9 Settembre 2019 - 16.48

ECONOMIA – Lo Spread brinda al nuovo governo M5s – Pd

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di Fabio Rossi.

Se l’apparato decisionale di uno Stato viene identificato con dei colori, prima giallo/verde adesso giallo/rosso c’è poco da stare allegri, le cose per cui dovrebbe essere riconosciuto un buon governo sono ben altre, ma gli attori in campo purtroppo sono questi.

Eppure i mercati fanno un bel regalo al neonato Governo Conte BIS, facendo scendere lo spread sotto quota 150 punti, valore mai così basso con un nuovo governo, negli ultimi dieci anni, un regalino tra i 5 ed i 10 miliardi di minor spesa sul debito pubblico ed effetti indotti sulle banche e sull’intero sistema creditizio.

Non poca cosa per un esecutivo appena insidiato, un vantaggio che non deve essere sperperato, almeno si spera, unitamente alla maggiore flessibilità concessa probabilmente dalla BCE e dall’Europa, quasi un premio per aver allontanato, per il momento, Matteo Salvini dalle stanze di comando.

Situazione comunque un po’ preoccupante, perché se è giusto essere felici per i benefici derivanti dalla discesa dello spread, è anche giusto essere pensierosi se effettivamente la condivisione oppure no di una ideologia politica possa far salire o scendere uno spread, perché vorrebbe dire che la nostra amatissima nazione è schiava di qualcuno.

I mercati hanno reagito positivamente alla coalizione M5s – Pd scommettendo su una maggiore disciplina fiscale a beneficio dei conti pubblici, e lo spread è uno dei termometri della fiducia dei mercati in un Paese.

Per i neofiti va ricordato che il termine spread indica la differenza tra due rendimenti di asset, nel caso specifico la differenza di tassi dei titoli di Stato, nella fattispecie tra il BTP decennale ed il BUND sempre decennale, dove più il titolo di Stato italiano viene percepito rischioso, più è costretto ad offrire tassi d’interesse elevati per invogliare acquirenti, ampliando di conseguenza lo spread con i BUND.

La discesa dello spread, fa sì, che per lo Stato italiano non sia mai stato così conveniente finanziarsi indebitandosi. Di sicuro non è merito del nascente Governo, non avendo ancora fatto vedere quello che potrà e saprà fare.

Forse ancora una volta il merito va riconosciuto a Mario Draghi e nella sua convinzione che in presenza di un’inflazione stagnante sotto il 2% avrebbe messo in campo degli interventi straordinari come un nuovo programma di Quantitative Easing oppure l’interruzione della politica d’innalzamento dei tassi d’interesse.

Se i mercati festeggiano una prospettiva di stabilità dell’Italia, la triste realtà e convinzione è che i problemi del nostro Paese stanno principalmente in una classe dirigente non all’altezza. Tutto tornerà normale ed incasinato non appena la luna di miele terminerà, e purtroppo il conto che dovremmo pagare sarà ancora più devastante nonostante il vantaggio dello spread.

L’Italia non può essere il triste teatrino a cui abbiamo dovuto assistere alcune settimane fa nel momento della caduta del primo Governo Conte, dove nessuno meritava di essere assolto, senza distinzione tra destra sinistra o centro. Un teatrino vergognoso lontano dalla realtà che quotidianamente le persone  comuni devono affrontare. L’Italia è ben altra cosa.

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