26 Novembre 2020 - 10.23

Covid in Italia, numeri da guerra: 50mila morti, e non è ancora finita…

Sapete quanti sono stati i morti americani in Vietnam dal 1961 al 1975, durante quella guerra che ha segnato un’intera generazione?     Ve lo dico io, 58.000; tanti sono stati i giovani che hanno perso la vita nelle giungle del sud est asiatico.  Numero drammatico, che rende ancora più dirompente quello degli italiani uccisi finora dal Covid-19.   Una mostruosità se pensiamo che si è concretizzato in meno di anno, ed in tempo di pace.   50.000 morti, e non è ancora finita, perchè stiamo ancora viaggiando vicino ai mille decessi al giorno, il che fa ragionevolmente temere che fra pochi giorni in Italia la “soglia vietnamita” sarà superata.Credo che, se qualcuno non lo avesse ancora ben capito, il numero di coloro che ci hanno lasciato per sempre a causa del coronavius testimonia che siamo in guerra, una guerra senza bombe e senza macerie, ma pur sempre una guerra.Una guerra che potrà essere vinta solo nel momento in cui verrà individuato un qualcosa in grado di opporsi all’aggressione del Covid-19, e questo qualcosa per la scienza moderna ha un nome ben preciso: vaccino.Ed in effetti oggi proprio di vaccini voglio parlarvi, perchè a breve, in netto anticipo rispetto ai tempi ipotizzati qualche mese fa, questi antidoti saranno disponibili per la popolazione mondiale.Ad una simile notizia uno si aspetterebbe quasi di sentire i sospiri di sollievo un po’ di tutti gli abitanti di questo nostro pianeta.Ed invece, ancora prima che le dosi del farmaco siano effettivamente messe a disposizione degli Stati, almeno in Italia sono già in atto le consuete polemiche divisive.Sia chiaro fin da subito che non è mia intenzione, soprattutto perchè non ne ho le competenze, dare un’indicazione univoca su come dovrebbe essere affrontato il problema della vaccinazione di massa.  Il mio obiettivo è più modesto, ed è quello di stimolare in ognuno di voi una meditata riflessione, in vista di una decisione che prima o poi dovremo prendere. Il problema potrebbe sembrare lontano nel tempo, ma non è così, perchè quasi sicuramente già a gennaio saranno disponibili 3,4 milioni di dosi, con le quali vaccinare 1,7 milioni di italiani. E qui nascono da subito dei problemi: chi vaccinare per primi? E  successivamente vaccinare tutti o no?Nel novero dei potenziali beneficiari credo non vadano considerati i seguaci della galassia No-Vax.   Inutile girarci attorno, con quella gente c’è ben poco da ragionare.  Come la pensano lo abbiamo visto già nel 2017 in occasione  dello scontro al calor bianco con l’allora Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, che aveva previsto 10 vaccinazioni obbligatorie per i bambini. Spiace solo che, come ben evidenziato da Marco Osti in un recente editoriale su Tviweb, le pur legittime dichiarazioni di qualche scienziato, nella specie il virologo Andrea Crisanti, rischiano di portare acqua al mulino di questi movimenti.   Che basano il loro rifiuto anche sull’interesse economico che a loro avviso spingerebbe le multinazionali farmaceutiche alla “corsa al vaccino”. Ed invece è proprio la legislazione Usa che dovrebbe rassicurarci, in quanto se il vaccino dovesse provocare gravi danni collaterali non dichiarati, le class action dei consumatori, che lì funzionano e generano risarcimenti mostruosi, determinerebbero la fine di quelle aziende. Quindi limitiamoci alle persone comuni, come me, come voi, come il Sior Bepi e la Siora Maria, che di fronte alle polemiche, ai distinguo, alle prese di posizioni contraddittorie, giustamente qualche domanda se la pongono.Cerchiamo quindi di partire da uno scenario plausibile; quello che è facile prevedere ci troveremo davanti “domani”, perchè gennaio ed i mesi a seguire per certe operazioni sono già “domani”.E quindi ipotizziamo che siano disponibili le dosi di vaccino, innanzi tutto per le categorie considerate prioritarie, e poi a seguire per tutti; ma che una porzione significativa di cittadini non intenda sottoporsi alla vaccinazione.Come dovrebbe muoversi lo Stato in una simile situazione?  Obbligare i recalcitranti alla somministrazione vaccinale, come si trattasse di una sorta di TSO?Sanzionare economicamente, o in qualche altro modo, chi si rifiuta?Limitarsi ad una raccomandazione, con il rischio di vedere vanificare l’operazione?Capite bene che non si tratta di domande di poco conto, perchè presentano indubbie e pesanti implicazioni giuridiche oltre che etiche.Ma proprio perchè, come accennavo, gennaio è “domani”, sarebbe opportuno che, per una volta, le Autorità preposte, Governo in primis, chiarissero in tempi rapidissimi come intendano muoversi.  