12 Maggio 2019 - 10.54

EDITORIALE – “Mamma”, una parola dolcissima

Un antico proverbio ebraico recita: “Dio non poteva essere ovunque, così ha creato le madri”.

“Mamma“ è una parola dolcissima, quasi sempre la prima ad essere pronunciata da un bambino, il cui suono è molto simile in tante lingue del mondo:  mum (inglese), mor (danese, norvegese), mamà (spagnolo), maman (francese), mamae (portoghese), mutter o mom (tedesco), mor (svedese) , matka (polacco), moeder (olandese),  mati (sloveno), motina (lituano), MATb (russo), manka (bulgaro), majka (bosniaco, serbo e croato), mama (rumeno), maminka (ceco).

L’attaccamento madre/figlio è l’emozione più potente che esista, e su questa si basa la sopravvivenza della vita.  Tutte le altre emozioni sono pallide imitazioni.

L’istinto materno è quanto di più puro possa esserci in natura, ed accomuna animali e umani. Le femmine di animali sono delle ottime mamme, che si prendono cura dei loro piccoli in maniera totale: li coccolano, li proteggono, li alimentano, ma soprattutto gli insegnano a diventare autosufficienti, raggiungere l’età adulta e riprodursi. Insomma, l’istinto materno gioca un ruolo fondamentale per lo spirito di perpetuazione delle specie.

Ma c’è una differenza sostanziale fra la femmina dell’uomo e quella degli animali.  La “cura animale” finisce nel momento del distacco del cucciolo dai genitori, mentre l’amore di una madre continua anche quando i figli sono grandi, e magari hanno lasciato il “nido”.  La mamma penserà sempre ai suoi “bambini”, e lo farà con un amore incondizionato.

Tale amore disinteressato, e l’inesauribile pazienza che contraddistingue ogni madre del mondo, non potevano non essere celebrati con una festa.

La “Festa della Mamma” è diffusa un po’ in tutto il mondo, ed è comunemente festeggiata la seconda domenica di maggio.

Nonostante abbia sempre più preso una connotazione prevalentemente commerciale, come avvenuto anche con la Festa della Donna, il culto della “madre” affonda le sue radici nella notte dei tempi, ed era legato alle antiche tradizioni dei popoli politeisti, ed ai riti legati alla fertilità.

Non a caso i festeggiamenti coincidevano con il momento del passaggio dal freddo invernale ai tepori del risveglio primaverile, in cui tutto rinasce e sboccia.

Erano i culti della “Dea madre”, comuni alla quasi totalità delle civiltà sparse per il mondo.

Il culto della Dea Madre risale a tempi molto antichi: al periodo Neolitico (dal 7000 al 3500 a.C.) e, forse, addirittura a quello Paleolitico, se si interpretano in questo senso le tante figurine di donne panciute e dai grandi seni che sono state ritrovate in tutta Europa. A queste figure, che vengono definite “steatopigie” (cioè “dalle grosse natiche“, dal greco στεας, “grasso”, e πυγε, “natica”), è stato dato spesso il nome di “Veneri“, proprio in connessione con il culto della dea.

In quanto tale, la Grande Madre si incarna non soltanto in figure di dee concrete, con le loro corrispondenti mitologie, ma anche in una vasta gamma di simboli, che coinvolgono sia il mondo animale sia gli oggetti inanimati.

Essa esprime  l’interminabile ciclo di “nascita-sviluppo-maturità-declino-morte-rigenerazione”, che caratterizza sia le vite umane, sia i cicli naturali e cosmici.

Il “femminile” risulta quindi un necessario elemento mediatore fra il mondo umano e quello divino.

Per gli antichi greci la Grande Madre diventava Rea, sposa di Crono e madre di tutti gli Dei dell’Olimpo; per i romani Cibele, divinità rappresentativa di Madre natura, della fertilità, e quindi di tutte le madri.  A Cibele era dedicata addirittura una settimana di festeggiamenti, i cosiddetti “Floralia”, che si svolgeva a maggio, mese dei fiori.

