7 agosto 2018 - 18.30

DECRETO DIGNITÀ: Confindustria Vicenza all’attacco del Governo. Dura presa di posizione di Luciano Vescovi

Anche Confindustria Vicenza prende posizione sul Decreto Dignità e sottolinea tutte le criticità di questo provvedimento. A scendere in campo è direttamente il Presidente Luciano Vescovi:
“Prendiamo atto che le forze che sostengono questo governo non hanno avuto il coraggio di ascoltare la voce delle imprese, le quali si sono espresse in modo unanime sulle criticità del cosiddetto decreto dignità. Ma bisogna anche ricordare che lo hanno fatto in modo aperto, proponendo delle alternative di mediazione affinché ai sani principi che hanno mosso questo provvedimento potessero corrispondere delle modalità che fossero coerenti e sostenibili per il mondo del lavoro. C’era stato detto che si sarebbe dovuto attendere il termine dell’iter parlamentare per esprimere giudizi perché le imprese sarebbero state ascoltate e i miglioramenti sarebbero stati fatti. Non possiamo riscontrare, nei fatti, nulla di tutto questo.
Oggi, invece, possiamo dire che le imprese italiane sono meno concorrenziali. Questo decreto parte dal presupposto sbagliato che persistano, tra imprese e i lavoratori, le contrapposizioni di 40 anni fa. Le aziende export oriented del Nordest si sono profondamente rinnovate, corrono nei mercati mondiali, sono parte integrante del polo manifatturiero europeo. La parola delocalizzazione è una storpiatura: molte PMI vincenti del nord Italia sono imprese internazionalizzate, i cui impianti esteri sono parte integrante di una filiera altamente integrata, in cui ricerca e sviluppo e produzioni di alta gamma rimangono in Italia, creando valore.
Questo provvedimento è sciagurato proprio perché denuncia una mancanza di conoscenza del funzionamento della realtà manifatturiera internazionalizzata europea.
Infine, per non farci mancar nulla, tra questo provvedimento, voci no TAV, no TAP, no Ilva, no tutto, stiamo dicendo che come Paese siamo inaffidabili e che per chi vuole investire, stranieri e soprattutto italiani, ci sono solo due vie: o essere più prudenti, investire di meno e vedere cosa succede nel mentre o, come sta già facendo qualcuno, investire altrove”.

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