20 Gennaio 2021 - 9.35

Coldiretti Vicenza: “Strutture vuote dall’Altopiano alle Dolomiti, 100mila turisti in meno”

Sull’Altopiano dei Sette Comuni e sulle Dolomiti mancano all’appello 100mila turisti che avrebbero garantito un flusso di oltre 440mila presenze sui monti veneti. I dati dell’Osservatori Statistico Regionale fanno riferimento al mese di gennaio dell’anno scorso e, considerata l’emergenza sanitaria, la preoccupazione aumenta in vista della fine del mese per la continua assenza di italiani e stranieri su piste da sci, rifugi e malghe.

Da Asiago a Belluno, passando per la comunità montana della Lessinia, la Pedemontana e le Prealpi Trevigiane, il presidio degli agricoltori permette di promuovere accoglienza ed ospitalità in realtà strategica espressione della coesione tra città e campagna, in una logica di nuove geografie territoriali. 

“Proprio dal lavoro di questo periodo dipende buona parte della sopravvivenza delle strutture agricole – spiega il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola – che con le attività di allevamento e coltivazione svolgono un ruolo fondamentale per il presidio del territorio contro il dissesto idrogeologico, l’abbandono e lo spopolamento. Un vuoto pesante per il sistema turistico, che si aggiunge alle perdite registrate a fine anno con una sensibile riduzione di vacanzieri a dicembre. Il mancato introito per spese nell’alloggio, nell’alimentazione, nei trasporti, divertimenti, shopping e souvenir non risparmia il cibo diventato la voce principale del budget delle famiglie in viaggio nel BelPaese con circa un terzo della spesa di italiani e stranieri destinato alla tavola per consumare pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche per cibo di strada o specialità enogastronomiche”.

Situazione pesante per gli agriturismi. “Gli agriturismi sono in difficoltà – conclude Cerantola – pur attivando l’asporto ed il menù porta a porta non hanno coperto le perdite per le cerimonie, pranzi e cene saltati a causa della pandemia. Gli investimenti per l’accoglienza, l’ospitalità e la ristorazione sono rilevanti se si considera che le aziende sono situate spesso in aree economicamente fragili segnate ancora dalle ferite ambientali provocate dall’uragano Vaia, ma allo stesso tempo di grande bellezza, nessun rimborso, per quanto utile, riuscirà a ripagare quanto organizzato e messo in campo dagli operatori del settore per gli sport all’aria aperta a contatto con la natura, escursioni e passeggiate con servizi ad hoc per le famiglie ospiti”.

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