11 ottobre 2017 - 10.19

EDITORIALE – Italia, senza campioni Ventura dia coesione alla squadra

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di Marco Osti

La nazionale di calcio italiana è ai play off per qualificarsi alla fase finale della Coppa del Mondo, che si giocherà in Russia il prossimo giugno.

La vittoria con l’Albania non poteva modificare questo piazzamento, ma consente di affrontare gli spareggi come testa di serie e di incontrare un avversario sulla carta più abbordabile.

Quindi tutto sembrerebbe andare secondo logica.

Le critiche che arrivano da più parti agli azzurri e al commissario tecnico Giampiero Ventura, per il gioco dimostrato nel corso delle varie partite, e in particolare per le ultime prestazioni deludenti, soprattutto con Spagna e Macedonia, sono però il segnale che molte cose ancora non convincono.

Valutando le questioni in modo realistico va detto che, come sostiene lo stesso Ventura, non può essere considerato motivo di polemica essere arrivati secondi nel girone, perché quando venimmo sorteggiati insieme alla Spagna, a chiunque, dal più attento osservatore, a qualsiasi tifoso, fino all’ultimo interessato alle vicende pedatorie nostrane, era chiaro che quello poteva essere il nostro massimo risultato.

Come non sono corrette le considerazioni di chi ritiene che gli altri avversari, oltre la Spagna, siamo di scarso valore, perché nel calcio moderno sono ormai molto rare le cosiddette “squadre cuscinetto”, contro cui si vince facilmente e il dubbio è solo nel numero dei gol che si riesce a realizzare.

Il livello è oggi molto più competitivo e le nazionali europee sotto la prima fascia, come le squadre di club di questi paesi, hanno organizzazione di gioco moderna, capacità tattica funzionale al proprio livello tecnico, qualche giocatore di spicco, che normalmente gioca nei massimi campionati, forza fisica e determinazione.

Per battere chiunque serve quindi giocare al massimo delle proprie capacità, con relativo dispendio nervoso e fisico, che prima, fino agli anni Ottanta – Novanta del secolo scorso, poteva dedicarsi solo alle gare più importanti.

I casi dell’Albania, di recente qualificatasi ai Campionati Europei, e dell’Islanda, che dopo il torneo continentale accede direttamente anche ai Mondiali, sono i simboli di un calcio dove anche piccoli Paesi emergono e una nazionale di blasone come l’Olanda è di fatto eliminata, il Portogallo Campione d’Europa supera la Svizzera solo all’ultima partita e, dall’altra parte dell’Oceano, l’Argentina strappa il pass per la Russia al termine di un girone difficile e per le prodezze del suo fenomeno Messi.

L’Italia non sfugge da questo scenario, che ha ridotto le distanze fra varie squadre, soprattutto in una fase come l’attuale in cui, va detto con chiarezza, tra i nostri giocatori non ci sono grandi campioni, se non il solo Buffon, ormai comunque nella fase finale della carriera.

Oltre a lui probabilmente nessuno degli azzurri sarebbe titolare fisso nelle migliori nazionali del mondo, anche chi ha comporta la difesa titolare della Juventus che ha dominato in Italia negli ultimi sei anni.

Questo scenario si è ulteriormente aggravato nelle ultime partite, per le assenze a centrocampo di riferimenti comunque importanti come De Rossi, Marchisio e Florenzi, che non a caso giocano nelle squadre di club arrivate nei primi due posti lo scorso anno.

Su questo punto però emergono le responsabilità del commissario tecnico, che, di fronte a questa situazione di livello non eccelso e all’impossibilità di ricorrere alle prime scelte, ha costantemente giocato con un modulo offensivo con due centrali in mezzo al campo, spesso lasciati senza sostegno da una difesa sufficientemente alta e da compagni di reparto abituati alla fase di contenimento.

Una decisione del tutto fuori luogo contro la Spagna, le cui trame di gioco, fatte di continui passaggi, devono essere contrastate proprio nella zona nevralgica del gioco, come peraltro hanno dimostrato le squadre che sono riuscite meglio a contenere le Furie Rosse, e lo stesso Barcellona, che propone un gioco simile.

Dopo mesi a disposizione per preparare tatticamente la partita, non tanto la sconfitta con la Spagna, ma il modo in cui è maturata hanno dato una sensazione di presappochismo e mancanza della necessaria umiltà che una squadra come l’Italia non può assolutamente permettersi.

Ventura però non ha evidentemente dato peso a questa difficoltà tattica e ha riproposto anche con Macedonia e Albania due giocatori in mezzo al campo, privi di adeguato sostegno dei laterali, senza essere peraltro loro stessi sviluppatori di gioco.

Con l’Albania si è tornati dal 3-4-3 usato la partita precedente alla difesa a quattro e le cose sono andate un po’ meglio, ma la squadra ha in ogni caso sofferto troppo la velocità degli avversari.

Un contributo è arrivato anche dalla riproposizione a destra di Candreva, che, a parte il gol, per caratteristiche consente più equilibrio di Insigne a sinistra.

A fine partita Ventura ha auspicato che i giocatori della nazionale siano più impiegati nei propri club, ma se ciò non accade attiene a quanto si diceva sul valore dei nostri giocatori. Peraltro questo invito appare discordante con la scelta fatta con la Macedonia di lasciare fuori proprio Candreva, sempre titolare nell’Inter, per mettere a centrocampo un giocatore che resta fuori spesso nel Chelsea come Zappacosta.

Per andare in Russia e preparare bene il Mondiale ora è necessario costruire una squadra coesa e compatta, che sappia sopperire a un valore tecnico dei singoli inferiore a quello di altre nazionali e affrontare le partite con più consapevolezza dei propri limiti.

Riuscirci è compito di Ventura, che ha l’occasione per rispondere alle critiche e dimostrare di avere la caratura per fare il commissario tecnico della nazionale.

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