6 Gennaio 2019 - 9.42

EDITORIALE – Contante, contante, fortissimamente contante

Ormai il bancomat lo consideriamo quasi una sorta di elettrodomestico, nel senso che fa parte della nostra vita, come il frigorifero, il televisore, o il telefonino.
E’ vero che non ce l’abbiamo in casa, ma sappiamo che, quando abbiamo bisogno di “schei contanti”, la nostra apparecchiatura, inserendo semplicemente un codice segreto (PIN) soddisferà le nostre esigenze di banconote fruscianti.
Tutto facile “Siora Maria”? Tutto semplice “Sior Bepi”?? Possiamo prelevare quanto soldi vogliamo, sempre nel limite del saldo chiaramente? E  soprattutto possiamo dare qualsiasi somma in contanti a chiunque?
Non è precisamente così, perché la movimentazione dei contanti è regolata da norme molto cogenti, sia a livello Comunitario che Nazionale. Ma andiamo con ordine.
Da circa trent’anni è stata introdotta in Italia una normativa specifica, denominata “antiriciclaggio”, che negli anni si è evoluta e perfezionata, anche sulla scorta delle direttive emanate in materia dalla Ue.
Possiamo dire che in generale c’è una tendenza di tutti gli Stati del mondo ad imporre limitazioni alla circolazione del denaro contante, e ciò sostanzialmente per due ordini di motivi: il primo perché le banconote, soprattutto quelle di grosso taglio, sono fondamentali per il finanziamento del terrorismo e del traffico di droga, ma anche di altre forme di criminalità quali sfruttamento della prostituzione, gioco d’azzardo, contrabbando, ed in generale di qualsiasi attività relativamente alla quale si voglia evitare il controllo delle pubbliche autorità; il secondo perché il contante è lo strumento attraverso cui si alimenta il lavoro ed il commercio “in nero”, e quindi l’evasione fiscale.
L’alternativa all’uso del contante, su cui “spingono” gli Stati, è ovviamente quella dell’utilizzo della “moneta elettronica” (bancomat, carte di credito, bonifici ecc.), e ciò per il comprensibile motivo che questo tipo di transazioni sono facilmente “tracciabili”, e quindi agevolmente controllabili sia dall’Autorità Giudiziaria che da quella Fiscale.
Per capire le dimensioni del fenomeno, basti dire che si calcola che nel mondo ci siano circa 500miliardi di banconote, oltre a migliaia di miliardi di monete metalliche. Alcuni Stati, Svezia in testa, ma anche Stati Uniti ed Inghilterra, sono molto avanti nella limitazione dell’uso del contante. In Italia negli ultimi anni il numero delle transazioni elettroniche è raddoppiato, ma rappresenta ancora solo il 14% del totale. L’Italia su questo tema è tallonata in Europa solo da Spagna e Grecia.
Le motivazioni?
Fra queste sicuramente l’età media elevata di noi italiani, e si sa che i “meno giovani” hanno minore dimestichezza con le moderne tecnologie.  Basta mettersi davanti ad un ufficio postale nei giorni di pagamento delle pensioni, per constatare quanti anziani ritirino la pensione in contanti.  Per molti “Siori Maria e Bepi” gli “schei” devono ancora “crocchiare” fra le mani, anche se di questi tempi l’abitudine di tenere contanti in casa è pericolosa, come ci mostra la cronaca nera di ogni giorno.
Un’altra motivazione sta nella presenza nel nostro Paese di una cospicua “economia sommersa”, cioè lavori e transazioni in nero, che può alimentarsi e reggersi solo utilizzando denaro contante. Immagino non occorre che vi parli dell’idraulico o dell’elettricista, ma si sa che il discorso vale anche per certi professionisti. Tornando al nostro ragionamento iniziale, in parole semplici quali sono i limiti che ci possono interessare quando utilizziamo banconote?
Per i cittadini privati, i “Siori Bepi e Maria” per capirci, NON esiste un limite di legge al prelievo di denaro contante dalla Banca (Bancomat o sportello).  I limiti ai prelievi dal Bancomat, di solito dai 250 ai 1.000 euro giornalieri, e dai 2.000 ai 3.000 mensili, sono imposti dalle Banche, non dalla legge.
