20 Febbraio 2021 - 11.53

Da Zaia, agli insegnanti e alunni: tutti contro il prolungamento della scuola: ecco perché!

Ma alla fine i nostri ragazzi saranno davvero in aula fino al 30 giugno?
Non si tratta di una domanda retorica, e neppure di un indovinello, ma è quello che in questi giorni si stanno chiedendo un po’ angosciati milioni di genitori e di studenti.
Come Tviweb abbiamo già espresso chiaramente la nostra contrarietà alla proposta del neo premier Mario Draghi, ma poiché continuiamo a ricevere numerosissimi vostri messaggi, vuol dire che il tema è molto sentito, per cui riteniamo opportuno riprenderlo.
Innanzi tutti penso sia giusto dire che quella del prolungamento dell’anno scolastico non è un’idea “originale” di Draghi.
A dicembre dell’anno scorso l’ormai ex Ministro Lucia Azzolina aveva avanzato la stessa ipotesi, di prolungare cioè di qualche giorno il calendario scolastico per poter permettere di completare il programma e recuperare eventuali argomenti persi tra i vari passaggi in DAD. Se all’epoca le sue parole vennero prese di mira da tutti, sindacati compresi, oggi quelle di Mario Draghi sembrano raccogliere il tiepido favore di alcune forze politiche (non quello di Luca Zaia, governatore del Veneto che si è detto decisamente contrario al prolungamento di giugno).
Direi che è inutile elencare compiutamente tutte le prese di posizione contrarie a questa ipotesi.
Si va Antonello Giannelli, Presidente dell’Associazione nazionale Presidi, a Marcello Pacifico, Presidente dell’Anief (Associazione nazionale insegnanti e formatori), dai Sindacalisti Sinopoli della Cgil a Maddalena Gizzi della Cisl Scuola, da Rino Di Meglio della Gilda degli Insegnanti a Elvira Serafini dello Snals.
Contrario anche Luca Ianniello, che guida la Rete degli studenti, che trova la proposta di Draghi “fuori luogo in quanto: “È bene riconoscere che la didattica a distanza non è scuola, ma gli studenti non sono stati un anno in vacanza”.
Ma cosa c’è di meglio della voce di una nostra lettrice, immagino un’insegnante, che ci ha scritto: “Invece di straparlare e dettare leggi inique di cui non sapete nemmeno come agire, dovreste ringraziarci per avere trattenuto alle lezioni imposte con la DAD i vostri figli, coccolandoli, portando avanti i programmi ministeriali, dando le dovute competenze e solo con i nostri mezzi, il nostro impegno, la nostra professionalità, quella professionalità che sconoscete e non sapete conseguentemente applicare. Quando parlate di scuola dovreste sciacquarvi la bocca in primis”.
O di quest’altra: “Inondiamo di mail i sindacati…. Noi non abbiamo perso alcun giorno di lezione, lavoriamo con fatica al freddo e al gelo adesso, e dopo col caldo assurdo con mascherina e visiera x 8 ore…. a giugno ci sentiremo MALE col caldo! Loro se ne stanno bei belli coi condizionatori!!!! Sindacati in tutto questo cosa fanno???”
Non credo di esagerare nel dire che nelle parole delle nostre lettrici si coglie nettissima l’esasperazione di chi ritiene di aver fatto fino il fondo il proprio dovere, e sente come “punitiva” l’eventualità di prolungare l’anno scolastico.
Tutti contrari dunque? Ma allora di cosa stiamo parlando?
Per completezza di informazione va riferito che oggi un quotidiano nazionale riferiva, in un pezzo sul tema, queste parole di una mamma «Magari i miei figli andassero a scuola fino al 30 giugno, penso non ci sia un padre o una madre che non accetterebbe di buon grado per cercare di colmare lacune, anche psicologiche, che questo periodo ha portato”.
Ma da quanto ho constatato sia dei messaggi delle nostre lettrici, che dal dialogo diretto con numerosi genitori, non giurerei che l’idea della mamma in questione rappresenti il pensiero della maggioranza delle mamme e dei papà, anzi.
Cercando a questo punto di inquadrare questo tema che, inutile nascondercelo, è di piena attualità, mi sentirei di dire che la proposta Azzolina, ripresa da Draghi, è da un lato irrispettosa del corpo docente, almeno di quello che ha lavorato bene e con impegno in questi mesi, e per certi versi punitiva per milioni di ragazzi.
Comunque la si pensi, le scuole sono state chiuse, dopo incaute temporanee aperture, dall’Autorità politica. La quale ha manifestato tutte le sue inadeguatezze ed incapacità sia sul tema dell’organizzazione dell’emergenza nelle aule, sia sul tema dei trasporti.
Non è stata quindi colpa degli insegnati e dei ragazzi se l’unica misura messa in campo, a costo zero, sia stata la chiusura delle scuole, con contemporanea attivazione della Didattica a distanza.
La scuola si è adeguata, sia pure con tutte le difficoltà dovute alle carenze della Rete, cercando di fornire per quanto possibile un’istruzione di qualità.
Certo che la didattica in presenza è l’ideale per la scuola, ma è ingiusto ed offensivo fare di ogni erba un fascio, definendo la Dad “tempo perso”.
Perchè se questo fosse vero, prolungare di un paio di settimane l’anno scolastico, in un momento in cui studenti ed insegnanti sono mentalmente stanchi, sarebbe assolutamente inutile, in quanto è inverosimile riuscire a recuperare in pochi giorni un anno di presunto “tempo perso”.
Ma la politica ha le sue logiche, e una proposta che rischia di essere puramente “demagogica” può servire a dare l’impressione di un cambiamento di passo rispetto all’Esecutivo precedente. Pur sapendo che, se anche fosse alla fine adottata, sarebbe una misura che non risolverà nulla, e sicuramente non sanerà le crepe di una scuola abbandonata da anni al suo destino.
Come finirà?
Dovessi scommettere una cifra, punterei sulla casella “Non se ne farà nulla”, sempre con l’avvertenza che in questa benedetta Italia non è sempre la logica a prevalere.
E la penso così anche perchè la proposta dovrà essere prima condivisa, e poi applicata dai Presidenti delle Regioni.
E non mi sembra che Zaia sia fra i favorevoli, viste le sue ultime dichiarazioni: “Mi metto nei panni dei ragazzi che per tutto il mese di dicembre hanno studiato davanti allo schermo, e ora si sentono dire che dicembre non conta e dovranno fare tutto il mese di giugno. Non lo trovo giusto”.
Più chiaro di così! Draghi avvisato, mezzo salvato!
Stefano Diceopoli

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