10 Febbraio 2019 - 9.01

Editoriale- Don Ciotti e la sindaca di Oderzo che uccide la libertà di pensiero

Non succede di frequente che la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, il Sindacato dei Giornalisti, e l’Associazione art. 21, si trovino costretti a stigmatizzare all’unisono comportamenti e decisioni di certi “potentati”. E per fortuna, mi viene da dire!

Eppure è accaduto nei giorni scorsi proprio nel nostro Veneto, in quel di Oderzo, dove il Sindaco Maria Scardellato ha negato il patrocinio del Comune della Marca, e vietato l’utilizzo del teatro comunale Cristallo a don Ciotti, noto presbitero fondatore dell’associazione “Libera”.

Per chi non abbia presente cosa sia l’Associazione art. 21, in estrema sintesi si tratta di un’associazione che riunisce esponenti del mondo della comunicazione, della cultura e dello spettacolo; giornalisti, giuristi, economisti, che si propongono di promuovere il principio della libertà di manifestazione del pensiero, così come stabilito appunto dall’ art. 21 della Costituzione Italiana.

Ma perché la sindaca aderente alla Lega, ma a mio avviso questo è solo un dettaglio, ha preso questa decisione?

Lo ha spiegato lei stessa in alcuni post su Facebook, riportati dai media. Dopo aver sottolineato di non avere alcuna intenzione di mettere in discussione l’alta statura morale di don Luigi Ciotti, che per inciso è un nostro conterraneo, essendo nato a Pieve di Cadore, ha aggiunto che “«Sono note alcune sue precise prese di posizione politiche che, al di là delle sue intenzioni, assumono connotazioni anche partitiche. Lui stesso ha detto che spesso hanno cercato di mettergli in testa cappelli partitici, e anche le sue magliette rosse sono state ampiamente strumentalizzate. Anche il polverone mediatico che si è scatenato in questi giorni ne è la prova. Se fossi riuscita a parlare con Don Ciotti gli avrei chiesto, nel caso avesse parlato di immigrazione, di evitare di dare giudizi morali sulla scelta di Salvini di chiudere i porti. Primo perché questa scelta non ha obiettivamente comportato alcun pericolo per le vite dei migranti. È stata piuttosto la facilitazione dei viaggi a richiamare un flusso crescente e a provocare più morti. Secondo perché una posizione di accoglienza incondizionata è ovvia e doverosa per un sacerdote, ma non può essere imposta alla politica, semplicemente perché non può essere la soluzione del problema».

Ho scelto di riportarvi in primis le motivazioni addotte dal Sindaco perché a mio avviso dicono tutto.

E ci fanno capire che, a Oderzo, sembra che si possa parlare di tante cose ma non di mafia e migranti, perché si tratta di temi “politici”, che potrebbero “turbare”, per usare un eufemismo, le certezze dei cittadini in tema di migrazioni e di accoglienza.

Ma il vero problema non sono i temi che don Ciotti voleva affrontare nella sua manifestazione, che sono sempre quelli, essendo il religioso in prima linea da lunghi anni contro criminalità organizzata, corruzione e malaffare.

No, il problema è che qui si parla di libertà di esprimere il proprio pensiero, e di manifestare le proprie idee, che costituiscono i cardini di una democrazia.

Il principio della libertà di opinione è riconosciuto in tutte le moderne Costituzioni, compresa la nostra, e ad esso sono dedicati due articoli della “Dichiarazione dei diritti dell’uomo” del 1948.

La libertà di espressione è sancita anche dall’art. 10 della “Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali”, ratificata dall’Italia con L. 4 agosto 1955, n. 848, che recita:

1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera.

2. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati.
Ed è bene ricordarsi sempre che gli Stati dove la libertà di pensiero e di espressione del cittadino, e di conseguenza la libertà di stampa, vengono conculcate, sono “dittature”, senza se e senza ma.
Per quanto attiene la vicenda di Oderzo, la decisione del Sindaco non avrà di fatto alcun effetto pratico. Infatti, non è che la manifestazione di don Ciotti sia stata annullata. Si svolgerà regolarmente domenica 10 febbraio, in un’altra location, una sala del Collegio Brandolini-Rota, però a pagamento. E gli organizzatori hanno comunque voluto invitare la Prima cittadina, che avrebbe accettato di prendere parte all’incontro.
Don Ciotti, da parte sua, ha dichiarato di non voler polemizzare con il Sindaco, aggiungendo: “Vado lo stesso a Oderzo, gli organizzatori hanno trovato un’altra sala. Io parlo di persone, parlo della dignità delle persone, chiunque esse siano, quindi si deve parlare dei migranti come delle persone a cui la mafia toglie la dignità. Noi parliamo di persone e nessuno può classificarle secondo le proprie esigenze o le proprie osservazioni. A Oderzo mi fa piacere andare, ci sono stato già altre volte. Potevo andare solo domenica prossima per via dei miei impegni in agenda; mi è stato detto che se si parlava di migranti non era possibile, ma io parlo di persone che hanno bisogno di libertà e di dignità”.

Comunque la si pensi, anche se legittimamente non si condividono le idee e le iniziative di Don Luigi, questa resta una “brutta storia”, che sarebbe un errore catalogare come un “caso politico”: Sarebbe una banalizzazione, proprio perché qui non sono in gioco voti o preferenze, ma qualcosa di ben più alto; la libertà di ciascuno di noi di pensare e di esprimere le proprie idee.

Io credo che tutti noi domenica 10 febbraio dovremmo essere “idealmente” con don Ciotti al Collegio Bradolini-Rota di Oderzo; e se uno vuole, e ne ha possibilità, anche alla manifestazione nazionale che Libera ha in programma a Padova il prossimo 21 marzo.

Umberto Baldo

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