6 marzo 2018 - 10.02

EDITORIALE – Elezioni: ed ora chi governa, Paperino?

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di Stefano Diceopoli

Niente panico, eh, adesso si risolve. Allora si prende il 30 per cento dei grillini, si aggiunge il 17 per cento dei leghisti, si sottrae il 10 per cento di Forza Italia, moltiplicato per il 18 per cento del Pd. Considerato il coseno di x ed estratto il logaritmo… Non c’è modo di fare un Governo. E giù tutti a dire: “Eh beh, si sapeva. La legge elettorale è uno schifo, è stata fatta apposto per non consentire a nessuno di vincere, serviva più a non perdere che non a dare un Governo al Paese…”

E nessuno che si ricordi che Napolitano era rimasto a fare il Presidente della Repubblica pur di dare il tempo al Parlamento di studiare una legge elettorale e delle riforme degne di questo nome. Nessuno che si ricordi di quante proposte siano passate nel frattempo: doppio turno alla francese, proporzionale corretto, uninominale secco, le preferenze. Tante belle teste messe a pensare e discutere per non trovare una soluzione e mandare gli italiani a votare con un sistema che non risolve il problema che era già noto a tutti: in un paese dove l’elettorato è diviso in tre tronconi (centrodestra, centrosinistra e M5S) servirebbe un modo per consegnare il diritto di governare alla forza politica che si assicura qualcosa in più del 30 per cento dei voti. Ma è stata la Corte Costituzionale a dire che un simile schema è illegittimo e allora l’unica altra strada sarebbe quella di confrontare gli schieramenti che guadagnano più voti al primo turno con un ballottaggio. Cioè bisognerebbe tornare a votare fra 15 giorni mettendo di fronte Di Maio da un parte e Salvini con i suoi dall’altra. Si è voluto questo? No. Si può governare in questo modo? No.

Delineare una prospettiva è difficilissimo e non sarà nemmeno una questione breve. Intanto i parlamentari eletti domenica scorsa si troveranno come scolaretti, come primigini, il prossimo 23 marzo per l’insediamento delle Camere. Il 23 MARZO! Significa passare le prossime tre settimane a parlare del nulla cosmico, ma c’è da scommettere che non si parlerà d’altro e non si smetterà di fare calcoli e di raccontare retroscena nei quali i leader dei diversi schieramenti dichiareranno di non volersi accordare con nessuno, o di volersi accordare solo con quelli che sottoscrivono il loro programma dalla prima all’ultima parola, il che significa non volersi accordare. Poi partirà la manfrina delle elezioni dei presidenti di Camera e Senato, quelle storiche pagine di televisione nel corso delle quali un parlamentare legge il nome di altri parlamentari con voce alta e stentorea, aprendo i bigliettini lasciati nelle urne. Alla fine i presidenti ci saranno, perché anche in questa legislatura chi arriva in Parlamento ha tutto l’interesse di restarci per un periodo piuttosto lungo. E solo dopo queste nomine il Presidente della Repubblica comincerà le consultazioni. Un incarico esplorativo a Luigi Di Maio è nell’ordine naturale delle cose, che poi il candidato premier riesca a mettere in piedi una maggioranza rimane un mistero. E se non ci riesce? Allora toccherà a Matteo Salvini fare lo stesso tentativo. L’uno e l’altro dovranno mischiare il diavolo e l’acqua santa, rinunciare a qualcosa per ottenere qualcosa d’altro. E chi oggi predica coerenza se la dovrà mangiare. Ma tranquilli, prima o poi usciranno fuori i “Responsabili”, quelli che faranno il contrario di tutto quello che hanno predicato in campagna elettorale, ma che lo faranno solo “per il bene del Paese” e per dare un governo a quel sistema produttivo che invoca a gran voce “stabilità”.

La Terza Repubblica è iniziata nel segno del teatro dell’assurdo, Eugène Ionesco sarebbe fiero di noi. Se poi nel corso dei prossimi cinque anni, chi oggi dice di essere diverso da tutti gli altri, di avere una levatura morale superiore a tutti gli altri, e l’interesse a cambiare davvero le cose, sarà in grado di farlo davvero… Allora fatevi prendere dal panico: le conseguenze sono imprevedibili!

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