7 ottobre 2018 - 11.33

BUONGIORNO VICENZA: Rucco e i suoi fratelli

Il civismo porta bene ai vicentini. Ha consentito a Francesco Rucco di sdoganarsi da una lunga storia nei partiti del Centrodestra e di assumere il profilo che serviva per non essere incasellato in alcuna sigla, quindi nessuno gli può piazzare la propria bandierina in testa. La sua, apparente, neutralità gli permette di trovare la sintesi tra Lega, Forza Italia, Fratelli D’Italia, civici e persino buona parte del PD. Riesce, suo malgrado – perché il suo entourage e persino lui stesso confermano la scarsa convinzione con cui ha accettato di fare il “Presidente di tutti” – a fare come e meglio di Variati, che fino a pochi mesi fa sembrava un gigante della politica vicentina, soprattutto nella capacità di cucire alleanze improbabili. Persino il PD, sconfitto prima da Dalla Rosa e poi da Rucco definitivamente a giugno, ha piegato la testa dietro l’alibi della Casa comune dei Sindaci.
Il voto per la conquista del Trono di Spade di Palazzo Nievo ha un solo vincitore, Rucco, un grande sconfitto che si condanna all’emarginazione politica, il PD che non è neanche in grado di esprimere un candidato di bandiera, e la fine della grande illusione dei civici che, in realtà, sono solo parcheggiati in attesa delle prossime elezioni o dell’asilo politico che il partito di turno potrebbe offrire loro, in questo caso la Lega di Salvini.
Adesso per il sindaco di Vicenza, una volta seduto sullo scranno più alto della Provincia, potrebbe esserci la possibilità di scegliere tra più possibili percorsi, le sue sliding doors che decideranno il futuro suo e della sua esperienza civica. Può diventare il leader dei Sindaci senza partito davvero e trasformare il modello sperimentato in città – ma anche in tanti comuni – in uno standard da esportare a livelli più alti, oppure restare parcheggiato in un civismo di maniera, anticamera dell’ingresso effettivo in un partito organizzato.
Rucco e i suoi fratelli – i sindaci civici che lo stanno più o meno convintamente sostenendo nella corsa per la Presidenza – possono fare massa critica e diventare un laboratorio politico interessante, più attento alle logiche del territorio che a quelle dell’appartenenza ad un partito piuttosto che ad un altro, oppure indossare la stessa maschera che ha usato Achille Variati per governare il Nievo e gli amministratori locali in una logica di inclusione totale per la mancanza di alternative reali. Accentrando su di sè il potere reale e lasciando giocare a risiko i suoi alleati.

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