettrica.
Andava presa una decisione e forse i cittadini avrebbero capito. Bisognava trovare un terzo campo nomadi e affrontare il rischio di essere considerati una città ospitale, con il rischio di attrarre anche altre carovane da luoghi vicini. E invece si è scelto di non scegliere e il risultato è sotto gli occhi di tutti. La pressione dei vicentini, stanchi di convivere con il degrado ha portato ad un finto “pugno di ferro”, fatto di ordinanze di divieto di sosta dei camper che ormai sta contagiando tutta la città, ma che di fatto spinge ancor di più i nomadi ad un “nomadismo dei parcheggi” che non ha precedenti nella nostra città. Vengono cacciati da un luogo e quando trovano un posto diverso altri cittadini insorgono – a buona ragione – e arriva una nuova ordinanza in un circolo vizioso che non risolve nulla e non fa altro che aumentare la frizione sociale fra le persone.
Una buona amministrazione non è quella che asseconda gli istinti più bassi dei suoi cittadini e non è nemmeno quella che insegue il consenso di tutti senza scontentare nessuno. Non è nemmeno quella che rifugge dallo scontro politico, anche duro, con chi sicuramente non è d’accordo con un certo tipo di scelta. Una buona amministrazione risolve i problemi alla radice, se ne assume la responsabilità e poi chiede di essere giudicata sulla base dei risultati. Se mi devo fermare alla gestione dei nomadi in città, tutto questo non è stato fatto e non è detto che sia un bene.

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