15 Aprile 2019 - 10.07

EDITORIALE – LA LIBIA tra caos ed interessi economici

di Fabio Rossi.

Da una parte Fayez al-Sarraj riconosciuto dalla comunità internazionale dall’altra il generale Khalifa Haftar, a capo dei due schieramenti che si stanno attualmente scontrando in Libia, in un paese che in realtà non è mai riuscito a trovare stabilità dopo la caduta di Gheddafi.

Da anni infatti la Libia è un paese spaccato in due, tra due schieramenti, quello di Tripoli che fa capo a Serraj e quello di Tobruk dove ha sede il governo guidato da Haftar con l’obiettivo di quest’ultimo d’essere la vera forza preminente, o attraverso una soluzione negoziata o attraverso la conquista militare.

Il caos che sta scoppiando rischia di rappresentare un pericolo da non sottovalutare per l’Italia, poiché potrebbe produrre importanti ricadute per il nostro Paese sia per quel che concerne possibili flussi migratori sia per futuri potenziali approvvigionamenti energetici, tenendo presente che il generale Haftar di sicuro non è mai stato vicino ad interessi italiani e che viene sponsorizzato prevalentemente non solo da Egitto ed Emirati ma anche da Russia e Francia.

Di fatto se Serraj verrà sconfitto sarà inevitabilmente una sconfitta anche per il nostro governo, considerando gli ingenti interessi presenti a Tripoli per il nostro bel Paese, interessi economici derivanti dal petrolio dell’Eni oltre al gasdotto Green Stream che copre parte delle nostre forniture.

Forse questo è l’unico e vero motivo del perché Roma sta appoggiando un governo sostenuto da Turchia, Qatar e Fratelli musulmani ma che in realtà nessuno vuole più, o forse per sdebitarsi nei confronti del Qatar per le ingenti commesse militari di navi aerei ed elicotteri.

Una crisi quindi molto complessa con risvolti sia geopolitici sia economici con in ballo riserve per circa 50 miliardi di barili di petrolio e 75 miliardi di gas.

Ancora una volta l’Europa, in particolar modo Italia e Francia, si dimostrano divise, una contro l’altra, non per convinzione, ma bensì per una sorte di guerra fratricida per sostenere le rispettive compagnie di bandiera interessate a mettere le mani sul petrolio locale, Eni contro Total.

In Libia infatti il petrolio oltre essere presente in grandi quantità ha la pecularità di essere di facile estrazione, con Eni presente nel paese africano già dal lontano 1959 ed accordi già firmati con Tripoli per l’estrazione e la commercializzazione che non scadranno prima del 2042 per quel che concerne il petrolio e del 2047 per quel che concerne il gas.

Di contro la Francia pronta ad approfittare attraverso la controllata Total di un eventuale uscita italiana dal Paese libico. Alla fine quindi quella in Libia più che una questione ideologica sembrerebbe essere una questione di grandi interessi economici.

L’unica cosa vera da evitare è che scoppi il caos ed una nuova crisi migratoria, anche se sembra inevitabile lo scoppio di un nuovo conflitto con perdite di vite umane ed ingenti danni al Paese ed alla sua popolazione. La Libia si trova sull’orlo di una nuova guerra civile dove alla fine non ci saranno vincitori ma solo tanti morti per l’ingordigia e l’egoismo di pochi e potenti uomini.

FABIO ROSSI

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