11 Giugno 2018 - 17.27

ECONOMIA – La bufala dello spread

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Ci mancava lo spread. Era dal lontano 2011 che non sentivamo pronunciare così spesso questa parola, ed un po’ di nostalgia iniziava a sorgere.

Premessa a tutto, onde evitare facili populismi, la più grande bufala è dire che l’aumento dello spread sia determinato dal governo giallo verde Di Maio, Salvini. Più facile dire che qualcuno sta scommettendo contro l’Italia, anche se oggi lo spread sta salendo in quasi tutti i Paesi Europei.

Da un punto di vista puramente tecnico, lo spread BTP-BUND indica la differenza tra il rendimento del debito pubblico pluriennale italiano e quello tedesco, dove più alto è il rendimento o meglio il valore percentuale più alto è il rischio d’insolvenza, anche se non è tanto lo spread a testimoniare lo stato di salute di determinati titoli quanto piuttosto il loro tasso d’interesse.

Inevitabilmente se si alza troppo potrebbe diventare un problema, e la recente crisi politica italiana non ha giocato a favore nel calmierare i mercati.

Il BUND che avevamo nominato poc’anzi serve come punto di riferimento poiché la Germania è il più grande mercato della zona euro, venendo considerata o meglio percepita come la nazione più sicura.

Il rischio maggiore di fronte ad un impennata dello spread riguarda soprattutto il bilancio dell’Italia, dal momento che le future obbligazioni, leggi titoli di Stato, leggi debito pubblico, costeranno automaticamente di più come tassi d’interesse, andando zavorrare ulteriormente le nostre tristi finanze, con la possibilità poi di manovre finanziarie correttive a discapito di tutti.

Comunque siamo in buona compagnia, anche se è una magra consolazione. I paesi ad alto rischio di sostenibilità per le finanze pubbliche, oltre a noi sono la Francia, il Belgio, la Spagna, la Romania, la Finlandia, il Regno Unito, il Portogallo e l’Ungheria.

Triste vedere che nonostante i tanti sacrifici richiesti dai vari “tecnici” o esperti in materia di economia, negli ultimi anni la situazione di bilancio dell’Italia al posto di migliorare è peggiorata.

La convinzione, invece, come unica soluzione, sarà quella di eseguire dei tagli selettivi alla spesa unitamente ad una riduzione della pressione fiscale per far finalmente ripartire la ripresa, cosa che finora nessun governo italiano è riuscito a fare.

 

FABIO ROSSI

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