13 novembre 2017 - 9.32

EDITORIALE – Italia, con la Svezia crocevia anche per il Paese

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Stasera l’Italia contro la Svezia si gioca più del passaggio alla fase finale dei Mondiali di calcio.

Una eventuale eliminazione sarebbe un simbolo delle difficoltà in cui si dibatte il Paese, che non riesce a prendere slancio per intercettare una ripresa economica strutturale e consistente dopo la crisi, che sul piano politico si trova diviso in tre schieramenti, incapaci di dialogare fra loro e di avere un progetto inclusivo per il futuro, che vive enormi divisioni sociali e civili, fomentate da logiche populistiche e nazionalistiche, troppo spesso alibi o stimolo di comportamenti intolleranti e violenti.

Questa povertà di visione e di contenuti sembra ben incarnata da una compagine azzurra che sta mostrando grandi limiti tecnici e caratteriali nei suoi giocatori e non sembra finora avere una guida in grado di sopperire a queste lacune, aldilà della sua bravura, con una consapevolezza chiara di tali limiti, con una caratura, anche internazionale e comunicativa, al livello della sfida in questione, con una organizzazione tattica adeguata.

È vero, come evidenziato da qualcuno, che atleti e squadre italiane in altri sport stanno ottenendo successi e distinguendosi nel mondo, ma è altrettanto chiaro che il calcio è lo sport nazionale del Paese e ne misura più di altri il livello di coesione, progettualità, spirito innovativo e capacità organizzativa in termini costruttivi e strutturali.

È successo altre volte nella storia che i risultati della Nazionale fossero simbolo di uno status del Paese e che fossero anche incentivo per processi di rivalsa e rinascita.

Una eliminazione contro la Svezia, innegabilmente inferiore, darebbe un segno negativo a un Paese già in difficoltà e offrirebbe al mondo un’immagine dell’Italia sconfitta e incapace di reagire.

Per questo la partita di stasera rappresenta un crocevia per tutti noi, perché una sconfitta sarebbe responsabilità di chi scenderà in campo e dell’allenatore, ma anche di un Paese che troppo spesso non crede alla sua squadra, non ne agevola la compattezza, sempre pronto alla critica fine a se stessa, priva di valore prospettico e costruttivo.

Stasera scende in campo prima della Nazionale la Nazione, che sarà in prima istanza rappresentata dagli oltre 70 mila italiani che andranno allo stadio.

Anche il loro comportamento sarà un segnale, perché l’incitamento a oltranza darà un messaggio di coesione e condivisione del tentativo di vittoria, mentre critiche a priori o al primo errore serviranno solo a indebolire la squadra e avvantaggiare l’avversario, come se meritasse più di noi.

Emblematico in questo senso che il pubblico di Milano si dimostri all’altezza della sua città, che sta vivendo un nuovo rinascimento e tra quelle italiane è la più proiettata nel nuovo millennio e verso l’Europa e il mondo.

Per qualificarci servirà questa voglia di andare oltre i propri limiti ed esplorare con coraggio e senso di appartenenza ciò che non si conosce e può anche spaventare.

Servirà l’Italia migliore, dal punto di vista calcistico e della capacità di innovare, di precorrere i tempi, di stupire con la genialità, l’inventiva e ogni stilla di energia.

Se tutto ciò verrà messo in campo poi potrà comunque succedere di perdere, ma a quel punto sarà avvenuto tutti insieme, perché tutti insieme poi, come Paese, e come Nazionale di calcio per la sua parte, dovremo affrontare il futuro per progredire e migliorare, in caso di vittoria, o per ricostruire sulle macerie della sconfitta.

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