25 Settembre 2019 - 13.42

EDITORIALE – 60 anni sulle gambe delle donne

Sicuramente i più anziani di voi, ma io penso anche qualche giovane, ricorderanno la famosa scena del film “Ieri oggi e domani”, in cui una splendida e sensualissima Sophia Loren si sfila le calze appoggiata al letto e fa impazzire Marcello Mastroianni. Almeno per me, quella è da sempre una scena cult, in cui una semplice calza diventa il simbolo stesso della femminilità. Ma nella storia del cinema ci sono altre sequenze particolarmente conturbanti, quale quella in cui Anne Bancroft, decisa a sedurre un giovanissimo Dustin Hoffman, si toglie le calze con lente movenze nel film “Il laureato” di Mike Nichols.  Per non dire dello spogliarello mozzafiato di Kim Basinger in “Nove settimane e mezzo”, che, fra l’altro, fu un formidabile volano per il mercato delle calze da donna. Avrete capito che oggi voglio parlarvi delle calze, questo indumento femminile che da sempre solletica la fantasia di intere generazioni di maschi. 

E ve ne parlo perché quest’anno ricorrono 60 anni dall’invenzione del collant. E la particolarità è che non fu un’industria od un atelier ad ideare questo particolare indumento, bensì un uomo, l’americano Allen Gant sr, che li inventò nel nome dell’amore coniugale. Gant, allora capo dell’azienda tessile Glen Raven Mills del Nord Carolina, dovette sorbirsi per un intero pomeriggio le lamentele della moglie Ethel Boone, costretta a seguirlo in lunghi viaggi nonostante fosse “in stato interessante”. Per la poveretta destreggiarsi col pancione in treno, tra reggicalze e calze, era una vera e propria tortura, per cui ad un certo punto sbottò col marito: “ma perché non prendete due calze e le appiccicate ad una mutanda?” Il classico “uovo di Colombo”, che il marito colse al volo, forse anche intuendo il possibile business. E fu così che dopo qualche anno, nel 1959, mise sul mercato Usa appunto il “collant”, accessibile a tutte le donne, che rappresentò un vero e proprio “cambio di marcia” nel modo di vivere dell’ “altra metà del cielo”. Raven utilizzò  per i primi collant il nylon, allora pubblicizzato con la formula “delicato come una ragnatela, resistente come l’acciaio”.Il 1959 è anche l’anno in cui venne inventata la Lycra, fibra elastica hi-tech che un giorno avrebbe rivoluzionato il mondo dell’ intimo, dei costumi da bagno, e ovviamente anche dei collant. Ma l’esplosione del nuovo indumento si ebbe soprattutto dopo il lancio della minigonna inventata da Mary Quant,  che farà dei collant lo strumento primario dell’unica vera rivoluzione del costume del ‘900.  Tanto per capirci, quando Gorbaciov negli anni dell’epilogo dell’Unione Sovietica, era il 1990, lanciò la prima grande riforma nel segno della Prestrojka,  promise alle donne:  “sapone, salame e collant”. Come dicevamo, i collant nacquero nel 1959, l’anno in cui Salvatore Quasimodo vinse il Nobel per la letteratura, Emilio Segre quello per la fisica, Giuseppe Tomasi di Lampedusa il Premio Strega per “Il gattopardo”. Era un Paese strano a quel tempo l’Italia:  in cui venne istituito il primo corpo di polizia femminile, ma contemporaneamente in alcune scuole venivano vietati i blue jeans. Per alcuni il collant fu, nel campo della moda e del costume, l’invenzione del secolo. Tecnicamente parlando si tratta di una calzamaglia alta fino alla vita, che nel tempo conobbe moltissime varianti.  Ci sono bianchi da infermiera, neri tipo spogliarellista, velati, colorati, istoriati e via così. Dal punto di vista della liberazione dei movimenti, e di atteggiamenti nel segno del confort, naturalmente il collant fu per chi lo indossava una liberazione, ma per chi si riteneva deputato, in quanto maschio, a sfilarlo, fu un disastro. Chiunque abbia cominciato a fare pratica di sesso ancora negli anni Sessanta, quando la garçonniere era roba da commendatore, in casa c’erano sempre i genitori, e insomma, per dirla in breve, lo si faceva quasi esclusivamente in macchina, ha in proposito ricordi terribili. Senza scendere sul volgare, provino i ragazzi d’oggi ad accostarsi alla propria ragazza in una Fiat 500,  ma una 500 di quegli anni non quella di oggi!  I collant erano una “barriera” che costringevano ad equilibrismi da acrobati da circo, a meno di non volerli strappare, il che era comunque da evitare perché la pulzella avrebbe avuto qualche problemino a spiegarlo alla mamma. Ma gli ormoni giovanili, e la fantasia creativa, sono in grado di superare ogni ostacolo in tema di amore, e lo sapevano bene i nostri vecchi quando sentenziavano “batare le nose, e tendare le tose xe tempo perso”. E’ evidente che, allora, i maschietti non apprezzarono molto la “rivoluzione”, in quanto i collant venivano giudicati privi di carica erotica rispetto a guepière e reggicalze. Qualche sadico esegeta delle autoreggenti definisce ancora i collant “la calza con le mutande”. Sessant’anni di storia. E nonostante gli uomini lo abbiano vissuto come un defraudante sopruso, tanto che tutti i sondaggi continuano a dirci che per l’80% dei maschietti l’indiscussa regina dell’immaginario resta la “calza autoreggente”, nella sua banalità il collant è ormai una certezza, un punto fermo per le donne per la sua dirompente praticità.Questo non impedisce ad una donna che voglia sedurre un uomo di ricorrere alle mitiche “autoreggenti”, magari abbinate ad un reggicalze. Perché lo sanno tutti che le autoreggenti rendono la gamba sinuosa, elegante e sexy.In fondo cosa c’è di più bello della libertà di indossare quello che si ritiene più  comodo ed adatto alle proprie esigenze, o alla situazione? E quindi una donna è libera di indossare il collant per andare al lavoro, e magari un completino nero di pizzo, con reggicalze ed autoreggenti, per la notte di San Valentino. Buon compleanno collant!

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