30 Dicembre 2018 - 22.23

BUONGIORNO VICENZA: 2018.L’anno vecchio è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va

“Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’…” conosciamo tutti lo storico pezzo di Lucio Dalla che dal 1978, ogni anno, viene riproposto per salutare l’anno che se ne va e quello “che verrà”. Il nostro 2018 si conclude con un quadro completamente mutato nella mappa dei protagonisti di Vicenza. Personaggio dell’anno è sicuramente Francesco Rucco, il silenzioso consigliere comunale dell’opposizione allo strapotere di Variati che ha stupito tutti scendendo in campo per primo nella corsa allo scranno più alto di Palazzo Trissino e poi di Palazzo Nievo, e che ha imposto alla politica vicentina un nuovo stile ed una nuova grammatica amministrativa.
Già perché Rucco non si è solo affermato con i partiti del Centrodestra locale in crisi di astinenza da leader, ma ha saputo convincere gli elettori ed ha vinto al primo turno. Assomiglia molto di più ai sindaci democristiani del passato che alle personalità vivaci e contraddittorie della Destra, l’area politica da cui proviene. Non ne ha l’ansia da prestazione né il piglio decisionista. Assomiglia più ad Arnaldo Forlani che a Giorgio Almirante, ed i suoi avversari , interni ed esterni, continuano a vedere in lui il leader della Destra quando in realtà quella Destra non l’ha mai interpretata e forse, non ci crede neanche tanto. Per questo continuano a perdere contro di lui. Perché non ne hanno compreso ancora la cifra politica e pensano di avere di fronte un consigliere comunale di AN.
I suoi primi sei mesi sono un lento e silenzioso lavoro di ricucitura di strappi, un ascolto costante dei consigli o delle rabbie dei suoi, per poi arrivare, piano piano, senza fretta, a quella che i notabili democristiani chiamavano “sintesi”, ossia la straordinaria capacità di mettere d’accordo chi sta litigando, di ammansire la politica gridata o minacciata. Il contrario di quello che vediamo nel panorama nazionale e spesso anche nei meno dotati leader locali che tendono all’emulazione “a prescindere” dimenticandosi di quale pasta è fatto l’elettore veneto e soprattutto quello vicentino, che ne è in un certo senso il paradigma. Molti gli stanno rimproverando la scarsa qualità della sua Giunta, composta da persone che, per il momento, hanno l’attenuante dell’inesperienza nei ruoli di governo, molti gli stanno attribuendo una certa debolezza di fronte alle intemerate di Claudio Cicero che dimentica la sua principale qualità, quella di risolvere i problemi del traffico, e si avventura a fare saluti fuori contesto dal balcone sbagliato con la camicia sbagliata. Ma se c’è una cosa che ci permettiamo di suggerire al sindaco più democristiano della galassia del Centrodestra del Veneto, è di andare con decisione nella direzione della sicurezza. O meglio della percezione di sicurezza che va invertita con scelte forti. L’occasione mancata è stata l’approvazione del Bilancio, il provvedimento che doveva segnare la vera discriminante tra il prima e il dopo. Il risultato è stato, per il momento, deludente. Ma potrebbe nei prossimi mesi mettere in campo una variazione di Bilancio e recuperare. Abbia il coraggio di tagliare certi capitoli e di aumentare quelli relativi alla sicurezza. Uomini, mezzi e progetti speciali. Faccia diventare Vicenza il luogo delle buone pratiche sulla sicurezza e risolva il problema. Non è solo questione di fantasia amministrativa, servono risorse e ne servono tante. Questa Finanziaria non ci aiuterà. Dovrà fare da solo e, per farlo, dovrà applicare tagli per immettere risorse e personale sul fronte della sicurezza, il tema che gli ha fatto vincere le elezioni. Applichi alla sua Giunta non le regole della cattiva politica con le cooptazioni dei fedelissimi, ma quelle delle aziende che funzionano. Dia obiettivi ai suoi assessori e li verifichi a breve distanza. E se non li raggiungono li cambi senza indugi. Crescerà in popolarità, consenso e stima. L’anno che sta arrivando è quello in cui vedremo l’applicazione di quello che ha promesso la primavera scorsa, perché l’anno vecchio è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va, si esce poco la sera, compreso quando è festa. E ci piacerebbe davvero tornare ad uscire senza guardarci le spalle.

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