9 Luglio 2019 - 17.42

“A Restena non ci hanno dato l’acqua”, il post che sta distruggendo una frazione

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Da qualche ora gira all’impazzata in molte pagine internet il post di un’utente, Lea Cecco Hafez, che ricostruisce dettagliatamente uno spiacevole episodio accaduto a Restena di Arzignano domenica scorsa. Agganciato al post una foto che non c’entra nulla con la frazione, arzignanese, ma abbinato alle parole forse per renderle più pesanti.

Il post di Lea Cecco Hafez è pubblicato in fondo a questo articolo. La donna racconta di essersi fermata, assieme ad un altro ciclista, a Restena alle 14 circa e di essersi imbattuta in una festa in parrocchia (in quel momento vi era un ritrovo di coristi che avevano affittato lo spazio alla parrocchia). Racconta di aver ricevuto, quando ha chiesto un po’ d’acqua, decisi rifiuti da un uomo e da una donna. Quest’ultima avrebbe addirittura impedito loro di riempire le borracce dai rubinetti dei bagni. Un episodio spiacevole che, confermato o no, getta un’ombra su Restena, nota ai più proprio per l’impegno dei suoi giovani e dei suoi abitanti per la solidarietà (vedi per esempio —> LINK Il cuore grande di Restena). Questo mentre dalla Parrocchia stanno cercando di fare chiarezza e capire se la notizia sia una fake news o se l’episodio si avvenuto così come descritto.

Abbiamo contattato Salvatore Panaja, presidente del Gruppo Giovani di Restena. Obiettivo di questo articolo non è smentire quanto accaduto, cosa peraltro molto difficile, ma misurare le ricadute di un episodio su un luogo noto per le iniziative che vi vengono organizzare e per la vitalità del suo Gruppo Giovani. Quest’ultimo, premettiamo, non ha nulla a che fare con quanto accaduto ed è impegnato da anni nella promozione di Restena, mettendosi in prima linea nell’organizzare iniziative nelle quali la solidarietà è al primo posto. Con le Camminate per la Vita si distinguono per gli importanti contributi che ogni anno vengono consegnati a diverse associazioni benefiche. Insomma, il tratto caratteristico di Restena è proprio quello dell’apertura, della cordialità ed ospitalità. Un dato di fatto che stride con quanto pubblicato.

“Questa notizia ci sta distruggendo -ci dice Salvatore Panaja- purtroppo non sono in grado di negarla, ma vorrei sottolineare che la responsabilità, se accertata, ricade su quelle due persone e non deve ricadere sull’intera frazione. Che sia vero o no questo episodio sta devastando un’immagine che da anni stiamo costruendo. Perdiamo giorni e notti per organizzare eventi, per attirare persone nel nostro territorio, per donare quanto raccogliamo. Le nostre feste sono sempre inclusive.

I due ciclisti si sono imbattuti in una festa organizzata da privati che avevano richiesto l’uso della sala. Tutto questo ci fa molto male. Ovviamente ci scusiamo con i due ciclisti, sempre che venga confermato quanto raccontato, e li invitiamo a Restena per far vedere chi siamo e come veramente siamo. Stiamo provando a contattarli”.

Nel frattempo sotto il post di Lea Cecco Hafez si è creata una chilometrica discussione, alla quale partecipano anche abitanti di Restena, indignati quanto lei per quanto accaduto. Una discussione nella quale vengono tirati in ballo la religione, l’indole dei veneti e molto altro.

Ecco il post:

Restena, Arzignano, Veneto. Le due di pomeriggio di una torrida domenica di luglio. 
Siamo due ciclisti assetati, cerchiamo un po’ d’acqua; nessun bar, nessuna fontanella, unico segno di vita una sala parrocchiale in cui una quarantina di persone stanno pranzando allegramente intorno a banchetti di tavole ordinate. Presi dalla vitalità di questo paesino in mezzo alle colline decidiamo di fermarci.

Mentre il ciclista regola le bici in un parco, la ciclista incuriosita dal rumore festoso entra nella sala con due borracce in mano. cerca da bere. Un uomo corpulento si alza a fatica dal suo tavolo avvicinandosi. Con aria seria, alza la voce :
”Qui è privato!”. 
“Volevo solo chiedere, c’è in paese un posto dove riempire le nostre borracce d’acqua?”
“Non si può!”
Ciascuna delle tavole conteneva tre bottiglie di acqua, opache dal fresco, e nella sala c’era una cucina con largo lavandino.

Uscita disorientata, la ciclista si indirizza ad un paio di giovani di fronte alla sala. Le suggeriscono di andare in un bagno accanto.
Lei non fa a tempo ad aprire il rubinetto che una signora di mezza età irrompe. Apre decisa la porta del bagno minacciando:”Lei non ha niente da fare in questo bagno, appartiene alla parrocchia, è privato!”.
“Signora mi lasci almeno riempire le due borracce, neanche la pipì farò in quel bagno”
“Se ne vada subito da qui!”.

In tutti nostri incontri, viaggi, avventure e disavventure, è la prima volta che ci viene rifiutata un po’ d’acqua.

Ce ne andiamo dal paesino impietriti dall’accoglienza. “Ho avuto sete e mi avete dato da bere”, diceva un antico predicatore palestinese che la gente seduta a quei tavoli dovrebbe conoscere.

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