Il problema non è prelevarli gli “schei”, ma spenderli, in quanto c’è un limite insuperabile di 3.000 euro nel trasferimento di contanti fra privati. Per essere più chiari, la “Siora Maria” può pagare in contanti un fornitore, o dare una mancia ad un nipote, ma può farlo legittimamente solo fino all’ammontare di 2,999 euro.  Per operazioni dai 3.000 euro in su è OBBLIGATORIO l’utilizzo di strumenti tracciabili, tipo assegni bancari, bonifici, carta di credito o altri. Questo vale anche per i versamenti in conto corrente di contanti per importi superiori ai 3.000 euro,  perché in tal caso l’Agenzia delle Entrate può chiedere alla Siora Maria spiegazioni circa la provenienza di quel denaro.
Come si vede non è tutto facile o semplice!
Per imprese, professionisti, commercianti ed artigiani, le regole sono diverse e più stringenti, date le caratteristiche di questi soggetti con riferimento alla normativa fiscale. Basti dire che per questo tipo di contribuenti vigono limiti di prelievo dal conto corrente di 1.000 euro al giorno, e 5.000 nel corso del mese, superati i quali subiranno attenti controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate, col rischio di vedersi considerato il prelievo un ricavo, e quindi tassabile. A grandi linee, senza scendere troppo in dettagli, queste sono le regole   vigenti, cui è bene attenersi se non si vuole dover “ragionare” con qualche funzionario del Fisco.
Ritengo però utile segnalarvi le ultime novità in materia di utilizzo di contante,  contenute nelle più recenti “Istruzioni” emanate nel luglio 2018 dall’UIF (Unità Informazione Finanziaria per l’Italia), che opera presso la Banca d’Italia.
L’art 3 di queste disposizioni impone alle Banche, ed in generale a tutti gli Intermediari finanziari, l’obbligo di segnalare mensilmente all’UIF ogni operazione (quindi sia prelievi che versamenti), anche se occasionale, che comporti movimentazione di denaro contante per importo pari o superiore ai 10.000 euro, eseguita nel mese di rifermento.  La segnalazione è obbligatoria anche se l’importo di 10.000 euro è realizzato da parte dello stesso cliente non in una sola volta, bensì con più operazioni ciascuna di importo pari o superiore ai 1.000 euro (cosiddette operazioni frazionate).
Pensate che questa segnalazione mensile le Banche la devono effettuare “in ogni caso”, anche se nel mese non è stata fatta, dalla “Siora Maria” o da una impresa, alcuna operazione di movimentazione di contante (in tale ipotesi la segnalazione sarà negativa).
Da queste norme, che hanno un po’ il sapore del “Grande Fratello”, spero vi sia chiaro il livello di “sofisticazione” raggiunto dagli Organi di vigilanza nel monitoraggio delle operazioni aventi per oggetto denaro contante. Eppure, nonostante tutto, l’economia “sommersa”, appunto quella del “contante” tanto per essere chiaro, continua a prosperare nel nostro Paese, tanto da essere stimata dall’Istat (dato 2016) pari a circa 210 miliardi di euro, circa il 12,4% del Pil.
Si tratta ovviamente di un problema culturale, basato sul fatto che parte di noi italiani ha come credenza di base che lo Stato sia una “controparte” da raggirare, con la conseguenza che il carico fiscale si concentra sempre più su quelli che le tasse le pagano sempre e tutte. Comunque la si pensi, cari “Siori Bepi e Maria”, gli “schei contanti” saranno sempre più sotto la lente dello Stato, per cui le regole conviene sempre tenerle ben presenti, e rispettarle.  Anche perché le sanzioni, in caso di violazione, sono molto pesanti; di quelle che si ricordano, credetemi.
PS: sempre in tema di banconote, va registrato che dal prossimo 27 gennaio, su disposizioni delle Bce, le Banche Centrali di 17 Paesi su 19 dell’eurozona cesseranno l’emissione delle banconote da 500 euro.  Per motivi “logistici” la Banca centrale austriaca e la Banca Federale tedesca continueranno ad emetterle fino al 26 aprile 2019 incluso. Ovviamente quelle in circolazione continueranno ad avere corso legale, e le Banche centrali europee potranno cambiarle senza limiti di tempo.  La finalità della Bce è chiara: eliminare una banconota che si prestava a favorire attività illegali.  Per puro amore di statistica, i biglietti da 500€ rappresentano attualmente il 2,4% del totale delle banconote in circolazione, ma ben il 20% del valore complessivo di tutta la cartamoneta circolante in Europa, pari a 261 miliardi di euro.
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