L’alternativa ad esempio fra obbligo e raccomandazione non può essere decisa all’ultimo momento, magari nel mezzo di polemiche devastanti.Dal punto di vista giuridico, la possibilità di imporre un trattamento sanitario quale è un vaccino non è esclusa dalla Costituzione, che all’art. 32 recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”Quindi i padri costituenti hanno stabilito che la salute è non solo un diritto fondamentale dell’individuo, ma anche un interesse della collettività, e che un trattamento sanitario può legittimamente essere imposto purchè previsto per legge, cioè votato dal Parlamento. Ne consegue che qualora Deputati e Senatori votassero una norma che prevedesse l’obbligatorietà della somministrazione del vaccino anti-Covid, sarebbe tutto legittimo.Ciò non vuol dire però che una tale decisione sarebbe presa bene ed accettata pacificamente da una parte della popolazione.  Con il rischio collaterale non trascurabile che una strategia dell’obbligo potrebbe rafforzare i dubbi, le ritrosie e le paure di molti cittadini, spingendo i più sensibili e meno informati a compattarsi sulle posizioni antiscientifiche dei No-Vax.Nessun dubbio che i Governi cinese e russo ad esempio, essendo illiberali, sarebbero in grado, ed in parte lo hanno già fatto, di imporre la vaccinazione obbligatoria, senza se e senza ma, a tutta la popolazione. Nelle democrazie di tipo occidentale ciò sarebbe sicuramente più arduo, perchè si deve tener conto della cosiddetta “accettabilità sociale”.Voglio dire che qualora si decidesse per l’obbligatorietà, bisogna mettere in conto che si formerebbero partiti pro-vaccini e contro-vaccini, con grandi discussioni di piazza e su tutti i media, e sicuramente anche proteste nelle strade, che aumenterebbero il caos intorno a un concetto che, in realtà, è semplice: i vaccini servono a combattere il Coronavirus, e gli effetti collaterali, che quasi certamente ci saranno, saranno di lieve entità e avranno percentuali trascurabili.Ma allora non si fa niente, assecondando le follie dei No-vax?Dire proprio di no, sarebbe inaccettabile.Nella situazione ipotizzata una mera “raccomandazione” del Governo a sottoporsi a vaccinazione sarebbe una strategia molto debole, ed attaccabile a mio avviso anche dal punto di vista costituzionale, visto che la “Carta” parla di interesse della collettività alla salute.Quindi ci vorrebbe qualcosa di più di una raccomandazione, senza però arrivare all’obbligo.Sicuramente più facile a dirsi che a farsi, ma io credo sia tecnicamente possibile che lo Stato elabori una serie di provvedimenti che favoriscano, o semplicemente rendano più agevole la vita a chi accetta di vaccinarsi, e più complessa, o meno vantaggiosa, a chi oppone un rifiuto.Dal Commissario all’emergenza Domenico Arcuri è arrivata la proposta di una sorta di “patentino” da rilasciare a chi ha fatto il vaccino.Ritengo che questo potrebbe essere uno strumento utile per consentire certe attività, certi accessi o certi servizi, da negare invece ai “renitenti al vaccino”.Pensate, solo per fare qualche esempio, se venisse prevista l’esibizione del “patentino” per prendere un aereo, per accedere ad un albergo, ad un ristorante, ad una piscina, ad una palestra, ad una pista di sci, ecc.So che potrebbe essere sgradevole per qualcuno, ma come si dice “a mali estremi, estremi rimedi”, soprattutto quando c’è di mezzo l’interesse collettivo.Io credo che difficilmente l’attuale Governo avrebbe la forza di decidere per la vaccinazione obbligatoria.  Un Governo logorato al suo interno, con dissensi profondi fra le forze di maggioranza, con un Presidente del Consiglio impegnato per lo più a tenersi stretta la sua traballante poltrona, con un’opposizione arrembante anche se poco producente, non ha altra strada che quelle della “persuasione”.Con un limite però.  Infatti la scienza medica ci dice che la famosa “immunità di gregge” si otterrebbe solo con un 60/70% di copertura vaccinale.  Si tratta di circa 42 milioni di italiani: una cifra spaventosa, considerate le note incapacità organizzative delle nostre strutture pubbliche.  Al di sotto di queste percentuali l’effetto non sarebbe ottimale, per cui in quella ipotesi non resterebbe che l’opzione dell’obbligatorietà. Ma io sono certo che, quando sarà chiaro che il vaccino protegge senza creare particolari problemi, l’adesione dei cittadini diventerebbe massiccia.Spero di non avervi creato più confusione di quella che avevate, ma mi auguro di avervi fatto capire che il problema della vaccinazione anti Covid-19 è sì un problema dello Stato, ma che non può prescindere dall’atteggiamento di ciascuno di noi.Perchè mai come in questo frangente lo Stato è ognuno di noi!Certo andando con la memoria al 1973, l’anno dell’epidemia di “colera” che sconvolse Napoli, non posso non ricordare che quella dura prova venne vinta con la vaccinazione di massa.  800mila furono le persone vaccinate in sole due settimane.  Ci sono ancora le foto delle proteste dei napoletani che chiedevano il vaccino, e poi le file per essere vaccinati.   Io credo che allora si sia trattato di un grande gesto di civiltà, che si è via via persa nel tempo con il diffondersi della cultura No-vax.   Cultura legata all’individualismo, che rigetta l’idea che ci si vaccina, oltre che  per non ammalarsi, per non fare ammalare gli altri.  Oggi questa sorta di “altruismo” sembra non avere più alcun valore, e ci si preoccupa più del minimo effetto collaterale rispetto al vantaggio sociale.

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