15 Dicembre 2018 - 12.49

EDITORIALE – L’Italia è un Paese in crisi: un piccolo “trucco” per capire se è davvero così 

Di recente ho cercato di spiegare in termini comprensibili anche alla “Siora Maria” ed al “Sior Bepi” cos’è lo “Spread”. In realtà non si tratta di concetti difficili.  Lo diventano perché nel mondo della Finanza si usa prevalentemente l’inglese, che in certi casi può diventare una sorta di “paravento” fra addetti ai lavori e cittadini comuni. E’ comunque un dato di fatto che la globalizzazione, la finanziarizzazione delle economie, le crisi sistemiche, hanno portato alla ribalta termini che prima erano usati solo in ambienti specializzati.
E’ il caso dello spread, di cui di questi tempi si parla ormai in ogni telegiornale, ma anche del “Credit Default Swap” (CDS). Intendiamoci, la “Siora Maria” ed il “Sior Bepi” quasi certamente nella loro vita non contratteranno mai un Credit Default Swap.  Si può vivere lo stesso senza, per intenderci. Ma poiché questi “strumenti finanziari” ogni tanto vengono ripresi dai telegiornali o dai media, ritengo utile che i nostri “Siori” almeno abbiano un’idea di cosa si stia parlando.   Anche perché il Credit Default Swap esprime un valore che, volenti o nolenti, impatta con l’economia del nostro Paese, così come abbiamo visto avviene con lo spread.
Vediamo quindi di capire di cosa si tratta con qualche esempio.
Il “Sior Bepi” possiede un’automobile, e sa bene che per proteggerla dai rischi di furto e/o incendio l’unica strada è quella di stipulare una polizza con una Compagnia di Assicurazione che, nel caso in cui la macchina venga rubata o si incendi, gli verserà un determinato importo per risarcirlo del danno. Bene, quel determinato importo viene definito “copertura assicurativa”, per ottenere la quale il “Sior Bepi “dovrà versare  alla Compagnia di Assicurazione una somma di denaro, denominata “premio”.   Il premio è dovuto perché le Assicurazioni non sono “Onlus”, e dalle nostre parti sappiamo bene che “par gnente l’orbo no canta”.
Trasferiamo questi concetti in un ambito molto più ampio.
Sempre il “Sior Bepi” questa volta ha comperato dei titoli del debito pubblico italiano, dei BTP tanto per essere chiari. Poiché ha qualche dubbio che l’Italia possa fallire, o che possa abbandonare l’euro per tornare alla lira, decide di assicurarsi contro questi rischi. Per questo, per avere cioè una “copertura”, il “Sior Bepi” non può fare altro che sottoscrivere un contratto con una Società finanziaria disposta ad assicurarlo, contratto denominato appunto Credit Default Swap. Che tradotto significa letteralmente “Credito Insolvenza Scambio”, e di fatto indica lo “scambio”, meglio il “trasferimento del rischio” dal possessore del BTP ad una Società finanziaria che lo assicura contro il rischio di insolvenza dello Stato o di abbandono della lira.
Questo contratto, che come vedete è concettualmente analogo alla polizza assicurativa dell’automobile, ha come quest’ultima un costo, che non è altro che una somma di denaro da versare alla Società finanziaria per la copertura del rischio.
Quindi all’eventuale verificarsi dell’evento, come l’Assicurazione  rifonderà al “Sior Bepi” il valore della macchina rubata o incendiata (ovviamente nei limiti della copertura), così qualora, Dio non voglia, la Repubblica Italiana dovesse fallire (i tecnici direbbero “andare in default”), o dovesse decidere di esprimere il valore dei BTP non più in euro ma in lire (sempre i tecnici direbbero “ridenominare il debito”), la Società Finanziaria gli rimborserà il valore nominale dei BTP coperti dal Credit Default Swap.
Per andare sul pratico, se ad una certa ora di un certo giorno l’assicurazione sul fallimento del BTP della Repubblica Italiana costasse 255,5 punti base, significa che per sottoscrivere quell’assicurazione sul default dello Stato il “Sior Bepi” dovrebbe pagare il 2,56% del valore nominale dei titoli acquistati. Per assicurare, ad esempio, 1 milione di euro investiti in BTP dovrebbe pagare alla Società finanziaria  25.550 euro in Credit Default Swap. Segnalo che un CDS ha di norma durata quinquennale, ed il suo valore indica semplicemente quanto costa assicurarsi contro un default appunto per 5 anni.
Dal punto di vista “tecnico” io mi fermerei qui.
Ai nostri “Siori” non serve forse sapere che i CDS, introdotti negli anni ’90 come strumenti finanziari dalla nota Banca d’affari J.P. Morgan, si sono presto trasformati da “strumenti assicurativi” come erano all’inizio, a “strumenti speculativi”, i cosiddetti “derivati”, che sono stati fra le cause principali della crisi finanziaria dei “subprime” del 2008, di cui stiamo ancora pagando il conto.
La speculazione, sfruttando il fatto che i CDS già stipulati si possono vendere autonomamente, li ha “sganciati“ dal loro iniziale fine assicurativo, trasformandoli nel tempo in strumenti con cui assumere posizioni speculative rialziste o ribassiste, analogamente a quanto avviene ad esempio con l’oro od il petrolio.
Ma allora perché se ne parla?  Perché si attribuisce importanza al valore dei CDS, dato che sembrano strumenti per operatori finanziari smaliziati?
Per un motivo molto semplice.
Perché se il costo del Credit Default Swap di un Paese inizia a crescere, vuol dire che la gente lo compra, e se il mercato compra assicurazioni contro il default di uno Stato o di sua uscita dall’euro, e quindi spende soldi veri per cautelarsi,  vuol dire che percepisce un rischio. E questo fa si che spesso il crescere del CDS anticipa tendenze pericolose dei mercati, come fu ad esempio nel caso del fallimento di Lehman Brothers.
Certo, i mercati non sono Nostradamus.  Possono sbagliare, è già successo e succederà ancora nel futuro.  Ma se il prezzo dei CDS sul nostro debito aumenta, vuol dire che i mercati percepiscono l’Italia come un Paese rischioso e, piaccia o non piaccia, su questa percezione basano le loro scelte. In primis quella di vendere BTP, il che ha come conseguenza diretta la crescita dello spread.
E con questo il cerchio si chiude, nel senso che  Spread e Credit Default Swap, pur esprimendo due concetti diversi, sono quasi sempre direttamente collegati. E trattandosi non di meri strumenti di interpretazione del mercato, ma di valori veri, si sono dimostrati nel tempo sempre più utili alla comprensione delle dinamiche del mondo obbligazionario, e in particolare del debito sovrano.
Spero di avervi chiarito un po’ le idee, e se non ci sono riuscito scusatemi, e perdonatemi.
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