1 dicembre 2018 - 12.17

BUONGIORNO VICENZA: IPAB cassaforte elettorale e cattiva politica

I veleni che da qualche settimana hanno travolto l’IPAB di Vicenza stanno scuotendo le segreterie dei partiti, la Giunta comunale e l’intero Consiglio. Non siamo nuovi alla politicizzazione dello scontro nell’Istituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza, già in passato ai tempi delle presidenze Meridio e Rolando erano volati gli stracci e l’Ente di contrà San Pietro è sempre stato, a Vicenza, uno dei luoghi classici in cui si consumavano vendette e giochi di micropotere locale.
Perché tutto questo interesse verrà da chiedersi?
Le case di riposo per anziani della città hanno due essenziali elementi di seduzione per la politica. In primo luogo sono un vero e proprio forziere elettorale, poiché sono sede di seggio e gli ospiti votano, chi ne controlla la governance tende , o perlomeno prova, ad addomesticare gli orientamenti di quell’elettorato, che è consistente ed affidabile nei numeri. Il secondo elemento interessante per la politica è il consistente patrimonio immobiliare dell’Ente. L’IPAB, infatti nei decenni ha accumulato una ricchezza molto vasta perché spesso gli anziani che ne sono ospiti effettuano donazioni all’Istituto e molte sono le eredità che finiscono, per scelta precisa degli ospiti, nel patrimonio IPAB.
Ora succede che il Consiglio di Amministrazione nominato dal sindaco Achille Variati un paio d’anni fa, convochi una conferenza stampa ad effetto, senza indicare nell’invito l’oggetto dell’incontro – a meno che non si consideri tale la frase “comunicazioni urgenti” – e, in quella sede, informi giornalisti, e quindi la città, delle avvenute dimissioni di Turra e compagni. Il motivo? Pressioni del Sindaco e difficoltà di comunicazione con Palazzo Trissino.
Questo è in estrema sintesi quanto riportano i quotidiani locali.
Ma per comprendere come si è arrivati ad un gesto tanto estremo quanto irrituale – dimettersi con una conferenza stampa è un atto di rottura aperto nei confronti di Rucco e della nuova maggioranza – è, checchè se ne dica, una atto politico.
Giugno 2018: il Centrodestra, dopo dieci anni di opposizione, vince le elezioni al primo turno e torna ad occupare il piano nobile della città. Nella galassia dei nominati dal Centrosinistra nella fase finale del variatismo, si fanno orecchie da mercante e si resta saldamente attaccati alle poltrone su cui quella nomenclatura è stata posizionata dall’ex sindaco, con l’eccezione di Umberto Lago che comunica subito da disponibilità a rimettere il mandato nelle mani di Rucco.
L’IPAB non fa eccezione, almeno a quanto ci è dato di sapere. Del resto se sono in grado di comunicare le dimissioni con una conferenza stampa, potevano usare lo stesso metodo anche per mettere a disposizione il mandato all’indomani della vittoria di Rucco con la stessa pubblicità. Se non è stato fatto è lecito pensare che non ci sia stata la volontà o l’intenzione di metterlo in atto.
Il problema però esplode quando pochi mesi dopo diventa pubblica la querelle sul concorso vinto all’IPAB dalla figlia del Presidente Lucio Turra, che non ha nulla di illegale, ma che ha lasciato uno strascico di veleni e di chiacchiere. Nulla di illecito, ma nessuno può lamentarsi se passa sempre il messaggio del nepotismo di cui è malato il Paese.
Poco dopo scoppia un’altra grana, la multa – salatissima – per la non assunzione di un disabile in Ipark, la srl che gestisce la casa di riposo di Parco Città e che ha come socio unico sempre l’IPAB a guida Turra. Viene preannunciata un’ispezione della Regione e si parla già di possibile, probabile commissariamento.
Il seguito delle dimissioni del vecchio Cda è fatto di scambio di accuse tra Destra e Sinistra, tra Sindaco e Cda, si arriva a darsi del bugiardo mettendo in imbarazzo un’intera città e trasformando un problema in beghe da cortile. Da una parte e dall’altra.
Cosa rimane di tutta questa, imbarazzante, storia? Il Cda dell’IPAB ha ignorato che la governance della città era cambiata e poteva giocarsi una partita migliore mettendosi a disposizione del nuovo Sindaco dopo la sconfitta del Centrosinistra. Non era un atto dovuto, ma un gesto di apertura che avrebbe tolto scuse a Rucco ed alla nuova maggioranza. A maggior ragione le due grane che sono scoppiate dopo avrebbero potuto essere gestite in modo più ragionevole se non fossero state trasformate in scontro di tifoserie tra maggioranza e opposizione. Chiudere poi la vicenda con una conferenza stampa sulle dimissioni è il definitivo atto di rottura e di chiusura da cui non si può tornare indietro.
Le persone sono queste, gli errori sono evidenti, da una parte e dall’altra, lo sbaglio che bisognerà evitare in futuro è di rivivere storie e finali già visti come questo o come quello di Rolando che fu sacrificato da Variati e di Meridio che venne sfiduciato dai suoi nella classica congiura di palazzo: portare la politica, la cattiva politica, dentro l’IPAB, causa danni devastanti ad un Ente che rimane uno dei punti di snodo del futuro delle politiche sociali della città, un servizio che grazie anche a queste beghe, da un passato di eccellenza sta andando verso un ruolo di comparsa rispetto alla qualità che viene offerta dai comuni di quella che una volta si chiamava periferia e che hanno superato il Capoluogo su tanti servizi.

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