8 marzo 2018 - 11.56

ED ORA L’ACHILLE (VARIATI) MI FINISCE IN PANCHINA

Dieci anni appesi ad un ministero. Cosa c’è nel futuro politico di Achille Variati, se non un onorevole pensionamento dalla politica e dalla vita pubblica?
E’ un destino singolare quello che unisce l’attuale sindaco di Vicenza con il suo predecessore, Enrico Hullweck. Entrambi hanno governato la città per due mandati, dieci anni nel corso dei quali hanno raccolto consensi molto ampi e al termine dei quali si sono ritrovati abbandonati se non schivati dai loro rispettivi partiti. Toccò al pediatra con la passione per la politica la prima cocente delusione. Le elezioni politiche erano arrivate al momento giusto, proprio quando la sua esperienza amministrativa volgeva termine con il Teatro Comunale appena inaugurato. E cosa accadde? Successe che il suo partito lo mise sì in lista, ma in una posizione tale per cui l’elezione in Parlamento era oggettivamente impossibile. Un partito che getta al vento una simile esperienza non è molto lungimirante.
Ad Achille Variati sta succedendo – mutati mutandis – una cosa molto simile. Se ne pensi pure il male o il bene che si crede, ma certamente l’uomo è stato un patrimonio per il Partito Democratico. Un sostenitore della prima ora di Matteo Renzi, anche se in seguito ha avuto anche posizioni critiche nei confronti del Segretario, Variati avrebbe forse potuto mettere un laccio emostatico all’emorragia di voti dei Dem almeno in città. Certo, avrebbe dovuto dimettersi per tempo, oppure sarebbe dovuto arrivare quel decreto, chiesto da molti, e che avrebbe messo in corsa per le politiche molti amministratori pubblici. La prima cosa non è accaduta, probabilmente perché il sindaco nel periodo giusto era impegnato a sostenere la campagna di Jacopo Bulgarini alle primarie, la seconda non opportunità non è stata offerta per motivi piuttosto misteriosi. Risultato: Achille Variati non partecipa alla corsa per il Parlamento e da Vicenza verso Roma riparte Daniela Sbrollini, figura sicuramente meno forte e meno influente.
Molti sussurrano che Achille non avesse nessuna intenzione di andare a fare il parlamentare semplice a Roma, e che il suo interesse sia piuttosto focalizzato sulla possibilità di correre per un posto di Governatore a Venezia. Un bel sogno, coltivato a lungo dal centrosinistra che non arriva nella stanza dei bottoni della regione da molto e molto tempo. Se le cose dovessero seguire il loro corso naturale, ci sarebbero almeno due anni da aspettare e due anni, in politica, sono lunghi. Due anni fuori dai giochi, due anni lontano dai riflettori della stampa e della tv possono costare cari. Il lumicino della speranza, quindi, sembrava legato, fino a domenica scorsa, ad una vittoria ancora più larga del centrodestra. Controsenso? Non troppo. Se l’asse Berlusconi, Salvini, Meloni fosse stato in grado di formare un Governo, allora le quotazioni del Presidente della Regione, Luca Zaia, sarebbero state in forte aumento e probabilmente un posto da Ministro, magari quello molto desiderato della Salute, avrebbe potuto portate a nuove elezioni regionali in un tempo ragionevolmente stretto. Abbastanza stretto da consentire ad Achille Variati di correre e magari di invertire il vento che soffia sul Veneto. Anche se, con i numeri che si sono letti lunedì, sarebbe stato un compito ciclopico anche per un eroe delle urne.
Il rischio, anche per Variati, è quello di uscire da dieci anni di amministrazione e di dover rimanere in panchina a fare il padre nobile di una coalizione che, già a partire dalle primarie dello scorso 3 dicembre, lo ha fortemente contestato. L’endorsement concesso con tanto affetto e fiducia al suo vice-sindaco, quella mano quasi paterna posta sul capo di Bulgarini, viene da molti considerata l’errore politico più grave da imputare ad un uomo che invece ci aveva abituato a sottili e prudenti ragionamenti. Davvero, in occasione delle primarie, Variati si è comportato più da padre che da politico e ora sta pagando, probabilmente contento di pagare, come tutti i padri.
Il bilancio di dieci anni di amministrazione è positivo o negativo? Credo che nessuno possa dire che la città oggi sta peggio di dieci anni fa. Il capolavoro rimane quello della conclusione della ristrutturazione della Basilica Palladiana e dell’accordo con Marco Goldin per portare a Vicenza le mostre blockbuster. Vicenza è indubbiamente entrata in un circuito turistico e artistico di primo livello, il centro storico ne ha tratto beneficio e l’intera economia commerciale della città ne è uscita rinfrancata. Lo si è visto, drammaticamente, proprio nel momento in cui si è cercato di rinunciare e di mandare Goldin a quel paese, che poi si è rivelato essere Treviso.
Si può dire che Achille Variati non sia stato baciato dalla popolarità? Direi proprio di no, visto il plebiscito con il quale è stato eletto al primo turno al suo secondo mandato.
Rimangono del suo mandato delle opere pubbliche significative? Questo è un po’ più problematico: certo c’è tutta la partita delle opere di compensazione per il passaggio della linea ferroviaria ad alta velocità, ma si tratta di una partita aperta, i cui benefici – sempre che arrivino – saranno goduti da chi arriverà fra una decina d’anni. Variati e i suoi si sono spesi molto per il capitolo “Fondo Immobiliare”, ma si sono fermati prima di concludere.
Nessuno può dimenticare come un certo impegno di Variati a fianco dei contestatori della base americana al Dal Molin abbia contribuito al suo successo nel primo mandato. Rispetto a quella battaglia, cosa abbiamo portato a casa? La base è fatta, il parco della Pace, invece no. E non è un problema da poco.
Variati però ha saputo gestire le emergenze: l’alluvione del 2010 e il suo ufficio trasferito sotto i portici di Palazzo Chiericati sono stati un esempio di vicinanza ai cittadini davvero impressionante. Su quel fronte non c’è confronto: quando i vicentini hanno avuto bisogno, quando sono stati a rischio, Variati si è speso e si è speso bene.
Come sempre accade, in un periodo di amministrazione così lungo come quello che sta per chiudersi, si sono create delle frizioni, qualcuno ha perso il posto o non se lo è visto confermare e oggi sono le inimicizie interne, più che le critiche esterne, a colpire il sindaco uscente. Molti degli scontenti sono confluiti nello schieramento di Otello Dalla Rosa e non è un caso se tutto il centrosinistra è rimasto paralizzato per tre mesi dopo le primarie di dicembre: molte erano le ferite da far guarire.
Strano destino per i sindaci della nostra città. Si dedicano per dieci anni e poi, come se li avessimo consumati, non sappiamo mai davvero bene cosa farne.

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