28 Agosto 2020 - 8.24

Covid-19, quanto ci costano le notti brave dei figli di papà al Billionaire

Giovedì i media hanno lanciato la notizia che un ragazzo è stato riscontrato positivo al Covid-19 dopo aver partecipato, assieme ad altre 600 persone, al “Summerfest” svoltosi a Cortina d’Ampezzo il 20 agosto.
La notizia in sé non avrebbe nulla di clamoroso, e sarebbe solo un’ulteriore conferma che il virus circola ovunque, “dalle Alpi al Lilibeo”, per usare un’espressione dotta.
Se non che c’è il piccolo particolare che il ragazzo positivo al tampone rientrava dalle vacanze in Sardegna. Inutile dire che da parte dell’ Ulss Dolomiti è partita la solita defatigante caccia ai partecipanti all’evento, con l’allestimento fra l’altro di un punto per i test gratuiti presso il Palaghiaccio della Perla delle Dolomiti.
Intendiamoci, nessuno ha intenzione di “criminalizzare” una Regione come la Sardegna, trasformandola nell’untrice d’Italia.
Resta il fatto, incontestabile, che l’isola prima delle vacanze estive era praticamente Covid-free, tanto che per garantire la salute dei residenti il Presidente Solinas a maggio chiese insistentemente di poter sottoporre chiunque approdasse nell’isola a dei semplici test salivari.
Apriti cielo! Si levarono da ogni dove accuse di razzismo e follia, tanto che Solinas dovette mettersela via, e non se ne fece nulla.
Sulla base di queste semplici considerazioni risulta evidente che l’esplosione dei contagi in Sardegna deriva prevalentemente dai comportamenti dei turisti che hanno invaso in particolare la Costa Smeralda.
Perchè sempre lì si arriva! I virus non hanno gambe, non si spostano autonomamente! Ed anche il Covid-19 utilizza i nostri corpi, e così viaggia sui treni e sugli aerei, e si diffonde tanto più rapidamente quanto più vengono ignorate o disattese le norme di contenimento del contagio.
Ed a questo punto tocca giocoforza tornare al Billionaire, perchè non è per un destino cinico e baro che quasi tutti i membri dello staff della discoteca siano in isolamento perchè positivi, e che il titolare Flavio Briatore sia ricoverato al San Raffaele.
E non è un caso che i focolai sardi siano concentrati essenzialmente fra Porto Cervo e Porto Rotondo. Perchè è da lì che è partito il contagio che ora preoccupa l’isola e l’intera Italia.
Senza le notti pazze nei locali della movida, senza i comportamenti sprezzanti del popolo della notte della Costa Smeralda tutto questo non si sarebbe verificato.
E la conferma la troviamo nelle notizie che giorno dopo giorno aggiungono particolari inquietanti, fra l’altro documentati dalle foto postate sui social, che mostrano “ammucchiate” epocali senza alcun ritegno.
E se si parla del Billionaire è solo perchè è il locale più noto, ma gli stessi ragionamenti si possono fare relativamente al Phi Beach, al Sottovento, al Sopravento, al Just Cavalli, al Country. E’ noto infatti che il popolo della notte in Costa Smeralda non è “stanziale”, ma si sposta vorticosamente da una discoteca all’altra, anche nel corso della stessa nottata.
E questo rappresenta il primo e principale problema del Sistema Sanitario Nazionale; vale a dire le difficoltà relative al tracciamento ed all’individuazione dei cultori dello sballo.
Stante l’obbligo per i gestori di registrare le generalità ed i recapiti telefonici dei clienti, la cosa sulla carta dovrebbe essere piuttosto agevole.
Certo, se gli italiani fossero un popolo di gente rispettosa delle norme. Ma noi siamo quelli che quando venne introdotto l’obbligo delle cinture di sicurezza in auto, a Napoli furoreggiarono magliette bianche con una striscia nera trasversale, finalizzate ad ingannare i vigili.
Così si è scoperto che molti clienti del Billionaire e degli altri locali alla moda quando hanno prenotato i tavoli hanno fornito generalità e recapiti falsi.
Evidentemente ai figli di papà delle notti dello sballo nessuno aveva spiegato bene che la condivisione dei dati personali è lo strumento minimo per tutelare la comunità dal rischio rappresentato dai nostri comportamenti.
E quindi meglio registrarsi con nome e cognome falsi, meglio fornire un numero di telefono inventato al momento, che spesso però coincide con quello di un altro cittadino che la Costa Smeralda l’ha vista solo alle spalle dei calciatori o delle veline nelle foto sui rotocalchi rosa.
Non si tratta di bravate eh! Non può esserci nessuna indulgenza per questi irresponsabili, perchè i loro comportamenti si traducono in costi per lo Stato, e quindi per ciascuno di noi, che magari siamo ligi nell’uso della mascherina e nel rispetto delle distanze, e di andare in discoteca non ci passa neppure nell’anticamera del cervello.
Date queste premesse, ed anche perchè sembra che gli elenchi non siano ancora stati forniti dal Billionaire e dagli altri locali, le autorità sanitarie riferiscono che ancora nessuno dei clienti entrati in contatto con Briatore e il suo staff sia stato rintracciato e avvertito.
