3 Dicembre 2018 - 23.34

CULTURA: Prime considerazioni sulla mostra di Palazzo Chiericati

Quale titolo migliore per una mostra che presenta una smagliante produzione pittorica, il cui principale scopo è celebrare i fasti e le meraviglie di una terra, che costituiva il punto di riferimento culturale più importante del secolo XVIII.

La formazione dell’aristocratico europeo del Settecento non poteva prescindere dal Viaggio in Italia, il Grand Tour, alla scoperta delle antichità romane e greche, visitando Roma, Napoli, la Sicilia, o alla ricerca delle opere neoclassiche del Palladio, o a rendere omaggio alla più longeva delle repubbliche marinare Venezia.

La comunità dei Touristes nel secolo dei lumi è stata definita come la più numerosa e libera accademia itinerante che la civiltà occidentale abbia mai conosciuto.

Dal 1670, quando il canonico Lassels utilizza ufficialmente per la prima volta il termine Grand Tour, non si contano le pubblicazioni che si propongono come libri guida al viaggio in Italia.

E questi turisti, che scendevano percorrendo in lungo tutta la nostra penisola, prendendo nota nei loro quaderni di viaggio di quanto maggiormente colpiva la loro immaginazione, restavano affascinati da quanto scoprivano e, mentre noi oggi scattiamo foto a raffica con i nostri smartphone grazie alla scoperta del digitale, a loro non restava che imparare a disegnare o affidarsi agli artisti del tempo, che così trovavano ampiamente di che vivere, vendendo opere che rappresentavano paesaggi incantevoli, realistici o meno che fossero. Cresce la richiesta di opere da cavalletto, per far fronte alla richiesta di riportare nel nord Europa un ricordo dell’esperienza di viaggio e per mostrare in patria quanto si è ammirato. Se poi le opere suscitano curiosità nella patria lontana è possibile invitare il pittore a recarsi di persona nei paesi nordici e a creare legami culturali con la pittura del posto.

Quante variazioni sul tema nella pittura per turisti: rococò e reazione al rococò, pittura di genere, di costume, vedutismo, paesaggismo, capriccio, corrente chiaroscurale, conquista della luce, conquista dell’atmosfera.

Diventare pittore di vedute capricci e rovine è una scelta, che oggi definiremmo di marketing, ma chi è un vero artista produce capolavori, che non solo fanno conoscere le bellezze dell’italica terra all’Europa, ma durano nel tempo e ci permettono di leggere quel periodo con ricchezza di particolari.

Nello specifico la pittura veneziana del Settecento acquisisce attraverso i suoi protagonisti una dimensione europea e si sviluppa con la fine della committenza pubblica sostituita da quella dei grandi ordini religiosi e dei nuovi nobili, che investono in una politica di immagine per se stessi e le proprie sfarzose dimore. Cicli di affreschi sono commissionati per decorare le ville e le abitazioni che punteggiano la campagna veneta, nelle immagini il moderno e l’antico dialogano tra di loro, le raffigurazioni allegoriche celebrano le virtù del casato committente: moderazione, clemenza, trionfo dell’intelligenza e nobiltà d’animo.

A Vicenza si incontrano i grandi capolavori che costituiscono il patrimonio locale con quelli che impreziosiscono le collezioni del Museo Puskin di Mosca, 24 dipinti che grazie all’intuizione geniale di grandi collezionisti russi La visita alla mostra diventa il punto di partenza per un rinnovato Grand Tour nel territorio della provincia, alla scoperta dell’aristocratico mondo settecentesco che caratterizza la storia del Veneto.

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