7 Aprile 2021 - 16.11

Ascom su ambulanti: gli stop&go stanno uccidendo il settore

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Martino Forte, presidente di Fiva-Confcommercio Vicenza. “Alcune merceologie presenti nei mercati hanno registrato cali dal 30 al 50% e i “sostegni” non bastano”Il commercio su aree pubbliche tira un sospiro di sollievo per il passaggio del Veneto in fascia arancione che permette di riportare nei mercati tutte le merceologie, ma il continuo stop&go che ha caratterizzato il settore ha minato alla base molte attività è c’è il forte rischio che più di qualcuno “getti la spugna” nei prossimi mesi. “Sarebbe un danno gravissimo per le nostre città, i quartieri e i paesi – afferma Martino Forte, presidente della Fiva-Confcommercio provinciale –, perché se i mercati si svuotano, perdono la varietà che ancora oggi li caratterizza e con questa, la funzione sociale di garantire un ampio servizio di prossimità a prezzi contenuti”. I dati, però, sono impietosi e parlano, a livello nazionale, di una perdita del settore che arriva a 7,5 miliardi di euro nel confronto tra 2020 e 2019, con una contrazione percentuale negativa pari a quasi il 39% e con punte di oltre il 90% per alcuni comparti merceologici e di tipologia di esercizio.

“Questa percentuale di crollo del giro d’affari può essere sottoscritta anche a livello provinciale – ribadisce il presidente Forte -. Chi è andato meglio, ad esempio il settore alimentare, ha avuto nel Vicentino perdite medie attorno al 10% nel confronto con il 2019. Le altre merceologie, in particolare l’abbigliamento, hanno visto gli operatori registrare cali di fatturato che vanno mediamente dal 30 al 50%, con picchi anche del 70%. A pesare sul calo dei fatturati – prosegue Martino Forte -, le chiusure generalizzate dovute inizialmente al lockdown nazionale, poi le restrizioni regionali in base alle varie “fasce di colore” e ancora le autonome decisioni dei Comuni, con ordinanze sindacali spesso molto pesanti in termini di limitazioni. Non solo – incalza il presidente di Fiva-Confcommercio Vicenza -: l’emergenza ha anche determinato spostamenti, soppressioni e delocalizzazioni dei banchi di mercato, sconvolgendo posizioni consolidate e comunque generando una sorta di timore fra i consumatori nella frequenza del mercato stesso”.

Ad essere colpito è un settore che conta in provincia, secondo i dati della Camera di Commercio, oltre mille imprese e che garantisce un servizio capillare nelle città, rioni e paesi dove sono attivi oltre 100 mercati. Senza contare che l’annullamento di fiere ed eventi ha costretto tanti operatori specializzati a rimanere sostanzialmente chiusi dal 1° marzo dello scorso anno.

“A fronte di questi dati, i ristori sono stati pressoché nulli e, in larga parte, del tutto inefficaci – è il commento del presidente Martino Forte –. Urgono interventi strutturali, ad esempio sul frontetributario, dove almeno per un biennio servono sgravi sulla Cosap  e sulla Tari. E poi bisogna intervenire sul fronte del regime fiscale, prevedendo l’innalzamento – per le attività di commercio su aree pubbliche – del limite per l’applicazione del regime forfetario (stabilito dalla legge Finanziaria 2019) fino a 150.000 euro”. Infine altro capitolo su cui intervenire è, per il presidente provinciale di Fiva-Confcommercio, quello del credito: “dove è necessario un diverso approccio, non solo concedendo maggiori facilitazioni per l’accesso alle garanzie da parte delle piccole imprese di commercio su aree pubbliche, ma anche risorse per ricostituire una scorta di liquidità senza cui nessuna attività commerciale può pensare di superare la crisi”.

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