28 Ottobre 2018 - 10.39

BUONGIORNO VICENZA: AIM, quando lottizzazione è solo per gli altri

Fa sorridere, se non peggio, la rappresentazione che fornisce la letteratura politica del Centrosinistra in queste ore dove ci si straccia le vesti per l’appartenenza di Gianfranco Vivian alla Lega e si grida alla logica spartitoria sulle nomine AIM.
E qui siamo alla farsa.
Andiamo con ordine, se le nomine vengono fatte dal Centrosinistra la scelta avviene solo sugli ottimati della città o del mondo, i migliori professionisti, i migliori imprenditori, la crema dell’intellighenzia europea di specchiata onestà. Individuati esclusivamente in base ai curricula ed al livello qualitativo di profilo. Mettiamolo bene in chiaro.
Quando a fare le nomine è qualcuno che, magari nel frattempo ha anche vinto le elezioni, allora si urla allo scandalo della lottizzazione, all’aggressione dei partiti sulla Cosa Pubblica – che è sacra solo quando governano gli altri – , alla scontata inadeguatezza delle persone scelte ben prima di averle viste all’opera.
La pregiudiziale di chi è posseduto dalla sindrome dei migliori che abbiamo visto mille volte a Vicenza come altrove.
Forse è bene fare chiarezza vista la pigrizia della maggioranza nel rispondere sul punto.
Ai tempi di Variati la spartizione avveniva come e anche più scientificamente di oggi con Rucco, c’era il PD che metteva i suoi – accontentando tutte le anime del partito -, c’era la civica di Variati che faceva lo stesso, c’erano i pretoriani di Bulgarini – il partito non dichiarato, ma più efficace, il partito del circolo culturale Nessuno Escluso – che venivano piazzati nei punti chiave (Colla, Quero, Trivellato tanto per ricordare i più noti) e così via per arrivare fino a Giovanni Villa.
Più o meno tutti li vedevi poi attivarsi nei momenti elettorali a sostegno – per pura coincidenza – del candidato di turno del Centrosinistra. Lo abbiamo osservato anche con molti campioni di terzietà della società civile come Flavio Albanese – che aprì la convention di Variati nella campagna elettorale del rinnovo nel 2013 e che, ma anche questa è una coincidenza, all’epoca era Presidente della Fondazione del Teatro Comunale, così come non ci siamo scandalizzati quando Roberto Ditri, successore di Albanese alla Presidenza del Comunale, si prese la briga di coordinare la Fondazione che raccolse i fondi per la fallimentare campagna elettorale delle Regionali per la dem Alessandra Moretti. Giusto per fare un paio di esempi, ma potremmo andare avanti.
Ovviamente, anche questa è una coincidenza.
La differenza si coglie facilmente ed è tutta nell’ipocrisia di fondo di chi non elabora la sconfitta e, anziché scatenare la battaglia politica su una proposta diversa e alternativa a quella di Rucco, libera solo la propria – autodichiarata – superiorità morale e punta il dito sulle prassi che sono sempre state messe in campo, oggi da Rucco, ieri da Variati. Ma almeno né Rucco né i consiglieri della minoranza di ieri facevano la morale al Centrosinistra, casomai – per usare il lessico renziano dell’epoca – “rosicavano”.
Nessuno, a parte la minoranza confusa di Palazzo Trissino, è in grado di prevedere la qualità del lavoro di Gianfranco Vivian, e non si può che condividere l’outing di Matteo Celebron che oggi sul principale quotidiano locale dichiara che prima di giudicare bisogna vedere le persone al lavoro. Forse sarebbe invece il caso di fare un po’ di autocritica – giusto per restare nel lessico giusto – sui ritardi di AIM sul fronte delle aggregazioni, se i solerti consiglieri di Palazzo Trissino fanno una facile ricerca in rassegna stampa potrebbero avere delle sorprese e la prova che il Governo dei Migliori degli ultimi dieci anni ha dei ritardi imperdonabili sulle alleanze con le multiutilities del Veneto.
Ma in questo caso diranno che è colpa di Zaia. O di Berlusconi.
O dell’Oscuro Signore dei Sith.

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