E si tratterà di un lavoro immane, visto che si parla di migliaia di nomi e che per ogni positivo scoperto (già 250 quelli venuti alla luce in tutta l’isola), si devono tracciare una media di dieci contatti a rischio.
Di quante persone si tratti esattamente ancora non è possibile neppure ipotizzarlo. Ieri un quotidiano parlava di 3mila persone, ma obiettivamente sembrano pochine, anche solo limitandosi ad un locale come il Billionaire, aperto dal 23 luglio.
E parlando dei turisti che sono ancora in Sardegna, la loro gestione rappresenta di per sé un problema sanitario e logistico. Non è ben chiaro cosa fare sia con i positivi sintomatici sia con i negativi in quarantena.
Marcello Acciaro responsabile dell’Unità di crisi regionale chiede con urgenza al Governo un piano di sicurezza per il rientro protetto: “Ci sono già centinaia di famiglie che hanno finito le vacanze e non sanno dove andare. Ci vogliono rientri protetti in nave, con cabine dedicate che dopo l’arrivo vanno sanificate. I positivi devono essere imbarcati per ultimi e fatti scendere per primi. E per quelli che viaggiano senza auto rientro in aereo con voli speciali. Devono essere Governo e Regioni a concordare un protocollo speciale e farlo subito”.
Con questi chiari di luna, e con un Governo impegnato su mille fronti, temo che Acciaro il protocollo se lo sognerà a lungo.
Ma a questi si devono aggiungere tutti i vacanzieri che hanno lasciato la Sardegna. Alcuni dopo il ritorno a casa hanno aderito all’invito a sottoporsi al tampone, e fra questi molti sono risultati positivi.
Ma fra i rientrati ci sono anche i cosiddetti “furbi”, che in Italia non mancano mai.
Emblematiche al riguardo le “macchinazioni”, non saprei definirle altrimenti, messe in atto da una donna milanese, dipendente di un prestigioso ristorante meneghino. Arrivata in Sardegna il 6 agosto, frequenta numerose discoteche della Costa Smeralda, e fraternizza con alcuni calciatori ed ex tronisti. Poco prima del rientro a Milano, previsto per il 25 agosto, la nostra vacanziera scopre di avere la febbre. Pensate si sia rivolta al servizio sanitario? Ma quando mai!
Poiché sa che prima dell’imbarco in nave le misureranno la temperatura, e non ha nessuna intenzione di perdere i soldi del biglietto, via con la Tachipirina e con una bottiglia di acqua gelata sulla fronte prima di accedere al traghetto.
Queste “furbate” le ha ovviamente postate su Istagram. Raggiunta da una giornalista che le chiedeva conferma di quanto da lei stessa postato in Rete, ha prima minimizzato e poi negato i fatti, precipitandosi poi a cancellare la storia su Istagram. Per completezza di informazione, la ragazza ha dichiarato che “quando arriverò a Milano farò il tampone”, senza minimamente considerare che arrivata a Genova sarebbe salita su un treno, e poi magari su un taxi, rischiando di contagiare altre persone.
Non so voi, ma io trovo questa vicenda avvilente e disarmante. Perchè faccio fatica a costatare che ci siano persone così, perdonatemi gli epiteti, “deficienti” ed insensibili, da non tenere in nessuna considerazione gli altri e la salute pubblica.
Ma poiché questa vacanziera milanese non sembra certo un genio, è evidente che questa “strategia del ghiaccio”, mirata a superare senza intoppi i controlli sui traghetti e negli aeroporti, qualcuno l’ha pensata e pubblicizzata subdolamente in Rete.
Ed il risultato lo abbiamo visto a Cortina d’Ampezzo, con il ragazzo che quasi sicuramente si è portato il virus dalla Sardegna alla conca ampezzana.
Come sempre accade con i fatti di cronaca, fra qualche giorno di Briatore e della “movida al virus” non se ne parlerà più.
Altri problemi incalzano, e la gente sarà sicuramente più concentrata sulla riapertura delle scuole, che si presenta sempre più come un terno al lotto.
Resta a mio avviso la rabbia e la delusione per un ceto politico che sul problema discoteche ha mostrato ulteriormente la sua incapacità di decidere.
Alla fine, con un palleggio fra Roma e le Regioni, si è ceduto alle pressioni dei gestori che paventavano una perdita di fatturato per ben 4 miliardi.
Una cifra sbalorditiva, soprattutto se confrontata con il giro d’affari del calcio di serie A, che nella stagione 2018-2019, è stato di 2,7 miliardi, in 38 giornate distribuite su dieci mesi.
Ho sempre pensato che il calcio fosse l’industria più ricca del Paese; mi sbagliavo perchè non avevo mai considerato le discoteche.
A voler essere maliziosi viene il dubbio che i titolari delle sale da ballo siano forse un po’ “sbarazzini” quando dichiarano i loro incassi, corposi quando denunciano i mancati guadagni, ma assai miseri quando dichiarano i redditi sul mod. 730.
Questi conteggi non tengono però mai conto dei costi dei ricoveri, delle terapie intensive, delle sofferenze, dei morti.
Ma i morti, si sa, non fanno fatturato.
Stefano Diceopoli

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