12 Gennaio 2021 - 10.14

Azzolina, scuole aperte mentre gli ospedali “scoppiano”: il teatrino della Ministra

Anche l’11 gennaio è passato, quell’11 gennaio che secondo il Governo doveva essere il “d-day” della riapertura delle scuole superiori in presenza, anche se non per la totalità degli studenti.E sì che su questa data si era aperto, ma non è una novità visto che ormai avviene con quasi tutti i temi politici, un vero a proprio braccio di ferro all’interno della maggioranza, con un Consiglio dei Ministri che ha discusso dalle 21 fino ad oltre l’una per trovare una mediazione, visto che il giorno scelto in precedenza, il 7 gennaio, non aveva trovato molti sostenitori.  E pensate che dopo ore e ore di acceso confronto si è arrivati alla classica “mediazione”; non il 7 ma l’11 gennaio, quattro giorni dopo (sic!), come se quattro giorni facessero la differenza. Se non parlassimo di una pandemia, direi che siamo al ridicolo!Non è andata come a Roma avevano sperato, visto che le aule si sono riaperte solo per i ragazzi della Toscana, dell’Abruzzo, e della Valle d’Aosta.Sì, perchè tutte le altre Regioni hanno scelto di rinviare il ritorno sui banchi in date che vanno dal 18 gennaio al 1 febbraio.Come di consueto c’è stata qualche reazione.  Quella degli studenti medi che hanno alzato la voce con manifestazioni, flash mob, scioperi dalla Didattica a distanza, in qualche caso anche con la presenza di insegnanti.  In questo sostenuti dalle molte associazioni e comitati dei genitori a favore della scuola in presenza, che negli ultimi mesi sono sorti un po’ in tutte le città.E poi c’è stata un’intervista radiofonica del Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, che non ha certo contribuito a gettare acqua sul fuoco.In verità il Ministro aveva parlato anche il giorno prima al Corriere della Sera, ma l’intervista alla rubrica “Tutti in classe” di Rai Radio 1 è stata una ghiotta occasione per ribadire la sua visione della situazione. E’ difficile riassumere in poche parole un’intervista radiofonica, ed in ogni caso se volete leggere le dichiarazioni della Azzolina basta che andiate in Rete, perchè sono state riprese e commentate da tutti i media, quotidiani e social. Volendo comunque condensare al massimo il messaggio della “Ministra”, è sufficiente partire dal concetto “La didattica a distanza non può più funzionare”. Ma ha pure esternato le sue preoccupazioni con queste parole: “E’ difficile per gli studenti comprendere perché non rientrano a scuola, capisco la loro frustrazione: la scuola è un diritto costituzionale, se a me avessero tolto la scuola non sarei probabilmente qui. Nelle regioni a fascia gialla tutto è aperto tranne la scuola superiore e questo creerà profonde cicatrici, i ragazzi hanno bisogno di sfogare la loro socialità. Sono molto preoccupata, oggi la dad non può più funzionare, c’è un black out della socialità, i ragazzi sono arrabbiati, disorientati e sono preoccupata per il deflagrare della dispersione scolastica”. E per non farsi mancare nulla ha anche voluto manifestare la sua comprensione, forse il sostegno sarebbe stato eccessivo, allo sciopero degli studenti: “Capisco i ragazzi: il diritto all’istruzione è essenziale, sarei anch’io arrabbiata. Io ho il dovere di dire loro che il governo ha fatto tutto quello che doveva per il rientro a scuola”.Tutti concetti anche condivisibili, se non fosse per il piccolo particolare che abbiamo la ventura di vivere nel pieno di una pandemia mondiale, che sta giocoforza modificando, per certi versi alterandola, la scala dei nostri valori.Vi confesso che, per certi aspetti, criticare la Ministra mi fa la stessa impressione di “sparare sulla Croce Rossa”.Perchè Lucia Azzolina, che per uno scherzo del destino chiamato Movimento 5 Stelle ha l’opportunità di sedere sullo stesso scranno che fu di Benedetto Croce, non può pensare di rifarsi la verginità cavalcando adesso la politica delle “scuole aperte in presenza” senza se e senza ma, come se fosse diventata Ministro da qualche giorno.Sono difficili da dimenticare le sue “intemerate” in difesa della Didattica a Distanza durante i primi mesi della pandemia, quando da ogni parte del Paese arrivavano le proteste perchè in certe zone la Rete non era in grado di supportarla, e perchè non tutte le famiglie avevano a disposizione tablet o personal computer.  Sono difficili da dimenticare le “comiche” estive sulle forniture dei banchi a distanza, che immagino abbiano suscitato l’ilarità anche fuori dei confini del BelPaese. Come pure la Ministra non può pensare con qualche “distinguo” di sottrarsi alle responsabilità di un Governo ondivago, rissoso, indeciso, incapace di prendere decisioni condivise con coloro che sui territori devono fare ogni santo giorno il conto con l’aumento dei contagi, con le terapie intensive occupate, con l’inciviltà di persone che non si attengono alle regole, e che approfittano di ogni occasione per dedicarsi al rito dell’aperitivo, o addirittura alle risse organizzate. Come pure è scoperto, e oserei dire per certi versi puerile ed ingeneroso, il giochino  di scaricare sui Presidenti di Regione la “colpa” delle aule vuote.In uno Stato serio non funziona così, Signor Ministro!  In uno Stato serio un Ministro non cerca di fare il primo della classe, facendo intendere che mentre lui lavora per aprire, i Governatori sembrano divertirsi a tenere le scuole chiuse. Teatrini del genere io non li ho trovati sulle pagine dei giornali di altri Paesi europei.Certo, anche altrove la politica vive di polemiche, ma quando ad esempio Angela Merkel si è trovata di fronte all’attuale impennata di contagi e del numero dei morti, non ha avuto esitazioni, ha abbandonato l’ “unterricht trotz corona” (lezione nonostante il coronavirus), ed ha disposto la chiusura delle scuole tedesche, comprese le materne, quelle stesse scuole che l’anno scorso la Germania ha tenuto orgogliosamente sempre aperte, diversamente che da noi.E non è che nel 2020 la Ministra Azzolina fosse all’opposizione, sia chiaro!E se non era d’accordo con le decisioni del Governo di cui fa parte, avrebbe sempre potuto optare per la soluzione tipica in questi casi; le dimissioni. Se ne faccia una ragione il Ministro; il dirigismo centralista romano su questo tema finirà sempre per cozzare contro le ragioni dei territori, e dei Governatori che, dati epidemiologici alla mano, non se la sentono di esporre studenti, insegnanti, famiglie, al rischio di un’onda pandemica incontenibile.E la riprova sta nel fatto che i Presidenti di Regione che non hanno riaperto le scuole appartengono a tutte le aree politiche, a conferma che la salute dei cittadini non è né di destra né di sinistra.Anche se, voglio sottolineare, questo sembra non importare granché neanche all’opposizione, visto che ho sentito in televisione Matteo Salvini attaccare il Governo sulla scuola, fingendo di ignorare che fra i Governatori che hanno deciso per le aule chiuse ci sono Zaia, Fedriga ed altri leghisti.  Ma ormai la demagogia è il denominatore comune dell’intera politica italiana.  Che tristezza!Un’ultima notazione: polemiche e distinguo non aiutano certo a recuperare al Ministero dell’Istruzione quel prestigio che ormai è ai minimi storici, a voler essere onesti non per colpa della sola Ministra Azzolina.

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