3 dicembre 2018 - 17.05

ECONOMIA – Flop BTP Italia

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Per il nuovo BTP Italia ordini complessivi per circa 2,16 miliardi, uno dei peggiori risultati di sempre, in termini di sottoscrizione.

Un flop che denota una caduta di fiducia nei confronti del nostro Paese, e per certi versi un messaggio da non sottovalutare dei risparmiatori nei confronti di Salvini e Di Maio.

Per assurdo questo BTP il cui rendimento è legato all’inflazione, doveva rappresentare il prodotto più adatto per l’investitore in cerca di certezze e tranquillità, ed invece si è rilevato un clamoroso flop.

Come si diceva poc’anzi le aspettative erano ben altre rispetto ai 2,16 miliardi sottoscritti, di cui 1,3 sottoscritti da investitori istituzionali e solo 863 milioni per il pubblico indistinto retail.

Se l’investitore nonostante tassi migliori rispetto ad alcuni anni fa, percepisce un rischio laddove non dovrebbe esserci, disaffezionandosi alla sottoscrizione di un titolo sovrano del proprio Paese, nonostante tassi non più a zero, la cosa può essere preoccupante, con una serie di conseguenze che inevitabilmente avranno delle ripercussioni nel bilancio dello Stato, ma non solo, poiché la diminuzione del prezzo e l’aumento del rendimento, porterebbero in dote anche una svalutazione di quei titoli posseduti dalle banche con il rischio di una drastica riduzione del credito alle aziende ed alle famiglie, senza dimenticare a cosa succederà tra qualche mese quando la BCE cesserà la sua politica di acquisto di Titoli di Stato.

Si capisce bene quanto male sia andata l’ultima emissione, se solo la confrontiamo con quella precedente dello scorso maggio dove le sottoscrizioni complessive furono di oltre 4 miliardi, pur con un rendimento minimo garantito inferiore, lo 0,55% rispetto all’ 1,45%, ed una durata maggiore, otto anni rispetto ai quattro anni.

E’ indubbio che lo Stato ha bisogno delle famiglie. L’attuale esecutivo gode un favore popolare pari quasi al 60%, ma di questo 60% probabilmente pochi si fiderebbero di affidare i propri risparmi al governo giallo-verde. Sembra quasi una contradizione ma questa è la triste realtà.

Se i privati non acquistano, e gli stranieri guardano ancora con diffidenza il nostro Paese, giocoforza la parte del leone nel sostenere l’offerta di titoli ed il sistema Italia dovranno farla le banche e le assicurazioni, nella speranza che questi nuovi acquisti non vadano a pesare ulteriormente nei loro bilanci già zeppi di titoli del debito pubblico.

Un brutto segnale che denota la scarsa fiducia degli investitori circa la sostenibilità del debito italiano, ma come sempre la storia insegna che i migliori acquisti si fanno sempre nei momenti più negativi, quindi non dovremmo alla fine di tutti i discorsi essere del tutto pessimistici.

 

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