14 settembre 2018 - 10.24

BUONGIORNO VICENZA: In SIT i conti non tornano

Ce ne eravamo dimenticati, ma all’apertura dei giornali di oggi abbiamo dovuto ricordarci di una spa pubblica di cui non si parla da molti anni, di cui non c’è cronaca da molto tempo, su cui esiste un silenzio che è stato rotto in queste ore solo dalle parole semplici del sindaco di Vicenza, “Vogliamo vederci chiaro”.
Stiamo parlando di SIT SpA, ovviamente, la partecipata della galassia AIM di cui è stata resa nota la perdita che quasi raggiunge la metà del fatturato. Nei circa 6 milioni vi è un passivo, infatti, di oltre 2,8. Sapere cosa è successo non sarà semplice. Al momento si può solo leggere quello che c’è di oggettivo, ossia che dieci anni fa l’azienda che si occupa di rifiuti aveva un bilancio di circa 24 milioni e un utile post imposte di 600 mila euro, che in tutto questo tempo, che corrisponde alla gestione degli amministratori e collegi sindacali nominati dal Centrosinistra, le deriva negativa è stata costante e che da risorsa qual era, è diventata un problema. Il Piano di ristrutturazione dell’anno scorso non ha funzionato e, anziché contenere o diminuire le perdite, le ha aumentate, insomma difficile non vedere il dato oggettivamente negativo.
Una valutazione di ordine politico tuttavia va fatta, al netto di considerazioni di altro tipo che, se sarà il caso, spetteranno alla magistratura contabile piuttosto che a quella penale se verranno individuati reati. La prima istantanea di SIT, comunque, parla di una responsabilità politica in capo al Centrosinistra che dovrebbe spiegare cosa è successo, perché anche se Rucco utilizzerà la strategia di una due diligence specifica per l’azienda in perdita, significa comunque che le spese a carico del Comune, quindi dei cittadini, per verificare le responsabilità di questo disastro, andranno ad impoverire le già piangenti casse di Palazzo Trissino o ad indebolire quelle della holding.
Siamo al solito pasticcio all’italiana, si nominano amministratori unici o cda per gestire al meglio le partecipate pubbliche ed i relativi collegi sindacali come organi di controllo perché i conti tornino. Ma i conti non tornano e, dopo aver pagato i compensi ad amministratori e revisori, dobbiamo pagare anche quelli dei professionisti esterni che controllino i controllori ed i controllati. Una follia.

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