8 Dicembre 2019 - 12.01

Alla Tosca scaligera fra la plastica (non riciclabile) ed animali fantastici: cronaca mondana dal foyer

di Alessandro Cammarano

Anche quest’anno il rito – perché di rito si tratta – si è consumato nella gloria di una Tosca bellissima cantata da un cast stellare e con una regia cinematografica: l’inaugurazione della stagione lirica della Scala è compiuta. Diciotto minuti di applausi meritatissimi per tutti. Qui però vogliamo concentrarci sull’altro spettacolo, quello che va in scena prima dell’opera e durante gli intervalli, quello fatto dal pubblico che affolla il foyer del Piermarini e il ridotto Toscanini. Un bestiario degno di un codice medievale, tra unicorni, manticore ed altri animali fantastici usciti, questa volta dalle menti e dalle mani di sarti spregiudicati e chirurghi estetici che operano ai confini della realtà., il tutto in una sinfonia di toilettes che ricordano quelle degli invitati al fantozziano ricevimento della contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare. La palma va ad una damazza di età indefinibile che al sorriso stereotipato e immutabile – probabile conseguenza di overdose da botox – pensava bene di abbinare un vestito di tulle giallo pallido con la gonna ottocentesca allietata da lucine natalizie: un ottimo sistema per celebrare in un colpo solo Sant’Ambrogio e Santa Claus, oltre a catturare l’obbiettivo di paparazzi e spettatori.

Straordinaria la presenza di signore alla ricerca di essere il più possibile simili a drag-queen, il più delle volte riuscendoci. Meravigliosa una coppia – probabilmente madre e figlia – più alte del generale dei Corazzieri che scortava il Presidente Mattarella ma un filino più mascoline nei tratti. Deliziosa una signora giapponese, probabilmente bicentenaria e tremendamente somigliante ad una prozia svampita di Sailor Moon. Impagabile un’altra finta giovane in abito preraffaellita che a un’Ofelia adolescente sarete stato benissimo e che invece su di lei sortiva un effetto “sposa cadavere”..

Sul panettone – meravigliosamente buono – offerta al secondo intervallo l’aplomb meneghino cedeva il posto alla Sindrome della Locusta, contagiosissima e capace di trasformare chiunque in un mostro assatanato. Medaglia di platino a un vetusta dama dai capelli color della cenere raccolti in austero chignon, accompagnata da nipote bruttina ma chic e grondante di gioielli evidentemente di famiglia da generazioni, la cui mano ossuta e rapace colpiva rapida e inesorabile i vassoi carpendo sempre la fetta più grande. Arte sublime.

Sorvoliamo sugli uomini, che tra lifting, parrucchini e giacche da prestigiatore facevano la loro bella parte nel circo del Kitsch.

Tra le celebrità brillava Carla Fracci, con la sua immancabile acconciatura da Lucia Mondella, candida di cachemire e lini, sempre algida e cortese con tutti. Occhio, la Milano che conta faceva invece di tutto per passare inisservata: Mario Monti e signora sono un manuale di bon-ton, così come Raffaella Curiel, la stilista delle sciùre vere, Diana Bracco in meraviglioso tailleur pantalone e Emma Marcegaglia in fantasia anni Settanta. In mezzo al freak-show brillavano fulgide due gran signore, il cui solo sguardo risplende di carisma e classe: Liliana Segre, che ha avuto un sorriso per tutti, e quella ragazzaccia ribelle che è Patti Smith. Grande serata!

La professoressa Dvora Ancona, medico estetico milanese
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