Il passaggio del tempo e dei secoli ha progressivamente svuotato tali culti “pagani” dai contenuti religiosi che li connaturavano.

Finchè, nel 431 d.c. i padri della Chiesa riuniti in Concilio ad Efeso, nell’odierna Turchia, dichiararono ufficialmente che la Beata Vergine Maria è “Theotokos” che letteralmente, in greco, significa “colei che diede alla luce Dio”.

Tecnicamente la Chiesa negava a Maria la natura divina, ma in termini pratici la connaturava di un alone di santità che la rendeva in grado di cancellare la memoria delle varie Rea, Diana, Artemide, Cibele, Iside.

Alla fine i fedeli ebbero ancora la “Regina del Cielo”, così come è sempre stato fin dall’origine dell’uomo, ma nella figura di “Maria Madre del Figlio di Dio”, e non più come “Grande Madre” di tutte le creature.

Si può quindi affermare con Jean Castaldi che “La festa della Mamma è la sola festa laica che sia, al tempo stesso, anche spirituale”.

Le origini della “Festa della Mamma” così come la conosciamo oggi vanno ricercate poco più di un secolo fa, negli Stati Uniti.  Precisamente nel 1870 la pacifista Julia Ward Howe propose l’istituzione del “Mother’s Day” come occasione per riflettere sulla inutilità della guerra, col fine di favorire la pace del mondo.

Tuttavia l’istituzione ufficiale della festa avvenne qualche decennio più tardi, dopo che, nel 1907, Anna Jarvis, all’indomani della scomparsa della madre, spedì lettere a Ministri e Membri del Congresso, al fine di proporre l’istituzione di una festività atta a festeggiare tutte le mamme del Paese.

Fino a che, nel 1914, il presidente Woodrow Wilson calendarizzò la Festa della Mamma come celebrazione ufficiale, da festeggiarsi la seconda domenica di maggio.

La Festa della Mamma arriva in Italia soltanto nel 1933, durante il fascismo, quando il 24 dicembre veniva celebrata la “Giornata della madre e del fanciullo”. Da quel momento, ogni vigilia di Natale, le mamme vennero festeggiate per motivi propagandistici: le mamme erano l’espressione della politica “natalista” del regime fascista, e in tale occasione venivano premiate quelle più prolifiche.

Nel dopoguerra la Festa perse ovviamente il carattere propagandistico imposta dal regime mussoliniano.

Nella seconda metà degli anni ‘50 del ‘900 iniziarono a diffondersi due feste della mamma: una organizzata da Don Otello Migliosi, parroco di una frazione di Assisi, su base religiosa, per celebrare cioè la maternità nel suo valore cristiano e interreligioso; l’altra in Liguria, a Bordighera, per motivi commerciali, promossa dal sindaco Raoul Zaccari, che era anche senatore.

Entrambe erano festeggiate a maggio, mese dedicato alla Madonna per i primi, e periodo ricco di fiori per i secondi.

Da allora la Festa si è diffusa in tutta Italia, e per 40 anni è sempre stata celebrata convenzionalmente l’ 8 maggio.  Dopo il 2000 anche il nostro Paese si è adattato alle tradizioni internazionali, che fissano la Festa per la seconda domenica di maggio.

Oggi continua ad essere una festa molto sentita, perché siamo tutti figli di una madre, che sia ancora con noi, o ci abbia purtroppo lasciato.

Ad una bambina cui fu chiesto dove fosse casa sua rispose: “Dove c’è la mamma”.   Una risposta semplice, ma in cui c’è tutto.

Quindi, ringraziandole a nome di tutti i “figli” per l’amore, l’attaccamento, la dolcezza, le premure, l’istinto,  le occhiatacce, la forza, la fragilità, la paura, il tempismo, il sorriso, Tviweb augura a tutte le Mamme: “Buona Festa”.

Umberto Baldo

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