11 settembre 2017 - 11.36

Editoriale- Biancorossi, i tifosi urlano: politici ed imprenditori, siete sordi?

Non so voi ma trovo vi sia qualcosa di eroico e profondamente genuino nello sforare i seimila abbonamenti al Vicenza Calcio. Una sorta di urlo sommesso, perdonate l’ossimoro, da fare entrare nelle orecchie sorde e un po’ scazzate dei milionari vicentini, imprenditori e capitani di industria, che hanno lasciato cadere a terra, guardandolo con una certa sufficienza (ed indifferenza), il giocattolo del calcio cittadino.
La questione invece è di pelle. E non capirlo significa far naufragare la barca della vicentinità nella indifferenza più totale. E’ privare di un simbolo un territorio che già ha lasciato andare a Rimini la Fiera e non si è curato più di tanto di banche e per l’appunto di ogni altra cosa che avesse interesse precipuo per la vicentinità.
Seimila urla nel mare immoto di un qual certo snobismo intellettuale laddove di intellettuale non c’è più nulla, e figuriamoci di snob!
Ora svegliatevi: e non lo dico a quel paio di imprenditori che stanno galleggiando e che stanno tenendo in vita il Vicenza per poi magari cederlo a qualche fondo speculativo. Lo dico alla politica, all’imprenditoria danarosa che vede il calcio con sospetto, quando il calcio è popolo, territorio, identità; passione popolare e aggregazione. Significa voglia di star assieme ancora, non con in gruppi chat o wapp, ma guardando una palla scorrere e sacramentando, tutti uniti per qualche ora da un solo colore: quello biancorosso.
Se in seimila urlano, qualcuno si dovrà pur svegliare, o no?
Luca Faietti

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